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Ridley Scott

Blade Runner | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Blade Runner
Titolo Originale:
Blade Runner
Regia:
Ridley Scott
Uscita:
14 ottobre 1982
(prima: 25/06/1982)
Lingua Originale:
en
Durata:
117 minuti
Genere:
Fantascienza
Dramma
Thriller
Soggetto:
Sceneggiatura:
Hampton Fancher
David Webb Peoples
Fotografia:
Jordan Cronenweth
Montaggio:
Marsha Nakashima
Scenografia:
Linda DeScenna
Leslie McCarthy-Frankenheimer
Thomas L. Roysden
Musica:
Vangelis
Produzione:
Michael Deeley
Produzione Esecutiva:
Casa di Produzione:
Shaw Brothers
The Ladd Company
Warner Bros. Pictures
Budget:
$28 milioni
Botteghino:
$41 milioni
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Redazione

8+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Rick Deckard
Harrison Ford
Roy Batty
Rutger Hauer
Rachael
Sean Young
Gaff
Edward James Olmos
Bryant
M. Emmet Walsh
Pris
Daryl Hannah
J.F. Sebastian
William Sanderson
Leon Kowalski
Brion James
Dr. Eldon Tyrell
Joe Turkel
Zhora
Joanna Cassidy
Hannibal Chew
James Hong
Bear
Kevin Thompson
Taffey Lewis
Hy Pyke
Cambodian Lady
Kimiko Hiroshige
Abdul Ben Hassan (uncredited)
Ben Astar
Showgirl (uncredited)
Dawna Lee Heising
Geisha #1 (uncredited)
Alexis Rhee
Howie Lee
Bob Okazaki
Holden
Morgan Paull
Kaiser
John Edward Allen

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Nella distopica Los Angeles del 2019, un detective si mette sulle tracce di quattro replicanti ribelli, androidi dalle sembianze umane.

Recensione:

Blade Runner, cult della fantascienza quasi per antonomasia, è un film soggetto a tante interpretazioni e letture quante sono le versioni di montaggio (ben sette dall'anno di uscita al 2007). Tratto dal romanzo del 1968 Do Androids dream of Electric Sheeps? di Philip K. Dick, viene tuttora citato come riferimento in molteplici dibattiti filosofici e scientifici anche di ambito accademico.


Numerose sono infatti le questioni messe in gioco: si passa dai rischi del sovra-sviluppo delle intelligenze artificiali, sul quale hanno lanciato allarmi scienziati del calibro di Stephen Hawking, alla bioetica rispetto alla definizione di cosa sia vita degna di tale nome e cosa non lo sia, fino alla filosofia della mente con i paradossi brain in a vat (ovvero: se tutta la nostra percezione del mondo esterno fosse un innesto artificiale?)


L'estetica cyber-punk, lo xeno-femminismo e gli studi antropologici sul binomio natura/tecnologia potrebbero muovere tutti dal film di Ridley Scott.

Se però Blade Runner è diventato un cult, non è solo per gli spunti extra-cinematografici che riesce ancora a fornire, ma anche al modo in cui reinterpreta la tradizione narrativa noir, coniugandola con la fantascienza e inventando di fatto un nuovo modo di rappresentare il futuro. I padri nobili del film sono chiari: innanzitutto il genere hard-boiled, con la figura del detective compromesso e scorretto, la giungla di cemento e malefatte della città americana, i personaggi femminili dell'innocente e della femme fatale e il labile confine fra buono e cattivi. In secondo luogo, la distopia classica in stile George Orwell e Isaac Asimov, con la compenetrazione tecnologica nell'universo umano, le autorità segrete e una sorta di neo-lingua. Risalendo ancora più indietro, la questione dell'uomo creatore di altre forme di vita, o dell'uomo che vuole diventare immortale, ha a che vedere con le leggende alchemiche di golem e homunculus, con il Faust di Goethe e Frankenstein di Mary Shelley.

Le scenografie poi sono direttamente debitrici della madre di tutti i film distopici, Metropolis (1927) di Fritz Lang. L'incessante pioggia e il buio perenne vengono spezzati dall'uso di colori neon che risaltano sullo schermo come un gioco violento di luci e ombre.

Blade Runner ha così dettato la linea su tutti i film di genere successivo, dalla rappresentazione umana degli androidi all'ambientazione anti-ecologica del futuro, fino ad arrivare al sequel nel 2017, Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve, a dimostrazione che il materiale visivo, narrativo e riflessivo smosso dall'originale non si è ancora esaurito.

I costumi di Micheal Kaplan (Star Trek - Il futuro ha inizio, 2009; Star Wars: il Risveglio della Forza, 2015) caratterizzati da uno stile cyberpunk e continuano a ispirare la moda odierna e sono diventati iconici e famosi anche nel mondo dei cosplayer.

Una menzione speciale va alle musiche di Vangelis, premio Oscar nel 1982 per Momenti di gloria di Hugh Hudson, che unisce la ambient elettronica alle atmosfere jazz che rimandano al genere investigativo.


Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.


Le ultimi celebri parole di Roy Batty, mettono in luce un aspetto profondamente emotivo dei replicanti, che fino alla scena in questione era stato quasi totalmente ignorato, rappresentati come macchine da combattimento capaci di provare emozioni limitate. Roy mostra una sensibilità che sembrerebbe più profonda di quella di qualsiasi essere umano, capace di avere consapevolezza della fine e riuscendo ad accettare la sua morte.

L'aspetto emotivo e umano del mondo dei replicanti, solamente accennato alla fine del film, verrà poi ripreso come tema principale nel sequel del 2017 Blade Runner 2049.

A cura di Linda Giulio e Michele Piatti.

Pro:

  • Perfetto connubio tra noir e fantascienza.
  • Ha lasciato una grande eredità dal punto di vista visivo, narrativo e riflessivo.
  • Atmosfera dark e futuristica che stupisce e affascina anche al giorno d'oggi.

Contro:

  • Impronta molto più narrativa che riflessiva, fatta eccezione per l'iconico monologo finale.
  • Evoluzione della coscienza solamente accennata.

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