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Joel Edgerton

Boy erased - Vite cancellate | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Boy erased - Vite cancellate
Titolo Originale:
Boy Erased
Regia:
Joel Edgerton
Uscita:
14 marzo 2019
(prima: 24/09/2018)
Lingua Originale:
en
Durata:
115 minuti
Genere:
Dramma
Soggetto:
Sceneggiatura:
Joel Edgerton
Fotografia:
Eduard Grau
Montaggio:
Jay Rabinowitz
Scenografia:
Adam Willis
Musica:
Saunder Jurriaans
Danny Bensi
Produzione:
Steve Golin
Joel Edgerton
Kerry Kohansky-Roberts
Produzione Esecutiva:
Ann Ruark
Nash Edgerton
Rebecca Yeldham
Kim Hodgert
Tony Lipp
Casa di Produzione:
Anonymous Content
Blue-Tongue Films
Perfect World Pictures
Focus Features
Budget:
$0
Botteghino:
$7 milioni
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Redazione

6+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Jared Eamons
Lucas Hedges
Nancy Eamons
Nicole Kidman
Marshall Eamons
Russell Crowe
Victor Sykes
Joel Edgerton
Henry Wallace
Joe Alwyn
Jon
Xavier Dolan
Gary
Troye Sivan
Dr. Muldoon
Cherry Jones
Brandon
Flea
Sarah
Jesse LaTourette
Cameron Van Heusen
Britton Sear
Xavier
Théodore Pellerin
Dee
Emily Hinkler
Phillip
David Ditmore
Simon
Matt Burke
Carl
William Ngo
Tina
Lindsey Moser
Michael
David Joseph Craig
Aaron
Victor McCay
Big Jim Picard
Tim Ware

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Jared, figlio di un pastore battista di una piccola cittadina dell'Arkansas, scopre al college di essere omosessuale. Ma, dopo aver fatto coming out con i genitori, viene iscritto contro la sua volontà a Love in action per seguire un programma per la riconversione sessuale, pena la perdita di famiglia e amici.

Recensione:

Tratto da una storia vera, il film analizza un tema molto in voga, attualmente, in ambito cinematografico ma da una prospettiva opposta. Qui, per i protagonisti, non vi è alcuna accettazione ma solo un duro percorso da compiere per cercare di diventare ciò che la comunità vorrebbe.

Alcuni resistono, altri provano a fingere, ma molti non ce la fanno. Jared trova nella ribellione al predicatore che tiene il corso l'unica via di fuga possibile e alla fine imparerà ad accettarsi.

Nel ruolo del protagonista troviamo il giovane Lucas Hedges, che aveva già convinto pubblico e critica in Manchester by the sea e visto di recente in Tre manifesti a Ebbing, Missouri, Ben is back e Lady Bird, dove interpretava un ruolo molto simile a quello di Jared. La sua performance risulta intensa ed efficace ma non sempre riusciamo a capire cosa il suo personaggio pensi realmente, complice anche una sceneggiatura un po' confusa. Nel ruolo dei suoi genitori troviamo Nicole Kidman e Russel Crowe, incredibilmente somiglianti ai protagonisti reali. Il ruolo più di spicco risulta essere quello che il regista Joel Edgerton ritaglia per sé, ovvero quello del bigotto predicatore Victor Sykes, per il quale viene anche candidato al Golden Globe.

Se davanti la macchina da presa riesce a convincere, dietro risulta meno a suo agio. Ad Edgerton, infatti, qui alla sua seconda prova da regista (dopo la pellicola del 2015, Regali da uno sconosciuto), va riconosciuto il merito di aver raccontato una storia così forte e difficile, ma il risultato non raggiunge a pieno l'obiettivo.

Probabilmente, come prima accennato, la colpa è di una sceneggiatura (curata anch'essa da Edgerton) che non sa bene che direzione prendere. I dialoghi non sempre risultano credibili e coerenti con i personaggi. Esemplare, in tal senso, il monologo finale del padre, forse un po' troppo buonista per un uomo che rifiuta persino di leggere gli articoli scritti dal figlio pur di non doversi confrontare con ciò che gli ha fatto subire. Inoltre, spesso ci si chiede se una setta fanatica religiosa si sarebbe veramente comportata così. Il predicatore cerca di far trovare ai propri “allievi” qualcuno da incolpare per i loro peccati, in una sorta di guerra personale più che in un reale e, cristiano, tentativo di guarigione. E, non a caso, Sykes abbandonerà dopo qualche anno la direzione del programma per andare a vivere con un uomo.

Poche e di impatto alcune scene chiave, una su tutte quella dello stupro. Ma non bastano a rendere il film del tutto riuscito, soprattutto perché trattare questo tema battendo la strada della commiserazione non era, forse, la scelta migliore.


Altro punto non molto chiaro è la scelta del montaggio. Un andamento per flashback e un inizio quasi in medias res confondono lo spettatore che ha bisogno di un po' di tempo per orientarsi all'interno della storia.


Più riuscito, invece, il montaggio sonoro, che rende con i silenzi assordanti dei luoghi in cui avviene il programma la solitudine dei ragazzi, costretti a rompere quel silenzio solo per esporre i propri peccati.

Anche la colonna sonora viene usata in maniera strumentale al film e ne sostiene il ritmo in scene altrimenti un po' piatte. La canzone principale, Revelation, viene candidata al Golden Globe.

Una pellicola che nel complesso si lascia guardare, che indigna e fa riflettere più per il tema trattato che per il modo in cui viene esposto, ma sicuramente necessaria nel 2019.

A cura di Claudia SIlvestri.

Pro:

  • Soggetto realizzato diversamente da altri film con lo stesso tema.
  • Interpretazione di parte del cast.
  • Montaggio sonoro.

Contro:

  • Sceneggiatura debole.
  • Montaggio confusionario.
  • Colonna sonora non all'altezza.

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