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Todd Haynes

Cattive acque | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Cattive acque
Titolo Originale:
Dark Waters
Regia:
Todd Haynes
Uscita:
20 febbraio 2020
(prima: 22/11/2019)
Lingua Originale:
en
Durata:
127 minuti
Genere:
Dramma
Thriller
Storia
Soggetto:
Sceneggiatura:
Matthew Michael Carnahan
Mario Correa
Nathaniel Rich
Fotografia:
Edward Lachman
Montaggio:
Affonso Gonçalves
Scenografia:
Helen Britten
Musica:
Marcelo Zarvos
Produzione:
Mark Ruffalo
Christine Vachon
Jeff Skoll
Pamela Koffler
Produzione Esecutiva:
Jonathan King
Michael Sledd
Casa di Produzione:
Killer Films
Participant
Budget:
$0
Botteghino:
$13 milioni
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Redazione

7.5

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Robert Bilott
Mark Ruffalo
Sarah Bilott
Anne Hathaway
Tom Terp
Tim Robbins
Harry Dietzler
Bill Pullman
Wilbur Tennant
Bill Camp
Phil Donnelly
Victor Garber
Darlene Kiger
Mare Winningham
James Ross
William Jackson Harper
Carla Pfeiffer
Louisa Krause
Larry Winter
Kevin Crowley
Kim Burke
Bruce Cromer
Sandra Tennant
Denise Dal Vera
Joe Kiger
Richard Hagerman
Kathleen Welch
Abi Van Andel
Dr. Gillespie
John Newberg
Charles Holliday
Barry Mulholland
Edward Wallace
Jeffrey Grover
Jim Tennant
Jim Azelvandre
Teddy Bilott (3-5)
Graham Caldwell
Bucky Bailey
William "Bucky" Bailey

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Un avvocato si scontra con la più grande industria chimica degli Stati Uniti, accusata di scaricare rifiuti tossici nelle acque presso una cittadina abitata.

Recensione:

Cattive acque rientra alla perfezione nel filone statunitense dei film di andamento giudiziario e di forte carattere civico. Caratteristica di tale operi, oltre alla struttura a inchiesta della trama e al riferimento (quando non diretta ispirazione) alla realtà storica dei fatti, è la stretta contingenza con l'attualità. Se Il caso Spotlight (2015), degli stessi produttori e assoluto modello per il film in questione, aveva al centro l'attenzione per gli scandali di pedofilia nella Chiesa, Cattive acque si ricollega invece alla questione ambientale. Tuttavia, se è vero che il cinema impegnato americano si contraddistingue spesso per una solidità eroica e quasi ideologica della regia e per uno stile visivo oggettivo e giornalistico, Cattive acque in questo si discosta e ne ricava i propri aspetti migliori.

La regia e la fotografia, infatti, sono qualitativamente alte e narrativamente efficaci. La prima è di Todd Haynes, regista noto più per eleganti e intimi drammi queer quali il musicale Velvet Goldmine (1988) e Carol (2015) e vere e proprie sperimentazioni filmiche come Io non sono qui (2007): la sua raffinatezza conferisce, a quella che altrimenti sarebbe solo una cronaca di eventi storici, un tocco personale sicuramente distintivo. La costruzione delle inquadrature e la direzione degli attori sembrano più propriamente quelle di un racconto drammatico, mentre alcune scelte di inquadrature e di moviola ricalcano quasi i modelli tensionali del film di mistero: basti pensare alla sequenza notturna iniziale dei ragazzi che si bagnano nelle acque, o agli slow-motion sapientemente utilizzati. La fotografia, di comune accordo con la direzione, è fortemente espressiva: Edward Lachman, collaboratore abituale del regista, opta per un cromatismo variabile a seconda della situazione emotiva dei personaggi e della piega che la storia intende prendere, suggerendo già il senso delle sequenze prima dei dialoghi.

È piuttosto la sceneggiatura a mostrarsi più convenzionale rispetto al comparto visivo.


Di positivo vi è l'attenzione al conflitto, di interessi, emotivo e familiare, del personaggio principale. I secondari, per quanto apparentemente trascurabili, sono ben funzionali allo sviluppo del primo. Tuttavia manca quel felice incedere collettivo della vicenda che era invece presente ne Il caso Spotlight


e che evitava di sovraccaricare di esposizione il protagonista. Altro pregio proprio dell'antecedente, un ritmo narrativo serrato e coinvolgente che qua si ha solo in parte: è forse il sacrificio necessario per la suddetta maggior cura emotiva. Quanto alla struttura della storia, ben confezionata e scritta in ogni suo elemento, non si discosta tuttavia da altri film del genere.

Se il montaggio di Affonso Gonçalves (Paterson, 2016, e I morti non muoiono, 2019, di Jim Jarmusch) e le musiche di Marcelo Zarvos (Rock the Kasbah, 2015) si mantengono nella media qualitativa senza spiccare, le scenografie di Hannah Beachler, premio Oscar 2019 per Black Panther, e i costumi di Christopher Peterson offrono una godibile ricostruzione ambientale. Più alterne, invece, le interpretazioni: Mark Ruffalo è alle prese con un personaggio certamente più complesso di quello avuto in Spotlight. La scrittura del carattere, se alle volte tende al classico ritratto di eroe teso a giustizia e sacrifico, ne inserisce come detto anche degli aspetti esistenziali: Ruffalo offre quindi una prova più matura e più che buona, per quanto a volte non sembri completamente a suo agio nella parte. Meno riuscita, forse anche per lo spazio minore riservatole, quella di Hathaway.

Cattive acque non rappresenta né il migliore film di Haynes né l'esempio più efficace di film giudiziario. Tuttavia, grazie a un approccio inedito, più emotivo, alla materia e a un dichiarata resa del proprio messaggio di informazione e utilità ambientale, resta un prodotto di qualità e assolutamente consigliabile.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 24 febbraio 2020.

Pro:

  • Una regia personale e raffinata, soprattutto per i canoni del genere.
  • Fotografia espressiva nell'uso dei colori.
  • Sceneggiatura attenta ai personaggi e ai conflitti del protagonista.

Contro:

  • Struttura della storia non troppo originale, per quanto storicamente accurata.
  • Montaggio e musiche convenzionali.
  • Interpretazioni alterne, fra cui si segnala tuttavia una interessante maturazione di Ruffalo dai tempi de Il caso Spotlight.

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