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Marielle Heller

Copia originale | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Copia originale
Titolo Originale:
Can You Ever Forgive Me?
Regia:
Marielle Heller
Uscita:
21 febbraio 2019
(prima: 19/10/2018)
Lingua Originale:
en
Durata:
106 minuti
Genere:
Dramma
Crime
Commedia
Soggetto:
Sceneggiatura:
Nicole Holofcener
Jeff Whitty
Fotografia:
Brandon Trost
Montaggio:
Anne McCabe
Scenografia:
Sarah E. McMillan
Musica:
Nate Heller
Produzione:
Anne Carey
Amy Nauiokas
David Yarnell
Produzione Esecutiva:
Bob Balaban
Pamela Hirsch
Jawal Nga
Casa di Produzione:
Archer Gray
Fox Searchlight Pictures
Budget:
$0
Botteghino:
$8 milioni
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Redazione

6.5

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Lee Israel
Melissa McCarthy
Jack Hock
Richard E. Grant
Anna
Dolly Wells
Alan Schmidt
Ben Falcone
Andrei
Gregory Korostishevsky
Marjorie
Jane Curtin
Paul
Stephen Spinella
Kurt
Christian Navarro
Agent Doyle
Pun Bandhu
Agent Solanas
Erik LaRay Harvey
Glen
Brandon Scott Jones
Nell
Shae D'Lyn
Rachel
Rosal Colon
Elaine
Anna Deavere Smith
Lloyd
Marc Evan Jackson
Guest at Party
Marcella Lowery
Tom Clancy Groupie
Roberta Wallach
Karen
Tina Benko
Yale Librarian
Sandy Rosenberg
Tom Clancy
Kevin Carolan

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Lee Israel, scrittrice e biografa di successo caduta in disgrazia, deve trovare un modo per sbarcare il lunario. Diviene, quindi, una falsaria di lettere di personaggi famosi, dai quali riesce a carpire l'essenza e lo stile. Ad aiutarla nell'impresa l'amico Jack Hock, gay e pregiudicato, l'unico in grado di sopportare il brutto carattere di Lee. Finché L'FBI non si mette sulle sue tracce.

Recensione:

Pellicola sviluppata in un contesto di black humor dove lo spettatore entra a far parte di quei meccanismi da falsario messi in atto dalla protagonista Lee Israel. Meccanismi forse non troppo riusciti, non tanto per la verosimilità dei fatti (pellicola tratta dall'omonimo romanzo Can You Ever Forgive Me?), ma più che altro per una mancanza di pathos e di tensione nella quale lo spettatore fa fatica ad immedesimarsi.

Il soggetto, quindi, risulta essere originale – certamente – ma il trattamento ed una sceneggiatura forse troppo debole (nonostante sia stata candidata a miglior sceneggiatura agli oscar 2019) non riescono a dare la giusta emotività che ci si aspetta.

E si che, oltre al soggetto in sé, le basi c'erano. I protagonisti sono descritti alla perfezione: abbiamo una Lee Israel caduta in disgrazia, con il vizio dell'alcool, così forte in apparenza anche se in realtà molto fragile; un Jack Hock approfittatore, ambiguo tra il buono e il cattivo in base al contesto.


Regia sufficiente, accademica, che non riesce a dare un valore aggiunto laddove la sceneggiatura lo richiede.


Richiama sicuramente lo stile di Allen ed è sostenuta e mandata avanti da una buona fotografia che alterna le tonalità di una New York fredda a quelle calde delle librerie. Probabilmente l'elemento più riuscito della pellicola.

Scena chiave del film è sicuramente uno dei girati finali dove il film mette in risalto l'ultima parola scambiata tra Lee e Jack successiva al tradimento messo in atto da quest'ultimo. Jack è consapevole dei suoi sbagli, ma nonostante ciò lo troviamo sicuro delle sue scelte in contrapposizione con un leggero senso di rimorso. Lee, invece, caduta in disgrazia completamente a causa anche del verdetto giudiziario, nonostante sia completamente sconfitta, la si ritrova calma e sicura di sé.

In generale Copia Originale è una pellicola con un soggetto di partenza originale (tratto da una storia vera) con qualche buco di troppo nella trama, affrontato tecnicamente e artisticamente con troppa superficialità che gli costa una buona sufficienza ma non oltre.

A cura di Giovanni D'Angelo.

Pro:

  • Soggetto originale e brillante.
  • Caratterizzazione dei personaggi perfetta.

Contro:

  • Qualche buco nella trama.
  • Alcune scene “forzate”.

Commenti:


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