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David Fincher

Fight Club | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Fight Club
Titolo Originale:
Fight Club
Regia:
David Fincher
Uscita:
10 settembre 1999
(prima: 15/10/1999)
Lingua Originale:
en
Durata:
139 minuti
Genere:
Dramma
Soggetto:
Sceneggiatura:
Jim Uhls
Fotografia:
Jeff Cronenweth
Montaggio:
James Haygood
Scenografia:
Jay Hart
Musica:
John King
Michael Simpson
Produzione:
Art Linson
Ross Grayson Bell
Ceán Chaffin
Produzione Esecutiva:
Arnon Milchan
Casa di Produzione:
Regency Enterprises
Fox 2000 Pictures
Taurus Film
Atman Entertainment
Knickerbocker Films
20th Century Fox
The Linson Company
Budget:
$63 milioni
Botteghino:
$100 milioni
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Redazione

8+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

The Narrator
Edward Norton
Tyler Durden
Brad Pitt
Marla Singer
Helena Bonham Carter
Robert "Bob" Paulson
Meat Loaf
Angel Face
Jared Leto
Richard Chesler
Zach Grenier
The Mechanic
Holt McCallany
Ricky
Eion Bailey
Intern
Richmond Arquette
Thomas
David Andrews
Group Leader
Christina Cabot
Inspector Bird
Tim DeZarn
Inspector Dent
Ezra Buzzington
Airport Security Officer
Bob Stephenson
Walter
David Lee Smith
Lou's Body Guard
Carl Ciarfalio
Car Salesman
Stuart Blumberg
Second Man at Auto Shop
Mark Fite
Seminary Student
Matt Winston
Channel 4 Reporter
Lauren Sánchez

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Due uomini stanchi della vita si rendono conto di sentirsi liberi combattendo violentemente corpo a corpo e abbandonando progressivamente tutti i loro aver. Dopo aver dato vita ad un club di lottatori, che diventerà ben presto una setta anticapitalista, uno dei due protagonisti sarà costretto a fare i conti con una terribile verità.

Recensione:

Dopo il successo di Seven (1995), David Fincher si consacra al grande pubblico con Fight Club, pellicola drammatica quanto violenta che senza aver registrato grandi incassi al botteghino ha riscosso un crescente successo in home video, diventando ben presto un cult, simbolo di una generazione. Il motivo è presto detto: il film (tratto dall'omonimo romanzo di Chuck Palahniuk) è una vera e propria dichiarazione di guerra al capitalismo, al consumismo e all'American way of life.

Tutto ciò che può essere normalmente ricondotto alla concezione occidentale di “benessere” (dal comprare mobili all'Ikea, finanche all'avere un appartamento di proprietà o un normalissimo lavoro) viene letteralmente prima preso a pugni e infine fatto saltare in aria. Le tematiche in questione tuttavia, per quanto dirompenti e messe in scena in modo arguto e originale, hanno il limite di risultare eccessivamente ridondanti. La pellicola, inoltre, sfocia troppo spesso nel maschilismo e nella violenza (quest'ultima in particolare esasperata, ma necessaria ai fini del messaggio principale), qui provocatoriamente intesi come drastica soluzione ai problemi del benessere, ma facilmente fraintendibili.


La sceneggiatura è dirompente, ricca di frasi pungenti e ha il suo culmine nel sorprendente finale,


anticipato allo spettatore più attento da alcuni impercettibili fotogrammi, che vedono apparire improvvisamente Tyler nelle scene di vita quotidiana del protagonista. Proprio il finale, con la sua potente e inattesa rivelazione, ha fatto scuola nella cinematografia contemporanea, essendo stato emulato in ogni suo possibile verso. Tecnicamente il film non presenta particolari virtuosismi: la fotografia è discreta e la regia di Fincher risulta accurata e innovativa, con movimenti di macchina semplici, ma indovinati. Gli effetti speciali possono sembrare non sempre all'altezza, ma va ricordato che il film è del 1999 e che ad essi non è affidato un ruolo particolarmente rilevante.

Eccezionali invece il trucco, che fa rabbrividire lo spettatore nelle cruente scene di combattimento, e il montaggio sonoro (dell'epoca), che si è aggiudicato anche una nomination agli Oscar del 2000.

Ottima l'interpretazione di Edward Norton, estremamente credibile nei panni dell'uomo profondamente disturbato, insonne e depresso. Buone anche le performance della stravagante e fascinosa Helena Bonham Carter e di Brad Pitt, il cui corpo martoriato è diventato ben presto iconico, dimostrando una consapevolezza recitativa più matura che in altri casi.

Anche le interpretazioni secondarie (tra le quali spiccano quelle di Jared Leto e di Meat Loaf) tengono bene testa, rendendo la pellicola solida nell'ambito interpretativo.

A cura di Mattia Liberatore.
Pubblicato il 30 novembre 2019.

Pro:

  • L'efficacia della sceneggiatura e il finale a sorpresa.
  • L'innovativa regia di Fincher.
  • L'interpretazione del cast.

Contro:

  • La ridondanza del messaggio in chiave anticapitalista.

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