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Alfred Hitchcock

Gli uccelli | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Gli uccelli
Titolo Originale:
The Birds
Regia:
Alfred Hitchcock
Uscita:
31 ottobre 1963
(prima: 28/03/1963)
Lingua Originale:
en
Durata:
119 minuti
Genere:
Horror
Soggetto:
Sceneggiatura:
Evan Hunter
Fotografia:
Robert Burks
Montaggio:
George Tomasini
Scenografia:
George Milo
Musica:
Bernard Herrmann
Produzione:
Alfred Hitchcock
Produzione Esecutiva:
Casa di Produzione:
Alfred J. Hitchcock Productions
Budget:
$2 milioni
Botteghino:
$11 milioni
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Redazione

8.5

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Melanie Daniels
Tippi Hedren
Mitch Brenner
Rod Taylor
Lydia Brenner
Jessica Tandy
Annie Hayworth
Suzanne Pleshette
Cathy Brenner
Veronica Cartwright
Mrs. Bundy
Ethel Griffies
Sebastian Sholes
Charles McGraw
Mrs. MacGruder
Ruth McDevitt
Deke Carter
Lonny Chapman
Traveling Salesman at Diner's Bar
Joe Mantell
Fisherman helping with Rental Boat
Doodles Weaver
Deputy Al Malone
Malcolm Atterbury
Postal Clerk
John McGovern
Drunken Doomsayer in Diner
Karl Swenson
Mitch's City Neighbor
Richard Deacon
Helen Carter
Elizabeth Wilson
Sam
Bill Quinn
Hysterical Mother in Diner
Doreen Lang
Pet Store Customer (uncredited)
Alfred Hitchcock

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Una ricca donna di San Francisco si reca a Bodega Bay per consegnare una coppia di pappagalli all'uomo di cui sembra essersi invaghita. Ben presto però, la tranquillità della baia è scossa da stormi di uccelli, che iniziano ad attaccare inspiegabilmente gli esseri umani.

Recensione:

Ispirandosi all'omonimo racconto di Daphne du Maurier, nel 1963 Alfred Hitchcock (La Finestra sul Cortile, 1954; Psyco, 1960) dirige Gli Uccelli, una delle pellicole più celebri e controverse della sua brillante carriera. Occorre infatti sin da subito rilevare la natura estremamente sperimentale del film in questione, che alla sua uscita, pur non soddisfacendo la critica del tempo, riscosse enorme successo nel pubblico.

In principio la pellicola sembra presentarsi come una tranquilla commedia romantica, sia per l'annunciata storia d'amore in procinto di nascere tra i protagonisti, sia per i colori accesi utilizzati dall'interessante fotografia. Ciò nonostante, l'idillio dura fino all'arrivo di Melanie a Bodega Bay, il luogo (solo) all'apparenza paradisiaco in cui il film si trasforma improvvisamente in un thriller agghiacciante, permeato da molteplici aspetti orrorifici. Va detto che qualche indizio era stato dato allo spettatore (l'assenza di musiche dai toni leggeri, il tenebroso stormo di uccelli nel grigio cielo di San Francisco, una palpabile tensione tra i protagonisti), ma l'effetto straniante risulta evidente solo quando tutto è già compiuto. La sceneggiatura, apparentemente lacunosa, risulta quindi assolutamente ragionata, riuscendo a far apparire “normale” un passaggio di genere tanto repentino quanto innaturale.

La regia di Hitchcock si dimostra ancora una volta classicamente hollywoodiana e magistrale nello stile, con alcuni elementi di totale rottura dei canoni (quali movimenti di macchina improvvisi e carrellate totalmente estranianti), che valgono da soli il prezzo del biglietto. Ottimo anche il montaggio, in grado di regalare sequenze di puro terrore (magnifica quella del ritrovamento del cadavere dell'agricoltore). La scenografia risulta invece incostante: se gli ambienti interni sono ben arredati e perfettamente adatti alle scene che vi si girano, quelli esterni si dimostrano troppo spesso artefatti (non è un mistero infatti che diversi sfondi siano stati dipinti).

La scelta della paradisiaca Bodego Bay come location di manifestazione di quella che a tutti gli effetti è un'Apocalisse, resta però geniale. Il film ricorre a un elevato numero di effetti speciali; basti considerare che delle circa 3.000 inquadrature (quasi il doppio di un film normale e circa il triplo di quelle normalmente usate da Hitchcock), quasi 400 contengono trucchi o fotomontaggi. Questi, visti oggi, risultano estremamente datati, sebbene per il tempo furono enormemente costosi e all'avanguardia. Soddisfacente invece l'interpretazione del cast, che non entusiasma per particolari virtuosismi personali, ma risulta perfettamente adeguato al tipo di film in questione; tutti gli attori sembrano ridotti a marionette, chiusi in campane di vetro e in balia della forza della natura incarnata dagli uccelli.


La pellicola si distingue infine per la pressoché totale assenza di musiche extradiegetiche, al cui posto viene preferito l'inquietante suono di versi ornitologici riprodotti artificialmente. La scelta si rivela coraggiosa ed efficace, contribuendo ad alimentare il perturbante freudiano (Unheimliche), vero punto focale del film.


Secondo lo psicoanalista austriaco, questa sensazione emerge quando un elemento familiare appare in modo così decontestualizzato che, pur restando riconoscibile, diviene inspiegabile. Nel caso specifico, per infondere paura nello spettatore, Hitchcock utilizza un animale comune e normalmente innocuo (l'uccello) e lo trasforma in qualcosa di strano e pericoloso. Lo straniamento non è dato dal generico attacco di un animale, ma dallo specifico attacco dei volatili, generalmente inoffensivi (per intenderci, se al posto degli uccelli si fosse fatto ricorso a serpenti velenosi, l'effetto non sarebbe stato il medesimo). Inoltre, la scelta di non spiegare le cause degli attacchi e il finale quasi apocalittico, hanno dato adito a molteplici interpretazioni. V'è n'è una ecologica (gli uccelli si vendicano degli abusi subiti dall'uomo), una religiosa (gli uccelli come simbolo della divinità che punisce l'uomo per i suoi peccati), una marxista (gli uccelli come classe operaia che prende il sopravvento su quella borghese), una storica (gli uccelli come i raid aerei della Seconda Guerra Mondiale, indicherebbero quindi il pericolo di un imminente conflitto atomico) e una psicoanalitica (l'invasione degli uccelli come l'affiorare di desideri sessuali repressi).

Comunque la si veda (ognuno è libero di adottare la chiave di lettura che preferisce, ammesso che ve ne sia una sola), Gli Uccelli è per tutti questi motivi un capolavoro indiscusso della storia del cinema; forse non il migliore di Hitchcock e sicuramente con dei limiti tecnici, ma di certo merita di essere visto, studiato e interpretato a fondo.

A cura di Mattia Liberatore.
Pubblicato il 28 dicembre 2019.

Pro:

  • Sceneggiatura studiata, in grado di trasformare magistralmente una commedia romantica in un thriller apocalittico con aspetti orrorifici.
  • Regia e montaggio eccezionali.
  • Capacità di inquietare anche senza l'utilizzo di musiche extradiegetiche.

Contro:

  • Sperimentalismo che può non convincere qualche spettatore, confuso dalla cripticità del messaggio.
  • Effetti speciali che oggi risultano estremamente datati, sebbene per il tempo fossero all'avanguardia.

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