Home
Recensioni
Chi Siamo
Ari Aster

Hereditary - Le radici del male | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Hereditary - Le radici del male
Titolo Originale:
Hereditary
Regia:
Ari Aster
Uscita:
25 luglio 2018
(prima: 7/06/2018)
Lingua Originale:
en
Durata:
126 minuti
Genere:
Horror
Mistero
Thriller
Soggetto:
Sceneggiatura:
Ari Aster
Fotografia:
Pawel Pogorzelski
Montaggio:
Jennifer Lame
Lucian Johnston
Scenografia:
Brian Lives
Musica:
Colin Stetson
Produzione:
Kevin Scott Frakes
Lars Knudsen
Buddy Patrick
Produzione Esecutiva:
Toni Collette
Gabriel Byrne
Jonathan Gardner
William Kay
Ryan Kreston
Brandon Tamburri
Casa di Produzione:
PalmStar Media
Budget:
$10 milioni
Botteghino:
$80 milioni
Carica Altro

Redazione

8

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Annie Graham
Toni Collette
Peter Graham
Alex Wolff
Steve Graham
Gabriel Byrne
Charlie Graham
Milly Shapiro
Joan
Ann Dowd
Charlie's Teacher
Christy Summerhays
Bridget
Mallory Bechtel
Aaron
Brock McKinney
Brendan
Jake Brown
Mr. Davis
Morgan Lund
Group Leader
Jarrod Phillips
Spanish Speaking Woman
Heidi Mendez
Boy in Room
Zachary Arthur
Translator
Moises L. Tovar
Stoner #1
Austin R. Grant
Stoner #2
Gabriel Monroe Eckert
History Teacher
Bus Riley
Student #1
Harrison Nell
Student #2
BriAnn Rachele
Man at Wake
David Stanley

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

La morte di un'anziana signora darà vita a una serie di tragici eventi che si abbatteranno sui suoi discendenti, alle prese con difficili elaborazioni del lutto e pericolose evocazioni esoteriche.

Recensione:

Pellicola d'esordio di Ari Aster, regista dell'orrore giunto alla ribalta anche per il suo più recente Midsommar – Il villaggio dei dannati (2019), di cui Hereditary – Le radici del male anticipa alcune caratteristiche, sia tecniche che tematiche. Oltre ad essere contraddistinti da una regia virtuosa e audace infatti, entrambi i film si aprono con un lutto e ne affrontano la difficile elaborazione. A differenza di quanto avviene in Midsommar però, in Hereditary la prima perdita si limita a spezzare un precario equilibrio familiare; sarà solo la seconda ad avere conseguenze dai risvolti tragici e orrorifici. L'aggettivo tragico non è casuale ed è in questo caso da intendersi nel senso strettamente letterale del termine: in una dimenticabile ma rivelatrice scena del film, infatti, un professore parla alla classe del mito di Eracle (che accecato dalla follia assassinò la sua famiglia) e chiede espressamente ai suoi studenti cosa sia più tragico, se un destino predeterminato che non lascia spazio al libero arbitrio dei protagonisti, oppure il fatto che essi prendano in autonomia decisioni continuamente sbagliate, dal triste epilogo. Ebbene, al termine del film, lo spettatore sarà chiamato a rispondere a questa domanda, attorno alla quale ruota l'intera pellicola. In altri termini, i drammatici eventi che si abbattono sulla famiglia Graham sono frutto di un Fato ineluttabile o delle imprudenti azioni di Annie, previste e messe in moto dalla sardonica signora Ellen?

Oltre alla chiave di lettura tragica, in Hereditary emerge un'altra componente preponderante, di stampo chiaramente freudiano. Ari Aster sembra infatti attingere dalla psicoanalisi il concetto del perturbante (Unheimliche), già magistralmente portato sul grande schermo da Alfred Hitchcock in Psyco (1960) e Gli Uccelli (1963). Nel film in questione, infatti, il regista trasforma la casa, simbolo per eccellenza di sicurezza e protezione, in un luogo di manifestazione del demonio, destabilizzando lo spettatore. Che la casa della famiglia Graham non sia come tutte le altre lo capiamo sin dalla prima scena, dove il plastico della stanza di Peter prende vita con disturbante naturalezza. Interessante a tal proposito come il regista sfrutti il modellismo di Annie, intrecciandolo magistralmente agli eventi e richiamandolo in virtuose inquadrature (su tutte quella del funerale di Charlie, in cui la telecamera segue i movimenti della bara dando l'idea di una vera e propria catabasi).


Oltre all'ottima regia, che brilla per il rapporto tra campo e fuoricampo e per le accurate scelte dei punti macchina, risultano di buon livello anche la fotografia – capace di alternare bene luci diurne a quelle notturne – e il sonoro, che mediante il ricorso a musiche tetre e a suoni sinistri riesce ad incutere la giusta inquietudine.


A non entusiasmare sono invece gli effetti speciali (che nel complesso risultano comunque sufficienti) e una sceneggiatura che, seppur estremamente funzionale al messaggio di fondo, nel finale sembra perdere di credibilità, risultando eccessivamente metaforica e prendendo le distanze dall'inquietante realismo che pervade tutta la pellicola. La struttura narrativa, infatti, non segue la canonica climax dei film dell'orrore, dove eventi destabilizzanti accadono principalmente nel finale. In Hereditary le tragedie giungono all'improvviso, smorzando l'inerzia della storia e contribuendo al perturbante di cui si è detto in precedenza (basti pensare alla decapitazione di Charlie, avvenuta al ritorno di una normalissima festa o alla possessione di Peter, verificatasi a scuola, in pieno giorno e davanti a tutti). Ad incrementare il realismo di fondo è senz'altro anche l'ottima interpretazione del cast, su cui spicca l'eccezionale Toni Collette. L'attrice riesce ad incarnare alla perfezione il personaggio di Annie, mettendo in luce sia i suoi disturbi che la sua disperazione e risultando drammaticamente credibile.

In conclusione, Hereditary è un'ottima pellicola dell'orrore, che inaugura la promettente filmografia di Ari Aster ed entra a pieno titolo nella new wave del genere horror, sempre più spesso distante dai miseri jumpscare e maggiormente concentrato sull'incutere allo spettatore un'inquietudine immanente, in grado di andare oltre la semplice durata della proiezione.

A cura di Mattia Liberatore.
Pubblicato il 15 gennaio 2020.

Pro:

  • Regia audace e virtuosa.
  • Buona resa del perturbante freudiano.
  • Interpretazione di Toni Collette.

Contro:

  • Finale più debole rispetto al resto della storia.
  • Effetti speciali non entusiasmanti, seppur comunque sufficienti.

Commenti:


Caricamento modulo