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Siân Heder

I segni del cuore | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di I segni del cuore
Titolo Originale:
CODA
Regia:
Siân Heder
Uscita:
31 marzo 2022
(prima: 11/08/2021)
Lingua Originale:
en
Durata:
111 minuti
Genere:
Dramma
Musica
Romance
Soggetto:
Sceneggiatura:
Siân Heder
Fotografia:
Paula Huidobro
Montaggio:
Geraud Brisson
Scenografia:
Vanessa Knoll
Musica:
Marius de Vries
Produzione:
Patrick Wachsberger
Philippe Rousselet
Jérôme Seydoux
Fabrice Gianfermi
Produzione Esecutiva:
Sarah Borch-Jacobsen
Ardavan Safaee
Casa di Produzione:
Vendôme Pictures
Pathé
Picture Perfect Entertainment
Budget:
$10 milioni
Botteghino:
$1 milioni
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Redazione

7-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Ruby Rossi
Emilia Jones
Jackie Rossi
Marlee Matlin
Frank Rossi
Troy Kotsur
Bernardo Villalobos
Eugenio Derbez
Miles
Ferdia Walsh-Peelo
Leo Rossi
Daniel Durant
Gertie
Amy Forsyth
Brady
Kevin Chapman
Tony Salgado
John Fiore
Arthur
Lonnie Farmer
Ms. Simon
Courtland Jones
Audra
Molly Beth Thomas
Guidance Counselor
Ayana Brown
Doctor
Jason Pugatch
Riff Girl
Kyana Fanene
Adele Girl
Anilee List
Harry Potter Boy
Stone Martin
Shaker Girl
Maeve Chapman
Tall Boy
Stephen Caliskan
Shy Girl
Amanda Bradshaw

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Ruby è l’unica persona udente della sua famiglia, ha 17 anni e ama cantare. Quando i suoi sono in difficoltà con l’attività di pesca, Ruby è divisa tra la responsabilità di aiutarli e la voglia di inseguire la sua passione per la musica.

Recensione:

Premio per il miglior film, per la miglior sceneggiatura non originale e per il miglior attore non protagonista: CODA ha trionfato agli Oscar in modo sorprendente e particolare.

Scritto e diretto dalla regista Sian Heder (Tallulha, 2016), è il remake statunitense di un film europeo, “La famiglia Bélier”del 2014, ed è ben riuscito, riuscendo a mantenere il cuore originale della storia portando però una giusta luce e prospettiva alla comunità sordomuta.

CODA è l’acronimo di Children Of Deaf Adults, “figli udenti di genitori sordi” ma la pellicola è più di ogni altra cosa il ritratto di una famiglia.


La trama percorre un terreno familiare, avvicinandosi alla formula collaudata da altri classici film di formazione e maturità, ma lo fa con naturalezza, sincerità ed emozione. Gran parte del successo della pellicola deriva dal suo portare in scena uno spaccato di realtà, senza cadere nel banale o nell’esagerazione, mantenendo i piedi ben saldi a terra per gran parte della narrazione.


Dai Rossi che lavorano sulla loro barca, alle interazioni dolcemente imbarazzanti di Ruby con la sua cotta, ai divertenti battibecchi in famiglia: tutto contribuisce ad immergersi nel mondo del film. Anche le esibizioni musicali di Ruby e del suo coro non sono eccessivamente modificate o sintonizzate automaticamente.

Ruby è il personaggio principale ma Heder caratterizza allo stesso modo i due esilaranti genitori, Frank e Jackie, e il determinato Leo: tutti hanno chiari desideri e preoccupazioni che vengono esplorati simultaneamente. Tra loro parlano nella lingua dei segni, una forma di comunicazione che il film tratta con estrema neutralità: si riesce a captare la potenza espressiva di ogni loro dialogo, gesto e sguardo.

Il vero punto di forza del film sono i suoi interpreti, tra cui tre eccellenti attori sordi che portano in scena autenticità, ironia, commozione. Marlee Matlin interpreta una mamma amorevole ma eccessivamente preoccupata che non si rende conto che sta usando la sua paura per schiacciare i sogni della figlia, il tutto con una miscela di affetto e irascibilità. Daniel Durant è il fratello Leo, personaggio che odia il modo in cui lui e i suoi genitori vengono emarginati per essere sordi: l’attore riesce a restituire a pieno il senso di frustrazione e rabbia di una persona che si sente incompresa ma allo stesso determinata a cambiare la situazione. Troy Kotsur, l’alto, brizzolato e esuberante papà, ha vinto l’Oscar come miglior attore non protagonista: la sua interpretazione è potente e densa di realismo. Emilia Jones è convincente, riesce ad avere un’ottima chimica con tutti i personaggi e ha una voce delicata e toccante, perfetta per il film.

Ci sono tocchi audaci in CODA: il modo in cui si svolge il concerto scolastico nel quale si viene proiettati, tra on e off, dentro un mondo silenzioso che applaude all’esibizione pur non sentendola ma percependo le emozioni sui volti delle altre persone.

La sceneggiatura sa quindi colpire emotivamente, basti pensare alla scena autentica e toccante in cui Frank ascolta Ruby cantare mettendo le mani sul suo collo per sentire le vibrazioni delle corde vocali. Inclusione e integrazione, senso di responsabilità, voglia di crescere e inseguire le proprie passioni: la scrittura della pellicola tratta tematiche importanti anche se sembra un po’ perdersi sul finale. La chiusura infatti è forse troppo perfetta e costruita, tipica dei film di formazione americani dove spesso si cade nello stereotipo della ragazza outsider che, innamorata del più popolare della scuola, tira fuori il suo talento nascosto.

Grazie alle eccellenti interpretazioni e alla scrittura e alla regia taglienti di Heder, CODA è un film commovente e soddisfacente, che non spicca per originalità, soprattutto per le scene finali, ma che permette di conoscere da vicino la storia di una famiglia in modo puro, avvincente e che arriva dritto al cuore.

A cura di Giulia Belvedere.
Pubblicato il 3 aprile 2022.

Pro:

  • Interpretazioni eccellenti, soprattutto da parte del cast adulto.
  • Costruzione psicologica ed emozionale dei personaggi.

Contro:

  • Finale eccessivamente costruito e positivo.

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