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Hayao Miyazaki

Il castello nel cielo | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Il castello nel cielo
Titolo Originale:
天空の城ラピュタ
Regia:
Hayao Miyazaki
Uscita:
25 aprile 2012
(prima: 2/08/1986)
Lingua Originale:
ja
Durata:
124 minuti
Genere:
Avventura
Fantasy
Animazione
Azione
Famiglia
Romance
Soggetto:
Sceneggiatura:
Hayao Miyazaki
Fotografia:
Hirokata Takahashi
Montaggio:
Takeshi Seyama
Yoshihiro Kasahara
Scenografia:
Musica:
Joe Hisaishi
Produzione:
Isao Takahata
Toshio Suzuki
Produzione Esecutiva:
Yasuyoshi Tokuma
Hideo Ogata
Tatsumi Yamashita
Casa di Produzione:
Tokuma Shoten
Studio Ghibli
Nibariki
Budget:
$0
Botteghino:
$5 milioni
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Redazione

8+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Sheeta (voice)
Keiko Yokozawa
Pazu (voice)
Mayumi Tanaka
Muska (voice)
Minori Terada
Dola (voice)
Kotoe Hatsui
Uncle Pomme (voice)
Fujio Tokita
Shogun Mouro (voice)
Ichirō Nagai
Oyakata (voice)
Hiroshi Ito
Okami (voice)
Machiko Washio
Charles (voice)
Takumi Kamiyama
Louis (voice)
Yoshito Yasuhara
Henri (voice)
Sukekiyo Kameyama
Underling (voice)
Eken Mine
Madge (voice)
TARAKO
Underling (voice)
Masashi Sugawara
Additional Voices (voice)
Reiko Suzuki
Additional Voices (voice)
Toshihiko Seki
Additional Voices (voice)
Hochu Otsuka
Additional Voices (voice)
Megumi Hayashibara
Additional Voices (voice)
Tomomichi Nishimura

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Una ragazzina dotata di un ciondolo magico e un giovane minatore si mettono sulle tracce della misteriosa fortezza volante di Laputa. A inseguirli, l'esercito e i pirati dell'aria.

Recensione:

Terzo lungometraggio di Hayao Miyazaki (La città incantata, 2001), che firma anche soggetto e sceneggiatura, Il castello nel cielo è di per sé un'efficace sintesi delle tematiche più care al maestro dell'animazione giapponese. Dal precedente Nausicaa della Valle del vento (1984) è ripreso innanzitutto il tema ecologista, qui declinato con forti accenni antimilitaristi e, più sottovoce, politici. Le ambientazioni temporali e geografiche, imprecisate, rimandano al genere narrativo dell'utopia e della distopia, due facce della stessa medaglia: la leggendaria Laputa, inizialmente presentata come civiltà perduta presumibilmente favolosa e utopica, si scopre in realtà foriera di possibili disastri, frutto di un eccesso di ingegneria “magica” militare al servizio della violenza. L'epoca di uscita del film è quella della Guerra fredda e del timore di un possibile conflitto nucleare, ma è ancora più facile leggere nel film di Miyazaki forti riferimenti al Secondo conflitto mondiale e alle tragedie atomiche di cui il suo Paese è stato vittima. A ben vedere, sia la tematica ecologica che quella distopica sono per questo motivo particolarmente forti negli anime: l'esempio più celebre in merito, l'acclamata serie di Neon Genesis Evangelion (1996) di Hideaki Anno, peraltro cita direttamente Laputa nel design degli Angeli: oltre all'aspetto e alla volatilità, il complesso rapporto fra organico e macchinino, naturale e artificiale sembra particolarmente simile a quello dei robot della fortezza volante di Miyazaki.

Altro elemento forte del regista giapponese è il mondo dell'infanzia, quasi sempre protagonista delle sue storie. La sceneggiatura, di carattere fantastico e avventuroso, si configura come romanzo di formazione con la più tradizionale struttura della favola. Non vi è nulla di sorprendente negli elementi narrativi, classici e conosciuti, ma proprio per questo la narrazione segue tutte le tappe di quello che Cristian Vogler ha chiamato «Viaggio dell'eroe»: dall'iniziale chiamata all'avventura, che costringe i protagonisti all'abbandono del mondo ordinario verso quello straordinario, all'incontro con mentori (l'eremita delle miniere), avversari che si rivelano alleati (i pirati) e nemici shapeshifter (Muska), fino alla prova finale (l'abbandono di Laputa) e al ritorno con l'elisir che, in tal caso, corrisponde a una piena consapevolezza dei rischi e delle responsabilità di un potere soprannaturale come quello della fortezza. Attraverso dialoghi semplici ma ironici, malamente riadattati in italiano dal controverso Gualtiero Cannarsi, e situazioni ora tensionali ora picaresche, i personaggi risultano chiari e ben delineati: dalla simpatica e sgangherata combriccola di pirati, fino al villaggio di poveri operai e militari nella cui rappresentazione Miyazaki sembra riversare le proprie dichiarate convinzioni socialiste e antimilitariste.

Se la sceneggiatura si attiene quindi a modelli letterari già noti, ma sviluppati con brio, è nella regia che Miyazaki offre il proprio meglio.


Grazie alle impressionanti, non solo per l'epoca, animazioni, alcune sequenze rimangono fra le migliori della produzione Ghibli:


vanno citate in particolare l'inseguimento fra macchina e treno sulle rotaie sospese, capolavoro di slapstick avventuroso e citazione del precedente Lupin III – Il castello di Cagliostro (1979), le scene di combattimento e movimento aereo la cui maestria si ritroverà in Porco Rosso (1992) e le ambientazioni di Laputa. Quella di Miyazaki è una vera capacità di creare mondi fantastici eppure così ancorati a significati del reale: sovvertendo le norme della logica, quasi con le modalità di un quadro di Renée Magritte (si veda Il castello dei Pirenei, 1959), l'animazione riporta lo spettatore a memorie archeologiche e immaginifiche. Le scenografie della fortezza, a cura di Toshio Nozaki e Nizou Yamamoto, sono visivamente spettacolari e reggono ancora il confronto con l'animazione non digitale odierna.

Da sottolineare, infine, il montaggio di Miyazaki, in collaborazione con Takeshi Seyama (Paprika, 2006) e Yoshihiro Kasahara, opportunamente alternato fra frenesia delle scene d'azione e fissità dei momenti ieratici, e le musiche di Joe Hisaishi (collaboratore, oltre che di Miyazaki, di Takeshi Kitano per titoli quali Sonatine, 1993). Queste ultime sono capaci di forte espressività, variando continuamente di generi e toni, dall'ironico al drammatico e sognante. Miyazaki è ancora ai suoi esordi, e qualche semplificazione a livello di scrittura o caratterizzazione animata è percepibile: tuttavia Laputa resta fra le prime pietre miliari di un'intero filone e della storia produttiva dello studio Ghibli, nonché fra i titoli maggiormente memorabili e, ancora oggi, fruibili dal pubblico di ogni età.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 12 febbraio 2020.

Pro:

  • Animazioni spettacolari, soprattutto nelle scene d'azione in volo e nelle ambientazioni di fantasia.
  • Scrittura capace di coniugare diverse tematiche (distopia, ecologismo, antimilitarismo) con la trama essenzialente da romanzo di avventura e formazione.
  • Colonna sonora varia ed espressiva, ottimo compendio narrativo.

Contro:

  • Struttura della trama classica e semplice, ma capace di esaurire con fantasia e brio gli elementi tradizionali della favola.
  • Per lo spettatore italiano, un adattamento in lingua infelice e pomposo.

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