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Paul Thomas Anderson

Il filo nascosto | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Il filo nascosto
Titolo Originale:
Phantom Thread
Regia:
Paul Thomas Anderson
Uscita:
22 febbraio 2018
(prima: 25/12/2017)
Lingua Originale:
en
Durata:
130 minuti
Genere:
Dramma
Romance
Soggetto:
Sceneggiatura:
Paul Thomas Anderson
Fotografia:
Paul Thomas Anderson
Montaggio:
Dylan Tichenor
Scenografia:
Véronique Melery
Mark Bridges
Musica:
Jonny Greenwood
Produzione:
Paul Thomas Anderson
Daniel Lupi
JoAnne Sellar
Megan Ellison
Produzione Esecutiva:
Chelsea Barnard
Adam Somner
Peter Heslop
Jillian Longnecker
Casa di Produzione:
Ghoulardi Film Company
Focus Features
Perfect World Pictures
Annapurna Pictures
Budget:
$35 milioni
Botteghino:
$47 milioni
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Redazione

9.5

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Reynolds Woodcock
Daniel Day-Lewis
Alma Elson
Vicky Krieps
Cyril Woodcock
Lesley Manville
Johanna
Camilla Rutherford
Countess Henrietta Harding
Gina McKee
Dr. Robert Hardy
Brian Gleeson
Barbara Rose
Harriet Sansom Harris
Princess Mona Braganza
Lujza Richter
Lady Baltimore
Julia Davis
London Housekeeper
Julie Vollono
Biddy
Sue Clark
Nana
Joan Brown
Pippa
Harriet Leitch
Elsa
Dinah Nicholson
Irma
Julie Duck
Winn
Maryanne Frost
Elli
Elli Banks
Mabel
Amy Cunningham
Amber
Amber Brabant
Geneva
Geneva Corlett

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Nella Londra del Secondo dopoguerra, un affermato stilista alla costante ricerca della perfezione incontra una giovane donna che proverà a scombussolare la sua maniacale routine.

Recensione:

Sontuosa pellicola firmata Paul Thomas Anderson (Il Petroliere, 2007), che dirige il suo film più maturo, in cui il barocchismo cede il posto a un controllo di regia e di scrittura maggiore e più compatto. La macchina da presa non compie particolari virtuosismi, ma con semplici movimenti riesce a valorizzare l'ampiezza e la classe di ambienti che, solo a causa dell'ambiguità dei personaggi risulteranno a tratti quasi claustrofobici.

Emerge in tal senso un sublime contrasto tra l'eleganza della messa in scena e la complessità della psiche dei protagonisti: dapprima solo quella di Reynolds, per via delle sue maniacali abitudini e della sua necessità di controllo su tutto ciò che lo circonda, ma nel finale anche quella di Alma, che ricorre a un espediente quantomeno singolare (seppur cinematograficamente geniale) per dare il giusto equilibrio al complesso rapporto di coppia.


Quando si parla de Il Filo Nascosto non si può non pensare alla raffinatezza degli abiti (non è un caso che il film si sia aggiudicato l'Oscar 2018 per i migliori costumi) e al fascino della scenografia, che anche solo mediante il ricorso a un determinato tipo di arredamento o di corredi, immerge lo spettatore nelle ricche abitazioni della Londra del Secondo dopoguerra. La magnificenza dei costumi e quella scenografica sono peraltro entrambe valorizzate da una splendida fotografia, che regala immagini a tratti quasi pittoriche.


Meravigliose anche le musiche, affidate a Jonny Greenwood (chitarrista solista dei Radiohead) e realizzate dalla London Symphony Orchestra. Queste, che ad un orecchio poco esperto potrebbero sembrare una mera esecuzione classica, risultano in realtà una perfetta miscela di sonorità e correnti musicali: si passa dal classicismo barocco, utilizzato nei momenti di maggior spessore, in cui Reynolds manifesta i suoi turbamenti psichici, al classicismo impressionista impiegato nelle scene più romantiche e leggere, fino ad arrivare alle cadenze jazz, usate per gli ambienti pubblici, passando addirittura per armonie pop.

L'eleganza delle componenti tecniche ed estetiche trova inoltre riscontro anche nella sceneggiatura, shakespearianamente drammatica e densa di contenuti (quali la perversione del controllo o l'ambiguità dell'amore inteso come alternanza del rapporto vittima-carnefice), oltre che nella strepitosa interpretazione di Daniel Day Lewis, alla sua ultima apparizione cinematografica. L'attore, sottilmente inquieto, con un impressionante controllo del corpo e dei muscoli facciali, dimostra di sapersi inserire a pieno in una scuola recitativa ormai in “disuso”, vale a dire quella dell'underacting di stampo pre-Actor studios.

Ecco allora come l'esplosione emotiva venga a manifestarsi più come sentore costantemente a fior di pelle, piuttosto che come mera eventualità; la resa dei conflitti che ne deriva risulta maggiormente efficace e riporta alle grandi interpretazioni del cinema classico statunitense.

A cura di Michele Piatti e Mattia Liberatore.
Pubblicato il 13 novembre 2019.

Pro:

  • La sontuosità formale e sostanziale.
  • L'adeguatezza delle musiche.
  • L'interpretazione di Daniel Day Lewis.

Contro:

  • Talvolta ritmo registico troppo lento.

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