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Mike Nichols

Il laureato | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Il laureato
Titolo Originale:
The Graduate
Regia:
Mike Nichols
Uscita:
11 settembre 1968
(prima: 21/12/1967)
Lingua Originale:
en
Durata:
106 minuti
Genere:
Commedia
Dramma
Romance
Soggetto:
Sceneggiatura:
Buck Henry
Calder Willingham
Fotografia:
Robert Surtees
Montaggio:
Sam O'Steen
Scenografia:
George R. Nelson
Musica:
Produzione:
Produzione Esecutiva:
Casa di Produzione:
AVCO Embassy Pictures
Lawrence Turman Films, Inc.
Budget:
$3 milioni
Botteghino:
$104 milioni
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Redazione

8+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Mrs. Robinson
Anne Bancroft
Ben Braddock
Dustin Hoffman
Elaine Robinson
Katharine Ross
Mr. Robinson
Murray Hamilton
Mr. Braddock
William Daniels
Mrs. Braddock
Elizabeth Wilson
Room Clerk
Buck Henry
Carl Smith
Brian Avery
Mr. McGuire
Walter Brooke
Mr. McCleery
Norman Fell
Mrs. Singleman
Alice Ghostley
Miss DeWitte
Marion Lorne
Woman on Bus
Eddra Gale
Hotel Guest (uncredited)
Frank Baker
Church Member (uncredited)
George Bruggeman
Hotel Guest (uncredited)
Garrett Cassell
Hotel Lobby Bellhop (uncredited)
Buddy Douglas
Boarding House Resident (uncredited)
Richard Dreyfuss
The Newlywed Game Host (voice) (uncredited)
Bob Eubanks
Hotel Lobby Bellhop (uncredited)
Mike Farrell

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Un giovane e insoddisfatto studente della borghesia americana intesse una relazione con una donna più anziana, per poi invaghirsi della figlia.

Recensione:

Il laureato, significativamente, esce nelle sale nell'anno 1967: a buon diritto, pertanto, è indicato come film apripista sia della corrente cinematografia della New Hollywood, fatta di autori emergenti, rinuncia della narrativa classica e tematiche inedite, sia della stessa contestazione globale del Sessantotto, delle sue istanze e delle diverse declinazioni che questa ha avuto nell'immaginario, nella politica e nella musica. A tal proposito, iconiche sono senza dubbio le musiche di un duo che ha segnato la storia del folk-rock, incarnando aspettative e contraddizioni di un'intera generazione, quale Simon & Garfunkel. I loro brani, inseriti opportunamente all'interno della narrazione, contribuiscono alla riuscita del film in due direzioni diverse: da un lato, dimostrando come la musica pop e cantata possa essere tanto efficace quanto quella strumentale come colonna sonora (tendenza poi diventata caratteristica di tante produzioni filmiche indie a venire, fino alla recente serie televisiva The end of the fucking world, 2017, che de Il laureato riprende più di un elemento); dall'altro, intercettando il gusto di un pubblico che si apprestava a riconoscersi dichiaratamente in determinati valori di rottura con mondo precedente. In pratica, Il laureato, così come la sua colonna sonora, nasce per essere un manifesto generazionale: di questa intenzione, oggi, resta una potenza espressiva e documentaristica di indubbio fascino ed efficacia.

Ovviamente, altro elemento che ha reso il film un vero cult è la performance del giovane Dustin Hoffman: sebbene oggi possa far sorridere l'evidente e malcelata differenza d'età anagrafica fra attore e personaggio, la sua resa nervosa e irrequieta del protagonista ha permesso allo spettatore (ventenne) di allora di immedesimarvisi e riflettere su se stesso, e a chi guarda il film a distanza di decenni di rivivere emotivamente le istanze del periodo.


Da ricordare anche l'interpretazione di Anne Bancroft, ambigua, provocante e coraggiosa, così come coraggiosi sono molti elementi della sceneggiatura di Calder Willingham (Orizzonti di gloria, 1957; Piccolo grande uomo, 1970) e Buck Henry (Comma 22, 1970; Da morire, 1985).


Se infatti già il soggetto, dal romanzo omonimo di Charles Webb, affronta un tema chiaramente controverso e quasi impensabile da trasporre al cinema sotto il severo regime censorio del Codice Hays (decaduto proprio nel 1967), lo sviluppo dei dialoghi e delle situazioni si fa ora ironicamente malizioso, ora veemente e satirico: basti pensare ai futili discorsi dei genitori di Benjamin, alle battute fulminanti entrate nell'immaginario comune, all'insistenza sull'erotismo quale terreno di scontro generazionale e politico e al rovesciamento simbolico di luoghi e oggetti di scena (il crocefisso che da stendardo religioso diventa arma contundente). La sceneggiatura non è priva di difetti: alcuni intrecci risultano un po' forzati e la scrittura dei personaggi secondari soffre forse di eccessive semplificazioni, ma si tratta tuttavia di mancanze comprensibili visto il carattere urgente e immanente della storia.

La regia di Mike Nichols (Chi ha paura di Virginia Woolf?, 1966; Cartoline dall'inferno, 1990) è ottima, tanto da conseguire un Oscar l'anno successivo all'uscita del film. Un buon bilanciamento di ritmi narrativi ora riflessivi ora frenetici, segnati da realismo e immediatezza (anche grazie al buon montaggio di San O'Steen), si alterna a sequenze memorabili e quasi espressive: su tutte, quella di Benjamin isolato dal mondo nel proprio scafandro in piscina, durante la quale l'utilizzo di grandangolo e inquadratura soggettiva trasmette allo spettatore sia la situazione emotiva soffocante del personaggio, sia il punto di tensione narrativa cui è giunto il film.

Il laureato può essere visto come una favola generazionale: della favola ha infatti il carattere allegorico e universale, il sistema di personaggi e funzioni narrative (l'eroe, la bella da trarre in salvo, la tentazione…), di generazionale la potenza espressiva e simbolica. Malgrado alcuno difetti (dovuto propria al carattere allegorico) e l'ovvio legame con un determinato periodo, resta tutt'ora un film che ha marcato, per coraggio e ruolo culturale, la storia del Cinema, oltre ad aver dato adito a numerosi eredi più o meno degni.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 25 aprile 2020.

Pro:

  • Valenza generazionale del film, il cui modello è stato ampiamente ripreso nelle produzioni successive.
  • Colonna sonora di Simon & Garfunkel ottima sia per significato, sia come utilizzo di musica pop come accompagnamento alle immagini.
  • Ottima regia, dotata sia di realismo che di tocco personale ed espressivo.

Contro:

  • Sceneggiatura e scrittura dei personaggi secondari che soffre un po' della valenza allegorica del film, tendendo ora alla non verosimiglianza dell'intreccio, ora alla semplificazione dei personaggi secondari.

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