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Yorgos Lanthimos

Il sacrificio del cervo sacro | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Il sacrificio del cervo sacro
Titolo Originale:
The Killing of a Sacred Deer
Regia:
Yorgos Lanthimos
Uscita:
28 giugno 2018
(prima: 20/10/2017)
Lingua Originale:
en
Durata:
121 minuti
Genere:
Dramma
Thriller
Mistero
Soggetto:
Sceneggiatura:
Yorgos Lanthimos
Efthymis Filippou
Fotografia:
Thimios Bakatakis
Montaggio:
Yorgos Mavropsaridis
Scenografia:
Adam Willis
Holly Fisk
Musica:
Produzione:
Ed Guiney
Yorgos Lanthimos
Produzione Esecutiva:
Andrew Lowe
Peter Watson
Sam Lavender
David Kosse
Anne Sheehan
Nicki Hattingh
Daniel Battsek
Amit Pandya
Marie-Gabrielle Stewart
Casa di Produzione:
Screen Ireland
HanWay Films
Element Pictures
Film4 Productions
Three Point Capital
New Sparta Films
Limp Films
Budget:
$0
Botteghino:
$7 milioni
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Redazione

9-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Steven Murphy
Colin Farrell
Anna Murphy
Nicole Kidman
Martin Lang
Barry Keoghan
Kim Murphy
Raffey Cassidy
Matthew Williams
Bill Camp
Bob Murphy
Sunny Suljic
Martin's Mother
Alicia Silverstone
Ed Thompson (Hospital Director)
Herb Caillouet
Dr. Larry Banks
Barry G. Bernson
Mary Williams
Denise Dal Vera
Principal (uncredited)
Drew Logan
Elderly Man (uncredited)
Michael Trester
Conference Guest (uncredited)
William Cross
Medical Consultant (uncredited)
Kenneth Meyer
Hospital Visitor / Dinner Attendee (uncredited)
Richard Doone
Nurse (uncredited)
Anita Farmer Bergman
Conference Guest (uncredited)
Lea Hutton Beasmore
Conference Attendance / Nurse (uncredited)
Rachael McAdams
Medical Conference Attendee (uncredited)
Jerry Pope
Diner Patron (uncredited)
Megan Chelf Fisher

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Uno stimato chirurgo vive serenamente con la sua famiglia fin quando un giovane ragazzo gli rivela una verità così illogica quanto tragica.

Recensione:

Come suo consueto, anche ne Il Sacrificio del Cervo Sacro, il cineasta Yorgos Lanthimos (Kynodontas, 2009; The Lobster, 2018) opera con diretto riferimento ad un mito classico greco. Qui quello di Ifigenia in Aulide, offerta in sacrificio da suo padre Agamennone per soddisfare la dea Artemide dopo averla offesa (avendo ucciso proprio uno dei “suoi” cervi).

La metafora è favorita attraverso una situazione apparentemente implausibile a cui la famiglia Murphy, composta da Steven (Colin Farrell), Anna (Nicole Kidman) e i loro due figli, è sottoposta. Steven, stimato chirurgo, ha ucciso un suo paziente: solo l'accettazione del proprio peccato e il sacrificio di un componente della famiglia potrà esimerlo dalla condanna cosmica. Tuttavia, Lanthimos si distanzia dal mito grazie ad un piccolo eppure fondamentale particolare: non esiste salvezza, né perdono, il figlio immolato da Steven non è graziato da nessun dio, nessun angelo (come con Isacco) impedirà al proiettile di compiere ciò per cui è stato sparato. Il flagello trascendente (attenzione: non divino) non è razionalmente spiegato, seppur si evinca il desiderio del regista di ambientare la vicenda in un microcosmo familiare, distruggendolo; in questo senso l'incursione di Martin (Barry Keoghan) all'interno della casa si correla evidentemente ad una narrazione di tipo hanekiana (vedi Funny Games, 1997).

Una sceneggiatura cruda, apparentemente pronosticabile già dalla prima metà della pellicola, porta lo spettatore a dubitare, nichilisticamente, del proprio libero arbitrio, lo stesso da cui Steven viene privato quando, a fronte di una vita deterministica e scientifica che la sua professione esigeva, decide di affidarsi al fato per la sorte della famiglia (nonostante inizialmente ricerchi, senza mai crederci realmente, la possibilità di uccidere con cognizione di causa, per esempio consultando il preside della scuola dei suoi figli). La crudeltà della vicenda rimane tuttavia superficiale, posta come solo strumento per attingere al significato di una pellicola assai complicata, spesso anche comica, elemento che tuttavia Y. Lanthimos analizzerà in maniera migliore nel successivo lungometraggio, La Favorita (2018).


L'ineluttabile elemento tragico della narrazione viene egregiamente riportato su immagini con una tecnica registica e fotografica sublime, di ispirazione apertamente kubrickiana, e forte di una precisione scenica maniacale.


Tralasciando alcune sottili (ma interessanti) analogie meta-cinematografiche, come l'impressionante somiglianza fisica ed espressiva tra il giovanissimo attore del film in questione e il Danny Lloyd di Shining (1980), e la scelta di far ricoprire il ruolo di Anna a Nicole Kidman (Dogville, 2003), che già era stata moglie borghese misteriosamente erotica in Eyes Wide Shut (1999), la netta impronta del maestro Stanley Kubrick (Barry Lyndon, 1975) si riversa in modo particolare sulla tecnica registica.

Lentissimi zoom, lunghe carrellate, prospettiva e simmetria scenica: elementi magnificamente sfruttati da Lanthimos per comporre quadri perfetti di un dramma familiare apparentemente insanabile. I corridoi dell'ospedale nel quale Steven lavora ricordano un labirintico e moderno Overlook Hotel, asettico e orrorifico a tal punto da essere luogo primo del crollo psicologico e morale di un padre impotente.

Ogni inquadratura è studiata minuziosamente, e la fotografia neutra, fredda, è fedele ai temi trattati. L'incipit iniziale, inoltre, non è solo un omaggio a 2001: Odissea nello Spazio (1968), ma intrappola lo spettatore in un buio costrittivo, impreparato alla visione improvvisa di un'operazione a cuore aperto, agghiacciante e ipnotica allo stesso tempo.

Ad incorniciare un'opera così sontuosa ed enigmatica vi sono i monumentali brani antichi di Franz Schubert, Gyorgy Ligeti e Johann Sebastian Bach. Come Kubrick, Lanthimos sceglie di utilizzare musica già esistente, riuscendo così girare le scene sapendo preventivamente quali brani accompagneranno le immagini.

Il missaggio audio è artisticamente perfetto, soprattutto considerata l'estrema difficoltà nel creare dell'arte in un campo così strettamente tecnico. Le pratiche divenute standard nel corso degli anni vengono intelligentemente eliminate, per dar spazio a qualcosa di nuovo: profondità di campo sonoro pressoché inesistente, così da offrire maggior libertà al contrasto tra il parlato e la musica, dove spesso quest'ultima sovrasta il primo. Risultato egregio da questo punto di vista. Ottime invece le interpretazioni, frigide, fedeli a personaggi che agiscono come automi, scombussolati dagli eventi.

In conclusione quello che Yorgos Lanthimos ama fare e creare un mondo cinematografico con le sue regole e astenersi dalla ricerca di un apparente realismo, che non può esistere in un campo in cui tutto è sperimentazione. Il Sacrificio del Cervo Sacro è un film elegante, austero nella presentazione, e tanto straziante contro i suoi personaggi, per cui, da spettatore, connettersi con esso potrebbe risultare meno semplice del previsto.

A cura di Jacopo Castiglione.
Pubblicato il 15 settembre 2020.

Pro:

  • Ogni componente tecnica ed estetica raggiunge la massima compiutezza, tale da escludere qualsiasi difetto e capace di creare vera e propria arte cinematografica moderna, sia visivamente, sia in campo strettamente sonoro.
  • Interpretazioni attoriali particolarmente positive.

Contro:

  • Sceneggiatura ottima, che tuttavia non è in grado di gestire ogni elemento narrativo alla perfezione.

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