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George Miller

Interceptor - Il guerriero della strada | Recensione | Unpolitical Reviews

Trailer non disponibile

Scheda:

poster di Interceptor - Il guerriero della strada
Titolo Originale:
Mad Max 2
Regia:
George Miller
Uscita:
18 agosto 1982
(prima: 24/12/1981)
Lingua Originale:
en
Durata:
95 minuti
Genere:
Avventura
Azione
Thriller
Fantascienza
Soggetto:
Sceneggiatura:
Terry Hayes
George Miller
Brian Hannant
Fotografia:
Dean Semler
Montaggio:
David Stiven
Tim Wellburn
Michael Balson
Scenografia:
Musica:
Brian May
Produzione:
Byron Kennedy
Produzione Esecutiva:
Casa di Produzione:
Warner Bros. Pictures
Kennedy Miller Productions
Budget:
$2 milioni
Botteghino:
$24 milioni
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Redazione

8-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Max Rockatansky
Mel Gibson
The Gyro Captain
Bruce Spence
Pappagallo
Michael Preston
The Toadie
Max Phipps
Wez
Vernon Wells
The Humungus
Kjell Nilsson
The Feral Kid
Emil Minty
Warrior Woman
Virginia Hey
Zetta
William Zappa
The Captain's Girl
Arkie Whiteley
Mechanic
Steve J. Spears
Curmudgeon
Syd Heylen
Big Rebecca
Moira Claux
Nathan
David Downer
Mechanic's Assistant
Kristoffer Greaves
Broken Victim
Max Fairchild
Defiant Victim
Tyler Coppin
Quiet Man
David Slingsby
Medic
Stewart Finlay-McLennan
Victim
Kathleen McKay

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

In un mondo post-apocalittico, un uomo solitario vaga nel deserto alla ricerca di cibo e carburante per la sua auto.

Recensione:

Secondo capitolo della rivoluzionaria saga di Mad Max, Interceptor – Il guerriero della strada è un grande passo avanti in termini di innovazione stilistica e vicinanza al ben più recente Mad Max: Fury Road (2015), considerato da subito capolavoro moderno del cinema d'azione. Se nel primo film (Interceptor, 1979) la componente cyberpunk era ancora in uno stato embrionale, qui si possono già riconoscere i segni di un'estetica destinata a influire sull'immaginario e a perdurare fino all'ultima pellicola.


Il mondo post-apocalittico è sostanzialmente riportato a uno stadio neo-barbarico e nomadico, tratteggiato da un graduale annullamento della divisione fra umano e macchinico e da costumi sporchi, reali, veri e propri puzzle di etnie e subculture.


Difatti, salvo un prologo probabilmente troppo invecchiato, la messa in scena di George Miller si reinventa in chiave futuristica, regalandoci stenuanti corse stradali e sequenze d'azione molto frenetiche, incalzando lo spettatore con l'alternanza di riprese aeree e numerosi inseguimenti al cardiopalma. La differenza tuttavia la fanno le scenografie e i costumi. Le lunghe lande desertificate catapultano immediatamente il pubblico all'interno della storia, immerso in un'ambientazione post-atomica con la civiltà in stato di barbarica anarchia. I costumi seguono il filone fantascientifico medioevale, e sono i veri promotori della creazione di un mondo assestante, immaginario e reale allo stesso tempo.

A veicolare l'ottima estetica del film vi è una sceneggiatura particolare. L'ossatura della trama attinge principalmente dall'Iliade (Wez e il suo compagno come Achille e Patroclo, Lord Humungus nella persona di Agamennone e il Capitano Gyro riproposto in un Ulisse difensore), presentando una dinamica simile all'assedio di Troia, capovolgendo il trucco del cavallo. Altro modello di ispirazione è il western leoniano (o fordista), ampiamente saccheggiato nel tracciamento di un racconto derivativo nei temi, condito di violenza e provvisto del classico eroe errante e solitario, ma innovativo nei modi, fantascientifici. Sebbene i dialoghi siano meno approssimativi del primo capitolo, l'intera linea narrativa non offre nessuno spunto interessante, ripercorrendo come già citato molti archetipi già visti.

Invece ottimo lavoro in termini recitativi: Mel Gibson (Il professore e il pazzo, 2019), dopo un inizio di saga poco maturo, si dimostra finalmente calato e a proprio agio nel personaggio, circondato da altrettanti interpreti validi.

In definitiva, Interceptor – Il guerriero della strada è una miscela di archetipi narrativi di diversa provenienza cinematografica (e letteraria), narrati attraverso una grande messa in scena firmata George Miller, e che anticipa, parzialmente, la perfezione stilistica dell'apprezzatissimo ultimo capitolo.

A cura di Jacopo Castiglione.
Pubblicato il 19 dicembre 2020.

Pro:

  • Ottima regia di George Miller, volta a esaltare scene d'azione e scenografie.
  • Scenografie e Costumi ben realizzati, tratti distintivi del filone medioevale fantascientifico della saga.
  • Interpretazioni nel complesso positive.

Contro:

  • Musiche marginali.
  • Sceneggiatura meno approssimativa del primo capitolo, ma che ripercorre archetipi narrativi già ampiamente pervenuti

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