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Terrence Malick

La sottile linea rossa | Recensione | Unpolitical Reviews

Trailer non disponibile

Scheda:

poster di La sottile linea rossa
Titolo Originale:
The Thin Red Line
Regia:
Terrence Malick
Uscita:
19 febbraio 1999
(prima: 5/03/1998)
Lingua Originale:
en
Durata:
170 minuti
Genere:
Dramma
Storia
Guerra
Soggetto:
Sceneggiatura:
Terrence Malick
Fotografia:
John Toll
Montaggio:
Billy Weber
Saar Klein
Leslie Jones
Scenografia:
Richard Hobbs
Suza Maybury
Musica:
Hans Zimmer
Produzione:
Grant Hill
Robert Michael Geisler
John Roberdeau
Sheila Davis Lawrence
Produzione Esecutiva:
George Stevens Jr.
Casa di Produzione:
Fox 2000 Pictures
Phoenix Pictures
Geisler-Roberdeau
Budget:
$52 milioni
Botteghino:
$98 milioni
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Redazione

8.5

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

1st Sgt. Edward Welsh
Sean Penn
Pvt. Robert Witt
Jim Caviezel
Cpl. Geoffrey Fife
Adrien Brody
Pvt. Jack Bell
Ben Chaplin
Capt. James Staros
Elias Koteas
Capt. John Gaff
John Cusack
Sgt. William Keck
Woody Harrelson
Lt. Col. Gordon Tall
Nick Nolte
Sgt. Maynard Storm
John C. Reilly
Capt. Charles Bosche
George Clooney
Brig. Gen. David Quintard
John Travolta
Pvt. Train
John Dee Smith
Pfc. Don Doll
Dash Mihok
Pvt. Alfredo Tella
Kirk Acevedo
2nd Lt. William Whyte
Jared Leto
Pvt. Christopher Peale
Mark Boone Junior
Pvt. Howard Coombs
Matt Doran
1st Lt. George "Brass" Band
Paul Gleeson
Sgt. Paul Becker
Don Harvey
Pfc. Charlie Dale
Arie Verveen

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Nel Pacifico del 1942, si seguono le varie e alterne vicende di un gruppo di soldati alle prese con la conquista di una postazione nemica.

Recensione:

Terrence Malick è forse uno degli autori cinematografici contemporanei per i cui film il termine «capolavoro» risulta più controverso. Osannato dagli uni per il controllo fortemente espressivo della macchina da presa e l'approccio filosofico alla narrazione, biasimato dagli altri per il suo portare all'estremo una poetica di totale coincidenza del pian etico con quello estetico dell'opera. Se già il suo esordio La rabbia giovane (1978), pur inserendosi nel solco del road movie tipicamente neo-hollywoodiano sulle coppie di giovani e dannati in fuga, si distingue per una maniera decisamente più lirica di trattare una tematica alquanto dinamica, ne La sottile linea rossa il confronto è con il genere bellico. Il quale non può prescindere dai capolavori di Stanley Kubrick Orizzonti di gloria del 1957 (per le dinamiche suicide e letalmente incuranti del battaglione) e Full Metal Jacket del 1987 (per la severità dei superiori). Tuttavia, il modello cui sembra rifarsi maggiormente Malick è, se possibile, ancora più eccelso: l'Iliade di Omero, in quanto lenta, minuziosa, gloriosa e tuttavia umanissima narrazione collettiva di una guerra come pretesto per raccontare del dramma stesso dell'esistenza.

La sceneggiatura, di Malick dall'omonimo romanzo di James Jones, si dipana effettivamente su più linee narrative, cogliendo gli archi di realizzazione di differenti personaggi interfacciati con il medesimo contesto.


Estremo è il ricorso a simbolismi di carattere naturale: il coccodrillo delle prime sequenze, libero e poi catturato, così come l'uccellino moribondo alla nascita, sono sufficientemente esplicite a significare la perdita dell'innocenza e della stessa umanità dei soldati, gettati in una natura maestosa e indifferente e al soldo di un sistema che può promettere loro solo morte e schiavitù.


L'impostazione da grande romanzo storico collettivo riesce a comporre un affresco indubbiamente espressivo e affascinante. Tuttavia propri a livello di sceneggiatura risiedono alcuni difetti. Il primo è l'utilizzo della voice-over, a volte eccessiva, a volte proprio superflua in quanto verbosa e a scapito della bellezza delle immagini. Inoltre, la giostra di personaggi talvolta non si alterna con la dovuta chiarezza, rendendo non facile e talvolta priva di ritmo la visione. Soprattutto nella seconda metà del film, l'incedere ieratico del racconto perde un po' di aura mito-poietica per diventare effettivamente faticoso.

È nell'immagine che Malick trova la propria espressività più felice. La regia lavora alla perfezione nella resa della tensione, con un utilizzo espressivo e pienamente consapevole del mezzo cinematografico. Le soggettive dei soldati immergono lo spettatore in un mondo sommerso dal silenzio inquietante e misterioso dell'erba alta, ripresa dal basso. Utilizzo ottimo anche delle carrellate circolari per offrire un quadro generale delle situazioni. Il taglio documentaristico e schietto è accostato al disvelamento lirico, quasi epifanico, della Natura ripresa in chiave iperrealista. A tal proposito, è ottima la fotografia di John Yoll (doppio premio Oscar per Vento di passioni, 1994, e Braveheart – Cuore impavido, 1996), con magnifici punti macchina su soggetti animali e umani e quadri ambientali.

Montaggio sonoro di Billy Weber e Leslie Jones ottimo nell'alternare pieni e vuoti, con un realismo più che documentaristico della resa ambientale. La colonna sonora del premio Oscar Hans Zimmer (Inception, 2010; Blade Runner 2049, 2017), per quanto meno caratterizzata che altrove, è molto adeguata nell'accompagnare i crescendo narrativi. Quanto alle interpretazioni, si segnala in cast primario è secondario di ottima fattura, con interpreti che emergono senza stagliarsi al di là del proprio ruolo all'interno di una dinamica collettiva.

Sette nomination agli Oscar e numerosi altri riconoscimenti conseguiti, il terzo film di Malick connette la riflessione sulla grande Storia a quella sulle storie di ogni singolo attore, e l'esistenza di questi ultimi al mistero ultimo del confronto con la Natura. Il pregio della profondità di pensiero, quando vuole esprimersi con il linguaggio letterario più che con quello delle immagini, appesantisce talvolta l'opera. La mano inconfondibile e la possanza narrativa la rendono una pietra miliare del genere, capace di collocarsi fra i grandi maestri e i discepoli a venire, fra cui si colloca il recente 1917 di San Mendes (2019), quasi opposto per linearità della storia.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 14 novembre 2020.

Pro:

  • Magnificente opera che esubera dal genere per approccio lirico e filosofico.
  • Regia ferma, espressiva, grandiosa.
  • Fotografia eccelsa.

Contro:

  • Eccessiva invasione e verbosità della voce narratrice.
  • Perdita di ritmo narrativo dalla metà in poi.

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