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Lars von Trier

Le onde del destino | Recensione | Unpolitical Reviews

Trailer non disponibile

Scheda:

poster di Le onde del destino
Titolo Originale:
Breaking the Waves
Regia:
Lars von Trier
Uscita:
11 ottobre 1996
(prima: 13/05/1996)
Lingua Originale:
da
Durata:
159 minuti
Genere:
Dramma
Romance
Soggetto:
Sceneggiatura:
Fotografia:
Robby Müller
Jean-Paul Meurisse
Eric Kress
Montaggio:
Anders Refn
Scenografia:
Musica:
Joachim Holbek
Produzione:
Peter Aalbæk Jensen
Produzione Esecutiva:
Casa di Produzione:
Det Danske Filminstitut
Trust Film
Budget:
$0
Botteghino:
$3 milioni
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Redazione

8

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Bess McNeill
Emily Watson
Jan Nyman
Stellan Skarsgård
Dodo McNeill
Katrin Cartlidge
Terry
Jean-Marc Barr
Dr. Richardson
Adrian Rawlins
Priest
Jonathan Hackett
Mother
Sandra Voe
Sadistic Sailor
Udo Kier
Pits
Mikkel Gaup
Pim
Roef Ragas
Chairman
Robert Robertson
Grandfather
Phil McCall
An Elder
Desmond Reilly
Sybilla
Sarah Gudgeon
Coroner
Finlay Welsh
Glasgow Doctor
David Gallacher
Man on Bus
Ray Jeffries
Man at Lighthouse
Owen Kavanagh
Man on Boat
Bob Docherty
Young Sailor
David Bateson

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Bess è una giovane credente, ingenua e innamorata del novello marito Jan. Quando questi rischierà la vita in un incidente, lei farà di tutto perché Dio lo aiuti a sopravvivere.

Recensione:

Le onde del destino, secondo la tendenza tipica di Lars von Trier a tematizzare la propria opera omnia, appartiene alla cosiddetta Trilogia del cuore d'oro. Assieme agli altri due capitoli, Idioti (1998) e Dancer in the dark (2000), il nucleo narrativo ruota attorno alla vicenda di un personaggio femminile troppo puro e idealista per la brutalità del mondo, e al dramma personale che ne consegue.

Il quasi coevo manifesto Dogma 95, co-ideato proprio da von Trier, è ironicamente celebre nella storia delle teorie cinematografiche per essere il metodo meno rispettato in assoluto, soprattutto dai propri fondatori. Di fatto, l'unico film di von Trier a rispondere pienamente ai precetti del Dogma è proprio Idioti. Tuttavia, tutta la filmografia del regista danese ne ripropone, più o meno alterati, alcuni elementi essenziali. Il film in questione non fa eccezione: assenza di scenografie e oggetti scenici finzionali, mancanza di un genere di riferimento, ricorso a commento sonoro unicamente diegetico, colori naturali e macchina da presa rigorosamente a mano. Se tali caratteristiche, prolungate per più di due ore, possono risultare ostiche allo spettatore medio (si tratta d'altronde di cinema fortemente autoriale), ne Le onde del destino si coniugano perfettamente al soggetto.

La storia, scritta ovviamente da von Trier, racconta della passione (in senso cristologico) di una figura border-line, in una discesa agli Inferi costante e riscattata unicamente dall'atto di pietà finale. Il senso di desolazione e solitudine si coniuga perfettamente con la fotografia in “bianco e nero a colori” di Robby Müller (Nel corso del tempo, 1976; Daunbailó, 1986). La vicenda, per quanto lineare, è ottimamente scandita da una trama ritmica i cui elementi principali sono: i monologhi deliranti con Dio della protagonista; le scene di riunione comunitaria in chiesa, in cui i severi volti dei sacerdoti ricordano il capolavoro danese La passione di Giovanna d'Arco (1928) di Carl Theodor Dreyer, chiara fonte di ispirazione tematica e visiva; infine, la divisione in capitoli. I quali, caratterizzati dal ricorso a musiche extra-dietetiche glam rock e folk e alla fotografia curata e filtrata, sono in totale contrasto con il resto del film, quasi come elaborate copertine di breviari dal contenuto apocalittico.


Nel complesso, il marchio estetico del film è forte, netto e riconoscibile, ma ottimamente curato. Soprattutto, non soffre della mania autoreferenziale che ha caratterizzato le ultime produzioni di von Trier.


A livello di interpretazioni, è evidente l'ottima performance di Emily Watson, che riesce a rendere, nelle espressioni come nella voce, la psicologia della protagonista. La cui personalità è scissa fra l'estrema bontà e la profonda mortificazione, fra sé stessa e Dio dentro di sé, fra lucidità e follia. Le altre interpretazioni, purtroppo, risaltano per quanto sono dimenticabili e inadeguate in confronto a quella principale.

Le onde del destino è un film selettivo, sicuramente. Riesce comunque nel proprio intento di trasportare lo spettatore, anche se poco avvezzo allo stile del regista, nel dramma personale di Bess e nel contesto opprimente di sguardi e giudizi della comunità bigotta e conservatrice. Tema, quest'ultimo, al centro di quello che per molti è il capolavoro di von Trier: Dogville (2003), in cui le riflessioni sul contrasto fra singolo e collettività saranno portati, stilisticamente e narrativamente, all'estremo.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 6 novembre 2019.

Pro:

  • L'aderenza, non completa ma visibile, fra materia narrativa e Dogma 95.
  • L'ottima cura formale, selettiva ma definita.
  • L'interpretazione principale, efficace e sfaccettata.

Contro:

  • L'estrema lentezza della narrazione, in realtà tipica dello stile dell'autore.
  • Le interpretazioni secondarie, dimenticabili.

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