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Spike Jonze

Lei | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Lei
Titolo Originale:
Her
Regia:
Spike Jonze
Uscita:
11 novembre 2013
(prima: 18/12/2013)
Lingua Originale:
en
Durata:
126 minuti
Genere:
Romance
Fantascienza
Dramma
Soggetto:
Sceneggiatura:
Spike Jonze
Fotografia:
Hoyte van Hoytema
Montaggio:
Jeff Buchanan
Eric Zumbrunnen
Scenografia:
Gene Serdena
Musica:
Owen Pallett
Will Butler
Produzione:
Spike Jonze
Vincent Landay
Megan Ellison
Produzione Esecutiva:
Daniel Lupi
Natalie Farrey
Chelsea Barnard
Casa di Produzione:
Warner Bros. Pictures
Ascot Elite - Ascot Life!
Annapurna Pictures
Budget:
$23 milioni
Botteghino:
$47 milioni
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Redazione

8.5

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Theodore Twombly
Joaquin Phoenix
Samantha (voice)
Scarlett Johansson
Amy
Amy Adams
Catherine Klausen
Rooney Mara
Paul
Chris Pratt
Blind Date
Olivia Wilde
Charles
Matt Letscher
Surrogate Date Isabella
Portia Doubleday
Alien Child (voice)
Spike Jonze
Chat Room Friend #2 (voice)
Bill Hader
SexyKitten (voice)
Kristen Wiig
Text Voice (voice)
Artt Butler
Isabella (voice)
SoKo
Alan Watts (voice)
Brian Cox
Mark Lewman
Luka Jones
Dr. Johnson
Sam Jaeger
Pizza Vendor
Pramod Kumar
Mother Who Dated Pricks
Evelyn Edwards
Busker / Dancer
Lil Buck
Letter Writer #1
Lynn Adrianna

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Un impiegato introverso e sensibile, con il dono della scrittura, si innamora del proprio sistema operativo: un'intelligenza artificiale di nome Samantha.

Recensione:

Spike Jonze (Essere John Malkovich, 1999; Il ladro di orchidee, 2002) firma regia, soggetto e sceneggiatura di una delicata storia d'amore per i tempi prossimi venturi e, perché no, anche per i nostri. All'analisi delle dinamiche sentimentali comuni e universali, infatti, viene accostato l'elemento dell'intelligenza artificiale, del suo rapporto con l'uomo, delle sue potenzialità. Sembra naturale il paragone con quel tipo di narrativa distopica a cui ormai ci ha abituati Black Mirror: eppure qui non vi è l'intento esplicito di inquietare, o di fare una satira feroce del mondo post-umano.

Piuttosto, a rendere Lei un piccolo capolavoro è il senso di sconfinata umanità, attribuita sia al protagonista che, nei limiti del personaggio, alla sua compagna virtuale: è un film sulla solitudine, sul bisogno comune a tutti di amare ed essere amati, sull'incapacità del poeta a estrinsecarsi. Vi è, ovviamente, un accenno critico esplicito al ruolo della tecnologia nell'esistenza dell'uomo, ma non risulta il vero focus del film.

Il soggetto, soprattutto con il passare del tempo, non è dei più originali: si potrebbe risalire a vecchi cult come Blade runner (1982), se non alla fantascienza primitiva, per trovare tematiche simili. Così lo sviluppo strutturale non aggiunge, di per sé, nulla che non sia già stato detto: un amore che nasce fra due individui soli, si consuma con l'intensità e la velocità di un fiammifero e finisce.

A rendere però speciale lo storytelling è tutto ciò che vi sta attorno: a partire dai dialoghi raffinati, conditi ora con l'ironia romantica di Woody Allen, ora con il gusto estetico della Nouvelle vague.

La semplicità estrema della storia è, dopotutto, funzionale alla tipologia di racconto: che non vuole fare altro che parlarci, come da secoli si fa e per secoli si farà, di una storia d'amore come tante ma, a suo modo, unica. Tutto sembra così seguire l'andamento degli scritti di un poeta, quale il protagonista: dalla rinuncia alla completa linearità della storia alla valorizzazione delle componenti sensoriali, come Proust insegna. I molti colori, valorizzati dalla fotografia di Hoyte van Hoytema (Interstellar, 2014; Spectre, 2015) hanno infatti la funzione di coinvolgimento emotivo fra spettatore e personaggio, amalgamati fra la scenografia futurista, ma non lontana da noi, di K. K. Barrett e i costumi di Casey Storm.

Le musiche, degli Arcade Fire, sono un discreto accompagnamento: non incisivo, ma nemmeno disturbante.


Tutto insomma va nella direzione del racconto quotidiano e straordinario assieme: ironico e straziante, forse più francese che americano.


L'ultima menzione va alle interpretazioni. Phoenix, con dei baffi che ne accentuano la mimica comica alla Groucho Marx è quella malinconica da intellettuale disadattato, è perfetto nel dare volto al senso di solitudine e inadeguatezza che è il centro del racconto. Lodevole, poi, come riesca a mantenere da solo quasi tutto il film. La sua comprimaria, Johansonn, colmare solo come mera voce: eppure, è diventata una delle voci più iconiche e incisive del cinema recente.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 20 giugno 2019.

Pro:

  • Profondità del racconto.
  • Ottime interpretazioni.
  • Reparto visivo che coinvolge i sensi.

Contro:

  • Relativa semplicità della storia. Ma in tal caso è lungi dall'essere un vero difetto.

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