Home
Recensioni
Chi Siamo
Gabriele Mainetti

Lo chiamavano Jeeg Robot | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Lo chiamavano Jeeg Robot
Titolo Originale:
Lo chiamavano Jeeg Robot
Regia:
Gabriele Mainetti
Uscita:
17 ottobre 2015
(prima: 25/02/2016)
Lingua Originale:
it
Durata:
112 minuti
Genere:
Crime
Dramma
Azione
Fantascienza
Soggetto:
Nicola Guaglianone
Sceneggiatura:
Nicola Guaglianone
Menotti
Fotografia:
Michele D'Attanasio
Montaggio:
Andrea Maguolo
Scenografia:
Musica:
Gabriele Mainetti
Michele Braga
Produzione:
Gabriele Mainetti
Produzione Esecutiva:
Jacopo Saraceni
Casa di Produzione:
Goon Films
RAI
Budget:
$1 milioni
Botteghino:
$0
Carica Altro

Redazione

7-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Enzo Ceccotti
Claudio Santamaria
Zingaro
Luca Marinelli
Alessia
Ilenia Pastorelli
Sergio
Stefano Ambrogi
Biondo
Maurizio Tesei
Tazzina
Daniele Trombetti
Sperma
Francesco Formichetti
Claudietto
Joel Sy
Vincenzo
Salvatore Esposito
Antonio
Gianluca Di Gennaro
Nunzia
Antonia Truppo
Marcellone
Juana Jimenez
Pinocchio
Giampaolo Crescenzio
Efeso
Tommaso Di Carlo
Bambina in Auto
Jennifer Distaso
Cruciani
Roberto Libertini
Di Lello
Leandro Carano
Poliziotta
Daniela De Vita
Corriere #1
Tamken Abdulaziz
Corriere #2
Hassen Jamal

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

In fuga dalla polizia, il ladro Enzo Ceccotti si getta nelle acque del Tevere, grazie alle quali acquisisce incredibili superpoteri.

Recensione:

Lo chiamavano Jeeg Robot, primo lungometraggio di Gabriele Mainetti, unisce vari generi cinematografici, con l'intento di portare sul grande schermo un prodotto italiano diverso e, in qualche modo, innovativo. Definito ironicamente dallo stesso regista come uno “SpaghettiMarvel”, il film mescola elementi di narrativa prettamente fantascientifici, come i superpoteri di Enzo, a elementi di incredibile attualità come la situazione di estrema violenza nei quartieri periferici di Roma.

Il dualismo tra realtà e fantarealtà viene rappresentato al meglio dal disturbo mentale di Alessia, che per scappare dalla situazione di violenza in cui vive, crea un piccolo mondo fantastico all'interno del mondo reale, incapace oramai di distinguere ciò che è vero e ciò che non lo è. Malgrado la sua dissociazione mentale, Alessia è il personaggio che funge da “voce della verità”, basta pensare a come rimprovera Enzo, accusandolo di essere un egoista e di usare impropriamente i suoi poteri o di come lo spinge a essere prima di tutto una persona migliore e poi, un buon supereroe.

Paradossalmente, il personaggio che ha meno contatto con la realtà in cui vive è il super cattivo di turno: lo Zingaro. Per tutto il corso del film si convince di essere una figura superiore rispetto a quella che poi effettivamente è, forse legato troppo alle vecchie glorie del passato (dopo tutto ha partecipato a “Domenica In”), accompagnato da una passione sfrenata, quasi ossessiva, delle grandi cantanti pop italiane, e a un bisogno continuo di controllo, legato a un disturbo quasi compulsivo: ogni volta che perde la calma si disinfetta freneticamente le mani.

Enzo invece, rappresenta un uomo non medio, ma al di sotto della media: un povero ladruncolo che vive in una stanza, che come passatempo guarda dvd porno e che mangia solo budini. Nella pellicola troviamo quindi un capovolgimento dei ruoli rispetto ai cinecomics americani: chi riceve i poteri non è una brava persona, qualcuno che per qualche merito morale viene ricompensato con forza sovrannaturale, ma un criminale che, che li ottiene per caso, scappando dalla polizia. Dietro ogni grande uomo, c'è una grande donna, ma in questo caso, dietro a un uomo quasi inutile nella sua esistenza, c'è dietro una ragazza instabile che però porta avanti i principi morali ed etici e una disillusa ingenuità che mancano all'eroe.

Roma è al centro dell'essenza del film, non funge solo da mura per la narrazione ma ne valorizza l'aspetto realistico, a tal punto che il regista ha scelto personalmente attori e attrici che rappresentassero a pieno la “romanità” dei personaggi, da qui anche l'uso esclusivo del dialetto. Prima delle scelte definitive nel casting, Mainetti aveva pensato anche ad Alessandro Borghi e Aurora Ruffino, con i quali aveva precedentemente collaborato, ma che non rappresentavano, a suo parere, i toni “coatti” che voleva conferire al film.


L'interpretazione di Santamaria potrebbe risultare piatta e abbastanza dimenticabile ma non dimentichiamoci che il personaggio di Enzo richiedeva esattamente questo: un'esistenza piatta e decisamente dimenticabile;


Santamaria, per il ruolo, è dovuto aumentare di ben 20 kg, arrivando quasi a un totale di 100 kg, se quindi pensate che non abbia fatto alcuno sforzo a livello recitativo, potete comunque compensare con uno sforzo a livello fisico.

Iconica e indimenticabile è invece la performance di Luca Marinelli, che gli è valsa il premio come Miglior Attore non protagonista ai David di Donatello, nei panni del cattivo più tamarro della storia del cinema italiano: a partire dal fracassamento del cranio usando come arma un iPhone bianco, fino alla magistrale performance di Un'emozione da poco, passando per la Bertè usata come discorso motivazionale per una banda di criminali, fino agli outfit improbabili e appariscenti indossati, letteralmente, fino alla morte. Vincitrice del David come Miglior Attrice Protagonista, Ilenia Pastorelli, ha abbattuto tutti i pregiudizi che la circondavano, non dimentichiamoci che si trattava del suo primo lavoro come attrice (prima di questo era conosciuta per aver partecipato a un'edizione del Grande Fratello), regalando una performance convincente ed emozionante, un personaggio tanto dolce e innocente quanto deciso e coatto.

Dal punto di vista tecnico, pecca gravemente l'audio: molte tracce presentano una dinamica troppo compressa che hanno portato a elementi di disturbo durante la visione.

Mainetti ha confessato più e più volte le sue difficoltà nel trovare qualcuno che credesse nel suo film e che riuscisse a portare in Italia un prodotto del genere sul grande schermo.

Ci piace quindi pensare che Lo Chiamavano Jeeg Robot abbia fatto capire che essere diversi e fare prodotti buoni in Italia non è per niente impossibile, come ci ha mostrato recentemente anche Matteo Rovere con il suo Primo Re.

A cura di Linda Giulio.

Pro:

  • Performance di Ilenia Pastorelli e Luca Marinelli.
  • Soggetto originale in italia che riesce a differenziarsi anche dai prodotti simili americani.
  • Atmosfera romana ricreata perfettamente.

Contro:

  • Regia con alti e bassi
  • Fotografia accademica, non spicca.
  • Missaggio sonoro fortemente compromesso.

Commenti:


Caricamento modulo