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Steven Spielberg

Lo squalo | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Lo squalo
Titolo Originale:
Jaws
Regia:
Steven Spielberg
Uscita:
19 dicembre 1975
(prima: 18/06/1975)
Lingua Originale:
en
Durata:
124 minuti
Genere:
Horror
Thriller
Avventura
Soggetto:
Sceneggiatura:
Peter Benchley
Carl Gottlieb
Fotografia:
Bill Butler
Montaggio:
Verna Fields
Scenografia:
John M. Dwyer
Musica:
John Williams
Produzione:
Richard D. Zanuck
David Brown
Produzione Esecutiva:
Casa di Produzione:
Zanuck/Brown Productions
Universal Pictures
Budget:
$7 milioni
Botteghino:
$470 milioni
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Redazione

8+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Police Chief Martin Brody
Roy Scheider
Matt Hooper
Richard Dreyfuss
Quint
Robert Shaw
Mayor Larry Vaughn
Murray Hamilton
Ellen Brody
Lorraine Gary
Michael 'Mike' Brody
Chris Rebello
Sean Brody
Jay Mello
Deputy Leonard 'Lenny' Hendricks
Jeffrey Kramer
Ben Meadows
Carl Gottlieb
Christine 'Chrissie' Watkins
Susan Backlinie
Tom Cassidy
Jonathan Filley
Mrs. Kintner
Lee Fierro
Alex M. Kintner
Jeffrey Voorhees
Ben Gardner
Craig Kingsbury
Mr. Taft
Phil Murray
Mrs. Taft (uncredited)
Fritzi Jane Courtney
Mrs. Posner (uncredited)
Belle McDonald
Estuary Victim
Ted Grossman
Medical Examiner
Robert Nevin
Interviewer
Peter Benchley

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Uno squalo bianco fa strage di bagnanti nella tranquilla località balneare di Amity. Il capo della polizia, un biologo e un pescatore decidono di mettersi, quindi, sulle sue tracce per eliminarlo.

Recensione:

Lo Squalo è il terzo lungometraggio di Steven Spielberg (E.T. L'extraterrestre, 1982 e Jurassic Park, 1993) ed è da molti considerato il canto del cigno della Nuova Hollywood, trattandosi di fatto del primo blockbuster della storia del cinema. Grazie ad una massiccia distribuzione in sala e ad un'incessante pubblicità televisiva su scala nazionale (strategie di marketing assolutamente innovative per il tempo) il film riuscì ad assicurarsi un enorme successo al botteghino, divenendo un cult immediato, ancora oggi oggetto di ispirazione per molte delle pellicole riconducibili al genere (come dimostrano i recentissimi Shark – Il Primo Squalo, 2018 e Crawl – Intrappolati, 2019).


Il più grande pregio del film è senza alcun dubbio rinvenibile nella sceneggiatura, tanto semplice quanto efficace. La figura dello squalo rimanda facilmente a tutta una serie di archetipi legati all'immaginario marinaresco e alla paura primordiale dell'uomo, riuscendo così ad incarnare alla perfezione l'idea di un male assoluto da estirpare ad ogni costo.


Nonostante l'evidente critica al cinico opportunismo della classe politica (incarnato dal sindaco), è un dato di fatto che la chiusura delle spiagge di Amity segnerebbe un'effettiva condanna a morte della fragile economia locale, con danni inimmaginabili che si riverserebbero sulla popolazione del posto. Ecco quindi come dopo una prima parte di lenta ma necessaria contestualizzazione sociale, la caccia al mostro intrapresa dai protagonisti nella seconda parte del film viene a configurarsi come inevitabile. Essi non possono restare indifferenti dinanzi ad una simile minaccia. Se non fosse stato per la tutela di un rilevante interesse pubblico (vale a dire la buona riuscita della stagione balneare), un semplice divieto di balneazione avrebbe risolto il problema. La vera caccia allo squalo non viene intrapresa per sport, per spavalderia o per il mero raggiungimento di una lauta ricompensa remunerativa, ma per la salvaguardia dell'intera comunità. Non è dunque un caso che coloro i quali si imbarcano per motivazioni meno nobili dell'interesse pubblico, finiscano o per catturare lo squalo sbagliato (come i pescatori dello squalo tigre) o per essere divorati da quello giusto (come nel caso di Quint, che non si sarebbe mosso senza la previa promessa di $10.000).

Non bisogna stupirsi pertanto se, nella logica moralistica che pervade tutte le pellicole di Spielberg, a salvarsi sono solo il biologo Hooper e il poliziotto Brody (il quale, suo malgrado, aveva sulla coscienza la vita di un bambino), gli unici veri eroi della storia. Ciò nonostante, l'introspezione psicologica dei personaggi, nel complesso ben interpretati dal cast, può risultare piuttosto lacunosa; il film finisce improvvisamente, subito dopo la morte dello squalo, senza consentire allo spettatore di ricongiungersi con gli abitanti di Amity, fondamentali nella parte iniziale del film. Il sindaco, la famiglia di Brody, il suo aiutante e tutti i bagnanti, persa la loro importanza narrativa, vengono abbandonati in modo forse troppo brusco.

Dal punto di vista tecnico la pellicola si rivela soddisfacente, seppur non particolarmente virtuosa. La regia si dimostra abile nel far percepire allo spettatore la presenza dell'animale senza che questi si palesi sullo schermo e riesce a gestire bene gli spazi, contrapponendo ad esempio la piccola barca alla vastità del mare aperto; più che discreti anche i giochi di luce fotografici, che alternano alla luminosità della superficie la tenebrosa oscurità dell'ambiente sottomarino. I maggiori momenti di tensione sono però dovuti soprattutto al montaggio di Verna Fields e alle musiche di John Williams, entrambi premiati agli Oscar del 1976. Queste ultime, in particolare, sorprendono per la semplicità con cui riescono ad incrementare l'angoscia, riuscendo perfettamente a far percepire lo squalo nei momenti in cui non viene mostrato. Alternando due sole note (mi e fa), John Williams è riuscito così a creare un motivetto che è ben presto divenuto un classico della suspense, ancora oggi in grado di indicare nell'immaginario comune l'imminente arrivo di una pericolosa minaccia.

Un'ultima componente da menzionare è quella degli effetti speciali, impiegati nella realizzazione dello squalo. Per non utilizzare CGI (al tempo tanto costosa quanto poco efficace) si fece ricorso a tre distinti macchinari: uno per le riprese subacquee e per quelle in cui l'animale doveva muoversi a fior d'acqua e due che riproducevano lo squalo a metà, da utilizzare nelle riprese in cui questi doveva apparire girato verso destra o verso sinistra. I continui malfunzionamenti degli squali meccanici (dovuti principalmente alla corrosione degli impianti idraulici a causa dell'acqua salata) se da un lato costrinsero Spielberg a ridurre le scene in presenza dello squalo, dall'altro resero possibile l'incremento della suspense, ai suoi massimi livelli proprio quando l'animale viene percepito (e non visto) dallo spettatore.

Per tutti questi motivi, appare dunque evidente che se Lo Squalo è diventato un grande classico, non è da imputare solo alle strategie di marketing adottate in fase distributiva. Queste sono risultate senz'altro determinanti nel diffondere il film su larga scala, rendendolo popolare sin dalla sua uscita, ma è innegabile che il lungometraggio (tra i più riusciti di Spielberg) contenga comunque un suo intrinseco e imprescindibile valore artistico da non sottostimare.

A cura di Mattia Liberatore.
Pubblicato il 4 aprile 2020.

Pro:

  • Sceneggiatura tanto semplice quanto efficace.
  • Picchi di suspense originati dal montaggio e dalle musiche di John Williams.
  • Ottimi effetti speciali nella realizzazione dello squalo.

Contro:

  • Scarsa introspezione psicologica dei personaggi e totale abbandono di quelli secondari.

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