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L'uomo invisibile | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di L'uomo invisibile
Titolo Originale:
The Invisible Man
Regia:
Leigh Whannell
Uscita:
15 giugno 2020
(prima: 26/02/2020)
Lingua Originale:
en
Durata:
124 minuti
Genere:
Thriller
Fantascienza
Horror
Soggetto:
Sceneggiatura:
Leigh Whannell
Fotografia:
Stefan Duscio
Montaggio:
Andy Canny
Scenografia:
Katie Sharrock
Musica:
Benjamin Wallfisch
Produzione:
Jason Blum
Kylie du Fresne
Produzione Esecutiva:
Leigh Whannell
Rosemary Blight
Ben Grant
Jeanette Volturno
Beatriz Sequeira
Casa di Produzione:
Universal Pictures
Blumhouse Productions
Goalpost Pictures
Screen Australia
Nervous Tick
Government of Australia
The New South Wales Government
Budget:
$7 milioni
Botteghino:
$130 milioni
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Redazione

7-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Cecilia Kass
Elisabeth Moss
James Lanier
Aldis Hodge
Sydney Lanier
Storm Reid
Tom Griffin
Michael Dorman
Emily Kass
Harriet Dyer
Adrian Griffin
Oliver Jackson-Cohen
Marc
Benedict Hardie
Nurse
Zara Michales
Doctor Lee
Renee Lim
Detective Reckley
Sam Smith
Taylor
Nick Kici
Screaming Woman
Vivienne Greer
Accident Victim
Anthony Brandon Wong
Strike-Stun Guard
Serag Mohammed
Security Guard
Nash Edgerton
Head Doctor
Nicholas Hope
Police Officer
Cardwell Lynch
Detective
Xavier Fernández
Orderly
Cleave Williams
Lyft Driver
Brian Meegan

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Una donna, in seguito alla morte del marito da cui era fuggita, viene ora perseguitata da qualcuno che non è in grado di vedere.

Recensione:

Adattamento in chiave moderna del romanzo L'uomo invisibile di H.G. Wells e reboot dell'omonimo film del 1933, L'uomo invisibile di Leigh Whannell (Insidious 3, 2015; Upgrade, 2018) capovolge del tutto il punto di vista solitamente adottato, assegnando il ruolo di protagonista non più all'uomo invisibile, bensì alla sua vittima. Il vantaggio di forzare lo spettatore ad empatizzare con il personaggio perseguitato alimenta l'intensità orrorifica della pellicola. È esattamente per questo che il film ne guadagna in termini di godibilità e inventiva narrativa.


Tuttavia, la superficialità con cui sono gestiti i continui cambi di registro, migrando più volte dall'horror allo sci-fi d'azione e passando perfino dal dramma quasi autoriale, contribuisce nel privare il film di un'identità ben precisa, facendogli assumere una fisionomia cinematografica confusa quanto basta da infastidire lo spettatore.


La sceneggiatura grava ulteriormente su questo aspetto, banalizzando il soggetto con l'inserimento iterato di scene squallide e/o non necessarie ai fini del racconto. Improbabile che ogni volta che l'uomo invisibile agisca non ci siano telecamere a riprenderlo, e frivolo risulta il modo con il quale alcune sequenze vengono condotte (per esempio l'intervento degli agenti della sorveglianza nell'ospedale psichiatrico a gruppi di due); inoltre appare insufficiente la spiegazione del come l'uomo abbia simulato la propria morte. Per giunta l'evoluzione dei personaggi non è lineare, le loro decisioni di agire sono in gran parte prese senza ragioni plausibili, indotte forzatamente per far combaciare il corretto sviluppo narrativo.

Questa creatura ibrida di generi, mescolata ad una netta imprecisione nella stesura dello script, è miracolosamente messa in salvo dalle componenti concretamente più tecniche, quali regia, fotografia (accademica ma efficace) e musiche. Le lente carrellate e le numerose riprese soggettive, oltre che enfatizzare le ottime scenografie, conferiscono al film la tensione adeguata, soprattutto nell'assunzione del punto di vista dell'uomo invisibile. Paiono veri e propri campo-controcampo le inquadrature speculari tra il personaggio di Cecilia e il nulla, dove lo spettatore si aspetta che si trovi l'uomo invisibile. Lo straniamento, consequenziale nell'assistere a riprese essenzialmente vuote, incrementa gradualmente nel corso della pellicola il terrore dell'ignoto, di cui tanto il regista Steven Spielberg ha usufruito (Lo squalo, 1975; Jurassic Park, 1993).

A potenziare il carattere più thriller dell'opera ci sono le musiche. Se nel genere horror il pubblico è generalmente abituato all'orchestra (in quanto il cervello umano, secondo l'esperienza derivata dalla visione di altre opere di genere, è maggiormente portato a temere un glissando di un violino rispetto ad un sintetizzatore), qui si sceglie di utilizzare un approccio differente, più simile ai film di natura fantascientifica, adattando, quindi, i vari sintetizzatori all'atmosfera inquietante che pervade l'intera pellicola. La scelta risulta totalmente confacente al ritmo angosciante trasmesso, e favorisce una fruibilità visiva e sonora uniformemente migliore.

A concludere vi è la vigorosa ed eccellente interpretazione di Elisabeth Moss, perennemente stizzita e/o disperata nel trovare una soluzione ai suoi problemi.

Nel complesso si intravede una chiara frivolezza con la quale è stato organizzato l'intero progetto: un'occasione indubbiamente sprecata, date le pregevoli virtù messe in campo.

A cura di Jacopo Castiglione.
Pubblicato il 6 aprile 2020.

Pro:

  • Regia pregevole.
  • Ottima, e singolare, la scelta delle musiche, conformi all'atmosfera realizzata.
  • Interpretazione di Elisabeth Moss molto positiva.

Contro:

  • Sceneggiatura sconclusionata.
  • Privo di un'identità di genere chiara.

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