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George C. Wolfe

Ma Rainey's Black Bottom | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Ma Rainey's Black Bottom
Titolo Originale:
Ma Rainey's Black Bottom
Regia:
George C. Wolfe
Uscita:
18 dicembre 2020
(prima: 25/11/2020)
Lingua Originale:
en
Durata:
94 minuti
Genere:
Dramma
Musica
Soggetto:
Sceneggiatura:
Ruben Santiago-Hudson
Fotografia:
Tobias A. Schliessler
Montaggio:
Andrew Mondshein
Scenografia:
Karen O'Hara
Diana Stoughton
Musica:
Branford Marsalis
Produzione:
Denzel Washington
Dany Wolf
Todd Black
Produzione Esecutiva:
Constanza Romero
Casa di Produzione:
Escape Artists
Mundy Lane Entertainment
Budget:
$0
Botteghino:
$0
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Redazione

5+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Levee Green
Chadwick Boseman
Ma Rainey
Viola Davis
Toledo
Glynn Turman
Cutler
Colman Domingo
Slow Drag
Michael Potts
Sturdyvant
Jonny Coyne
Dussie Mae
Taylour Paige
Irvin
Jeremy Shamos
Sylvester
Dusan Brown
Policeman
Joshua Harto
Band Singer
Quinn VanAntwerp
Laborer (uncredited)
Antonio Fierro
Businessman (uncredited)
Roger Petan
Chicago Worker (uncredited)
Daniel Johnson

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Durante la registrazione del nuovo disco di Ma Rainey, si scatenano gli animi tra lei, il suo agente, il produttore e i membri della band.

Recensione:

Nel suo ultimo ruolo cinematografico, Chadwick Boseman si rende protagonista di una pellicola tratta dall'omonima pièce teatrale del 1984 di August Wilson, autore di Fences, dal quale Denzel Washington trarrà il suo film Barriere del 2016. L'opera originale fa parte del Ciclo di Pittsburgh, una raccolta di dieci opere sulle vite degli afroamericani di ogni decennio del XX secolo. Come in altri film tratti da opere teatrali, in particolare quelli ambientati quasi interamente in un'unica location, l'intento principale è quello di mettere a nudo le debolezze dei protagonisti, facendo accrescere le tensioni personali fra di essi. Nel film di Wolfe (Come un uragano, 2008; Qualcosa di buono, 2014) questa componente, quasi nevrotica, è mancante, nonostante si concluda con un omicidio. I monologhi reiterati dei quattro membri della band si erigono sul loro trascorso e sulle ingiustizie subite per la loro condizione di afroamericani, delle volte portandoli allo scontro verbale e fisico; è il caso del monologo di Chadwick Boseman, il quale incolpa Dio per la condizione dei neri. Durante questo assolo drammatico, del quale sono enormemente discutibili le argomentazioni, il personaggio di Leevee impugna un coltellino contro il suo compagno, innalzando la tensione della scena. Questo avvenimento, nella scena successiva della registrazione, viene completamente ignorato da parte dei membri della band: essi suonano e danzano come se niente fosse.


Il film alterna costantemente i continui monologhi della band alle scene nella sala di registrazione con Ma, senza che le prime abbiano la minima ripercussione sulle seconde, appiattendo lo sviluppo dei personaggi.


Il rapporto sessuale tra Leevee e Dussie, della quale Ma prova una gelosia smisurata, finisce per non avere utilità all'interno della vicenda, poiché non genera nessun tipo di conflitto tra Ma e Leevee. Gli eventi che portano a delle svolte narrative provengono dalla sola Ma e dal suo atteggiamento divistico.

Le argomentazioni apportate dalla madre del Blues risultano assai datate per un film diretto nel 2020, poiché aggiunge poco alla lotta black. La polemica sullo sfruttamento della sua voce da parte dei bianchi produttori discografici presenta diverse mancanze ed incoerenze. La problematica è sicuramente un qualcosa di riscontrabile per gli anni che furono, ma non viene ampliata in maniera tale da renderla attuale poiché nel film viene fatta passare per una questione razziale. Inoltre, ciò crolla nel momento in cui si confronta l'atteggiamento di Ma Rainey con quello del signor Sturdyvant. Il loro è un rapporto lavorativo, paritario, nel quale entrambe le parti vogliono portare a termine l'impegno preso. In questo, l'unica a non stare ai patti concordati è proprio Ma. Il personaggio interpretato da Viola Davis, a causa del suo scriteriato atteggiamento eccentrico e delle argomentazioni tirate in ballo, ha penalizzato anche la buona prova attoriale dell'attrice. Del suo personaggio rimangono le ottime canzoni arrangiate, innalzando la dimensione sonora diegetica del film a un altissimo livello. La stessa cosa non si può dire per la dimensione extra-diegetica. Le percussioni, che ricordano quelle di Whiplash (Damien Chazelle, 2014) e Birdman (Alejandro Gonzalez Inarritu, 2014), rimbombano durante i crolli emotivi di Leevee, stonando completamente con l'atmosfera generale del film ed esagerando nel missaggio tecnico. Il bilanciamento di queste due dimensioni, oltre ad essere completamente sballato, allontana il film dall'essere un'opera di natura cinematografica o teatrale. Così come la musica, nessun elemento tecnico concorre a dare una vera identità al film. La scenografia e i costumi sono alcuni degli elementi di pregio della pellicola. La ricostruzione storica degli spazi e dei costumi è valida e la scelta di racchiudere la maggior parte della vicenda in interni è perfettamente coerente con la natura teatrale del film. In risposta, la regia di Wolfe demolisce del tutto l'impianto teatrale del film. Appare talmente mediocre da non esistere. Wolfe non regala e non aggiunge nessun tocco personale. Da questo punto di vista, il film di Regina King Quella notte a Miami…, dello stesso anno, è riuscito di più nel bilanciare la teatralità della situazione alla messa in scena tipicamente cinematografica. La fotografia di Tobias Schliessler, a patto di qualche sovraesposizione di troppo, punta su dei toni ambrati molto caldi e, allo stesso tempo, decisi.

In conclusione, l'ultimo film di George C. Wolfe e Chadwick Boseman tratta la tematica razziale in maniera macchiettistica e superficiale, che scade, in molti dei monologhi dei personaggi, nel patetico. Il loro trattamento risulta datato e, dal punto di vista prettamente tecnico, non sfrutta affatto la componente teatrale da cui nasce il soggetto del film.

A cura di Paolo Neri.
Pubblicato il 31 marzo 2021.

Pro:

  • La ricostruzione storica, dal punto di vista scenografico e dei costumi, è degna di nota.
  • Gli arrangiamenti ben fatti dei pezzi originali di Ma Rainey danno ritmo ad alcune scene.

Contro:

  • Il trattamento della tematica razziale è macchiettistico e datato.
  • La regia e le altre componenti tecniche non si avvicinano né alla dimensione teatrale né a quella cinematografica, dando poca identità al film.
  • I personaggi, nonostante parlino costantemente del loro passato, non hanno nessun tipo di sviluppo.

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