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Joel Coen

Macbeth | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Macbeth
Titolo Originale:
The Tragedy of Macbeth
Regia:
Joel Coen
Uscita:
14 gennaio 2022
(prima: 5/12/2021)
Lingua Originale:
en
Durata:
105 minuti
Genere:
Dramma
Guerra
Soggetto:
Sceneggiatura:
Joel Coen
Fotografia:
Bruno Delbonnel
Montaggio:
Joel Coen
Lucian Johnston
Scenografia:
Nancy Haigh
Musica:
Produzione:
Joel Coen
Frances McDormand
Robert Graf
Produzione Esecutiva:
Casa di Produzione:
IAC Films
A24
Budget:
$0
Botteghino:
$0
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Redazione

9-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Macbeth
Denzel Washington
Lady Macbeth
Frances McDormand
Ross
Alex Hassell
Banquo
Bertie Carvel
Duncan
Brendan Gleeson
Macduff
Corey Hawkins
Malcolm
Harry Melling
Lennox
Miles Anderson
Donalbain
Matt Helm
Lady Macduff
Moses Ingram
Witches / Old Man
Kathryn Hunter
Murderer
Scott Subiono
Murderer
Brian Thompson
Fleance
Lucas Barker
Porter
Stephen Root
Angus
Robert Gilbert
Macduff's Son
Ethan Hutchison
Seyton
James Udom
Siward
Richard Short
Monteith
Sean Patrick Thomas

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Al nobile scozzese Macbeth tre streghe profetizzano un futuro da sovrano, scatenando una sequela di delitti volti a conquistare il potere.

Recensione:

Primo film scritto e diretto dal solo Joel Coen, per la prima volta senza il fratello Ethan (Il grande Lebowski, 1998; Non è un paese per vecchi, 2007), Macbeth è una diretta e fedele trasposizione dell'omonima tragedia di William Shakespeare. La storia del nobile scozzese e delle sue delittuose brame di dominio, rinvigorite dagli oracoli e dalle macchinazioni della consorte, è fra le più rappresentative del bardo inglese per antonomasia. La vicenda di Macbeth ne condensa infatti i temi e le immagini principali: le profezie e l'ineluttabilità del fato ripresi dal teatro greco di Sofocle, il potere politico come motore delle meschinità umane e logoratore di animi, la misoginia che identifica nel femminile ora l'instabilità («Fragilità, il tuo nome è donna», si dice in Amleto), ora il comburente delle ambizioni e degli omicidi, infine il senso della Storia come non-luogo dove il tempo del mito incontra la contemporaneità e vi si rispecchia. La stessa Scozia sta all'Inghilterra come Tebe, nel ciclo tragico di Edipo, stava ad Atene: Shakespeare parla di un altrove simbolico in realtà estremamente prossimo. Emblema, assieme a Riccardo III dell'eponima tragedia e al Bruto di Giulio Cesare, degli effetti corruttori della politica sulla psiche, Macbeth è al contempo un personaggio meschino e nobile, crudele e dubbioso, tanto più impotente e fragile quanto più investito di potere terreno: figura eterna e paradigmatica, non desta meraviglia il suo successo duraturo quanto a trasposizioni cinematografiche. Fra queste, si ricorda soprattutto la versione data da Akira Kurosawa ne Il trono di sangue (1957) dove, a dimostrazione dell'eternità di Shakespeare, la vicenda viene trasposta nel Giappone feudale incontrando gli stilemi del teatro .

La messa in scena di Coen sembra proprio rifarsi alla fredda sobrietà di Kurosawa, ricorrendo a un minimalismo insolito per l'autore statunitense. Il modello registico diretto è però Orson Welles, il cui insegnamento aleggia nei netti giochi di ombre, nella teatrale profondità di campo e nell'utilizzo di primi piani espressivi che, assieme all'insolito formato 1.37:1, focalizzano l'attenzione dello sguardo sui moti dell'animo, sui volti e sulle parole dei protagonisti. Quella di Coen è una trasposizione fortemente debitrice degli spazi e delle dinamiche teatrali, ma allo stesso tempo in grado di raggiungere e nobilitare l'intensità della recita dal vivo tramite poderose inquadrature cinematografiche che, a tratti, sfociano nell'horror. Ad una prima parte del film geometricamente maniacale e statica fa seguito un crescendo di impetuosità e violenza indicativo del climax ineludibile su cui la macchina tragica di Shakespeare è costruita: lo spettatore, per quanto già in partenza consapevole della conclusione, viene trascinato in una discesa verso la follia e il peccato il cui apice è rappresentato dall'avverarsi della più memorabile e immaginifica profezia di Shakespeare, riguardante il bosco di soldati che assalta il castello di Macbeth.

Visivamente eleganti e suggestive risultano le scenografie di Stefan Dechant che, oltre all'evidente riferimento alle quinte teatrali nell'organizzazione architettonica e luministica (arrivando a riprendere l'illuminazione a occhio di bue), risultano identificative del Basso Medioevo e assieme atemporali. Da notare inoltre l'ottimo bianco e nero di Bruno Delbonnel (Harry Potter e il principe mezzosangue, 2009), tanto cupo quanto in grado di evidenziare l'espressività degli attori e l'intensità visiva degli elementi scenici. La scelta del colore, assieme agli scarni e ben studiati costumi di Mary Zophres (La La Land, 2016), sembra volutamente rifarsi a quel Medioevo irrorato di morte, spettri e profezie descritto da Ingrid Bergman ne Il settimo sigillo (1957).

È infine singolare come la ben nota gelosia degli inglesi rispetto alla nazionalità dei propri interpreti sia messa a dura prova dalla riuscita unione, a livello di cast, di attori americani e britannici: al di là degli ottimi Gleeson e Melling, sono Washington e soprattutto l'intensa McDormand a dominare la scena con performance spietate e complesse, soprattutto nella resa cinematografica dei lunghi monologhi lasciati pressoché intatti dall'originale per il teatro. Nella versione italiana, le loro prove attoriali sono come sempre nobilitate dalla bravura di storici doppiatori quali Francesco Pannofino e Antonella Giannini.

Macbeth di Joel Coen risulta in definitiva un'operazione estremamente colta e autoriale, alla cui complessità del testo si aggiunge una distribuzione da parte di Apple TV+ non propriamente volta alla diffusione capillare. La chiara selettività del prodotto nulla toglie tuttavia al suo effettivo valore e alla sua capacità di conciliare due linguaggi tanto diversi, rinnovando ancora una volta il contributo di Shakespeare e dei suoi personaggi alla cultura narrativa mondiale.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 9 febbraio 2022.

Pro:

  • Intensa espressività delle inquadrature e della fotografia.
  • Riuscita coniugazione del linguaggio teatrale entro quello cinematografico.
  • Cast efficace e spietata interpretazione di McDormand.

Contro:

  • Distribuzione del prodotto forse troppo selettiva.

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