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George Miller, George Ogilvie

Mad Max - Oltre la sfera del tuono | Recensione | Unpolitical Reviews

Trailer non disponibile

Scheda:

poster di Mad Max - Oltre la sfera del tuono
Titolo Originale:
Mad Max Beyond Thunderdome
Regia:
George Miller
George Ogilvie
Uscita:
3 ottobre 1985
(prima: 29/06/1985)
Lingua Originale:
en
Durata:
107 minuti
Genere:
Azione
Avventura
Fantascienza
Soggetto:
Sceneggiatura:
Terry Hayes
George Miller
Fotografia:
Dean Semler
Montaggio:
Richard Francis-Bruce
Scenografia:
Martin O'Neill
Musica:
Maurice Jarre
Produzione:
George Miller
Produzione Esecutiva:
Casa di Produzione:
Kennedy Miller Productions
Budget:
$10 milioni
Botteghino:
$36 milioni
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Redazione

7

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Max Rockatansky
Mel Gibson
Aunty Entity
Tina Turner
Savannah Nix
Helen Buday
Jedediah the Pilot
Bruce Spence
Master
Angelo Rossitto
Jedediah Jr.
Adam Cockburn
The Collector
Frank Thring
Blaster
Paul Larsson
Ironbar
Angry Anderson
Pig Killer
Robert Grubb
Blackfinger
George Spartels
Dr. Dealgood
Edwin Hodgeman
Waterseller
Bob Hornery
Ton Ton Tattoo
Andrew Oh
Aunty's Guard
Ollie Hall
Aunty's Guard
Lee Rice
Guardian
Tushka Bergen
Slake
Tom Jennings
Gatherer
Rebekah Elmaloglou

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Il guerriero solitario Max, nella propria eterna traversata nel deserto del futuro, si scontra con una potente regina e viene scambiato, da una tribù di orfani, per il loro salvatore.

Recensione:

Terzo capitolo della saga distopica iniziata con Interceptor (1979) e proseguita con Interceptor – Il guerriero della strada (1981), Mad Max – Oltre la sfera del tuono segna un aggiornamento estetico dell'universo in chiave più marcatamente cyberpunk. Il deserto del futuro, se prima era inequivocabilmente una landa desolata e nomadica, si costella qui di forme di protociviltà, connotate ora con la miseria delle periferie predatorie (Bordertown), ora con la speranza di palingenesi (la Sydney del finale). Oltre ai riferimenti sempre presenti al western classico, resi evidenti già dal movimento di macchina che introduce a Bordertown oltrepassandone l'insegna cittadina, il racconto si tinge esplicitamente di connotati messianici: sempre più eterotopico, il deserto australiano si sovrappone a quello biblico e le somiglianze cristologiche di Max, ripreso di spalle con i capelli visibilmente più lunghe, si rendono chiare. Dei tre capitoli fino ad allora realizzati, questo è quello più vicino, esteticamente, al successivo Mad Max – Fury Road (2015) che ne riscriverà la saga. Non sono troppo distanti, infine, certe suggestioni che, dall'altra parte del mondo, daranno vita di li a poco all'epica cyberpunk del manga Alita di Yukito Kishiro (oggetto peraltro di una recente trasposizione live action): qui come nell'opera di George Miller, la civiltà intesa come forma metropolitana e stabile ha connotati ambigui, la lotta territoriale e di risorse è all'ordine del giorno e, soprattutto, la protagonista è una senza-terra condannata ad errare ed immolarsi per salvare ciò che resta dell'umanità.

La regia di George Miller (con George Ogilvie) risulta, in questo terzo episodio, forse più normalizzata rispetto alle carambole semantiche, fisiche e meccaniche dei precedenti. I movimenti di macchina sono meno barocchi e il montaggio, stavolta curato da Richard Francis-Bruce (Seven, 1985) è lontano dai ritmi forsennati che hanno caratterizzato, e soprattutto marcheranno a fuoco in seguito, la saga. Fanno eccezione ovviamente alcune spettacolari sequenze di duello e di inseguimento, le cui invenzioni coreografiche sono sempre di ottima fattura. Anche la sceneggiatura, con Terry Hayes, risulta meno mordente nei ritmi e nella presentazione del mondo di ambientazione: forse per i richiami metaforici ormai espliciti, o per l'abbandono della precedente, pulita, linearità, la storia si segue con meno sorpresa, quasi già a intuirne in anticipo gli snodi narrativi. La variazione sul tema dell'eroe errante e solitario, replicata per la terza volta, sa di già visto. Si riscontra tuttavia un sapiente ricorso ai topos narrativi, quali il duello o il tagli di capelli del protagonista.


Tuttavia, e qui risiede il vero pregio del film, le componenti parodistica, carnevalesca e umoristica sono più presenti.


Già il primo combattimento del film, che vede Max sgominare gli sgherri di Aunty Entity, abbonda di esagerazioni manieristiche al limite della comica muta. Così l'ottimo commento sonoro del triplice premio Oscar Maurice Jarre (Lawrence d'Arabia, 1962), unito alle incursioni vocali di Tina Turner, lascia alle volte le sonorità epiche per farsi ironico, perfettamente in linea con l'estetica kitsch che permea tutta l'opera. Si ha l'impressione, talvolta, che Miller abbia calato il suo eroe Max, ideale e senza tempo, in un'atmosfera in pieno stile anni 80, accentuandone gli aspetti grotteschi e divertendosi alle spalle della sua stessa creatura: nel giro di pochi minuti, lo spettatore si trova davanti pupazzetti di Bugs Bunny,giacché in pelle ed elementi arcaici, quasi senza soluzione di continuità. Proprio a tal proposito, più che la semantica filmica, a fare da padrone sono qui le scenografie della squadra di Martin O'Neil e i fantasiosi costumi, aggiornati e ben distinguibili dai capitoli precedenti, di Norma Moriceau. Il paradosso di Oltre la sfera del tuono sta proprio nell'essere il momento cinematograficamente meno compatto e riuscito, ma allo stesso tempo più rappresentativo e gustoso della saga di Mad Max.

Le interpretazioni sono alterne: se Mel Gibson raggiunge finalmente un pieno controllo del suo personaggio, quasi fosse cresciuto con lui, Tina Turner appare decisamente fuori luogo. Viene quasi da pensare che anche quest'ultima scelta di cast sia un'ennesima prova dell'umorismo di Miller, che gioca con i riferimenti culturali e mescola, nel proprio universo, la Bibbia e MTV, l'eternità di un futuro senza vita e l'edonismo di un decennio che, fra crescita esponenziale della transmedialità, e globalizzazione delle narrazioni, ha inevitabilmente segnato il nostro attuale immaginario.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 30 gennaio 2021.

Pro:

  • Generale aggiornamento della saga in chiave kitsch.
  • Estetica visiva e musicale rinnovata, non priva di un certo umorismo.
  • Mel Gibson cresciuto assieme al proprio personaggio.

Contro:

  • Semantica filmica più debole rispetto ai precedenti.
  • Sceneggiatura meno lineare e più incerta, spesso scontata.
  • Interpretazione di Tina Turner non propriamente riuscita.

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