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Park Chan-wook

Mademoiselle | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Mademoiselle
Titolo Originale:
아가씨
Regia:
Park Chan-wook
Uscita:
29 agosto 2019
(prima: 1/06/2016)
Lingua Originale:
ko
Durata:
144 minuti
Genere:
Thriller
Dramma
Romance
Soggetto:
Sceneggiatura:
Park Chan-wook
Chung Seo-kyung
Fotografia:
Jeong Jeong-hun
Montaggio:
Kim Sang-bum
Kim Jae-beom
Scenografia:
Musica:
Cho Young-wook
Hong Dae-sung
Produzione:
Syd Lim
Produzione Esecutiva:
Park Chan-wook
Miky Lee
Casa di Produzione:
Moho Film
Yong Film
CJ Entertainment
Amazon Studios
Budget:
$8 milioni
Botteghino:
$37 milioni
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Redazione

9-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Lady Hideko
Kim Min-hee
Sookee
Kim Tae-ri
Count Fujiwara
Ha Jung-woo
Uncle Kouzuki
Cho Jin-woong
Ms. Sasaki
Kim Hae-sook
Aunt of Noble Lady
Moon So-ri
Bok-soon
Lee Yong-nyeo
Goo-gai
Lee Dong-hwi
Young Hideko
Jo Eun-hyung
Junko
Han Ha-na
Maid 1
Lee Kyu-jung
Maid 2
Kim Si-eun
Maid 3
Ha Si-yeon
Maid 4
Kim Eun-yeong
Maid 5
Jeong Ha-dam
Audience Member
Kim In-woo
Port clerk
Seon Uk-hyeon
Boy in picture (uncredited)
Lim Han-bin

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Una giovane truffatrice viene assunta come domestica nella casa di Hideko, un'incantevole e misteriosa ereditiera.

Recensione:

Ispirato al romanzo inglese Ladra (Sarah Waters), ambientato nella Londra del 1862, Mademoiselle è l'ultimo lungometraggio del noto regista coreano Park Chan-wook (Old Boy, 2003; Lady Vendetta, 2005), che sceglie di scardinare completamente i parametri di spazio e tempo del romanzo, collocando il racconto nella Corea del sud degli anni '30, durante l'occupazione giapponese. L'autore della trilogia della vendetta ritorna su una storia al femminile: nella quale l'oppressione viene espressa attraverso donne complici e spietate e uomini impotenti e ridicoli.


Manifesto principale dell'opera è l'erotismo, sviscerato in ogni suo aspetto, da quello romantico a quello sadico, da quello narrato a quello disegnato, dalla libertà alla costrizione.


La sfera sessuale e amorosa viene quindi trattata perfettamente: la sceneggiatura analizza con perspicacia le potenzialità e le derivazioni della predisposizione erotica dei personaggi, educando lo spettatore a una naturale eleganza narrativa.

L'impiego della tecnica del flashback sincronico permette di illustrare da diverse angolazioni, ma nella stessa unità di tempo, alcune delle scene chiavi del film. In questo modo viene concesso allo spettatore di poter rivivere una stessa scena da diversi punti di vista, osservando azioni che si svolgono in contemporanea e arricchendole di volta in volta di nuovi particolari. Il colpo di scena di fine secondo atto infatti funge da strumento di inversione, ribaltando completamente, non solo l'idea originaria della vicenda, ma anche la narrazione della prima persona, precedentemente assegnata a Sook-hee e ora in mano a Hideko. L'avvalersi di questa modalità narrativa, da una parte, esalta l'introspezione psicologica dei personaggi, che difatti risulta estremamente accurata, dall'altra tuttavia, la scelta artistica di sospendere la continuità della visione dello spettatore e lasciarlo sospeso in qualcosa che verrà approfondito solo successivamente, talvolta presenta tagli imprecisi ed eccessivamente artificiosi, che determinano un montaggio lievemente lacunoso. Le contrapposizioni tra coreano e giapponese, entrambe legate a diversi personaggi, appaiono autentiche e dettagliate, grazie soprattutto alla scelta dei dialoghi.

Complice indubbiamente l'influenza europea del soggetto, la regia predilige l'eleganza all'iperrealismo, caratterizzata da precise carrellate con telecamera in spalla e preziose inquadrature. Allo stesso modo la fotografia, tecnicamente eccelsa, è contraddistinta da un eccessivo estetismo, che tende a privilegiare i valori formali e imporre inquadrature patinate, lontane da un realismo effettivo ma che, con un uso maniacale della luce, esaltano al meglio la bellezza scenografica dell'opera. Gli spazi, definiti da intense e simboliche ambientazioni (la camera personale di Hideko per esempio), sono curati al dettaglio, e conferiscono, insieme ai costumi, autenticità e valenza al periodo storico culturale in cui è ambientata la vicenda. Evocative e congrue ai temi trattati sono le musiche, valorizzate (altrimenti soltanto apprezzabili) da un ottimo montaggio sonoro che difetta solamente nella divisione tra pensieri e parlato dei personaggi, confondendo saltuariamente lo spettatore.

A concludere la pregevole magnificenza della pellicola di Park Chan-wook sono le ottime interpretazioni, spontanee, che accentuano il legame, fisico e non, che sussiste tra le protagoniste.

Con il cinema orientale indiscutibilmente presente negli ultimi anni, in seguito soprattutto al recente successo del cineasta connazionale e amico Bong Joon-ho (Memorie di un assassino, 2003; Parasite, 2019), si è finalmente riaccesa la reale possibilità di un ricongiungimento stilistico importante (europeo-hollywoodiano e asiatico), che potrebbe portare ad un risvolto cinematografico perfettamente bilanciato: più autorialità e più fruibilità collettiva.

A cura di Jacopo Castiglione.
Pubblicato il 18 marzo 2020.

Pro:

  • Sceneggiatura eccellente, che adopera magistralmente il flashback sincronico.
  • Regia e fotografia molto valide.
  • Costumi e scenografie di incredibile importanza visiva e concettuale.

Contro:

  • Per motivi funzionali al racconto il Montaggio risulta eccessivamente artificioso.
  • In generale pellicola tecnicamente pregevole saltuariamente contaminata da esigui difetti.

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