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Bong Joon-ho

Madre | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Madre
Titolo Originale:
마더
Regia:
Bong Joon-ho
Uscita:
7 ottobre 2013
(prima: 28/05/2009)
Lingua Originale:
ko
Durata:
128 minuti
Genere:
Crime
Dramma
Mistero
Thriller
Soggetto:
Sceneggiatura:
Bong Joon-ho
Park Eun-kyo
Fotografia:
Hong Kyung-pyo
Montaggio:
Moon Se-kyoung
Kim Mi-young
Scenografia:
Musica:
Lee Byung-woo
Produzione:
Seo Woo-sik
Park Tae-joon
Produzione Esecutiva:
Miky Lee
Moon Yang-kwon
Casa di Produzione:
Magnolia Pictures
Barunson E&A
CJ Entertainment
Michigan Venture Capital
Budget:
$5 milioni
Botteghino:
$17 milioni
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Redazione

8+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Mother
Kim Hye-ja
Yoon Do-joon
Won Bin
Jin-tae
Jin Goo
Je-moon
Yoon Je-moon
Mi-seon
Jeon Mi-seon
Mi-na
Chun Woo-hee
Lawyer Kong Seok-ho
Yeo Moo-yeong
Moon Ah-jeong
Moon Hee-ra
Elder at Junk Shop
Lee Young-suk
Scar Girl
Lee Mi-do
Ah-jeong's Grandma
Kim Jin-goo
Ah-jeong's Relative
Lee Jung-eun
Ah-jeong's Relative
Hwang Young-hee
Charcoal Fire Man
Kwak Do-won
Mi-na's Mother
Jo Kyung-sook
On-the-spot Inspection Detective (uncredited)
Yun Yeong-keol
Police Group Leader (uncredited)
Kim Byeong-soon
Sepak Takraw Detective (uncredited)
Song Sae-byuk
Fat Student (uncredited)
Go Gyu-pil
Skinny Student (uncredited)
Jung Young-ki

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Una madre, convinta dell'innocenza del proprio figlio accusato di omicidio, cerca disperatamente prove per scagionarlo.

Recensione:

Bong Joon-ho, ora considerato uno dei migliori registi del XXI secolo, aveva già dimostrato, prima dell'enorme successo di Parasite (2019), di cosa era capace. Come spesso accade nel cinema asiatico, le influenze europee e soprattutto americane tendono ad occidentalizzare i cineasti orientali, e forse una delle virtù maggiori del maestro coreano è proprio quella di aver saputo bilanciare le due culture e realizzare pellicole eccellenti e universali. Una di queste, di certo meno conosciuta al grande pubblico, è Madre (2009), un thriller drammatico e straziante che tratta personaggi ambigui per raccontare qualcosa di più ampio: la Corea stessa. Lo spettatore viene guidato nei meandri della società coreana, una società fatta di caste chiuse che si caratterizzano per incomunicabilità (avvocato), povertà estrema, e continui debiti che si accumulano sulle spalle dei meno abbienti. In questo senso, il regista non rinuncia a una delle sue costanti: l'umorismo nero (a tratti nerissimo), che si fa ironia politica nella rappresentazione dei funzionari di giustizia e satira di classe nei rapporti tra dominatori ed esclusi.

La sceneggiatura si riavvolge attorno allo stesso evento, ora censurato, ora narrato da altri punti di vista: una struttura che strizza l'occhio alle sciarade del noir classico e a Quarto Potere. La verità della rappresentazione è infatti solo apparente, Madre (come il cinema in generale) è di fatto uno strumento ingannevole, di depistaggio, e Bong Joon-ho rielabora perpetuamente l'ambigua linearità del racconto per trasmettere un messaggio di forte critica sociale (tema ricorrente in tutta la sua filmografia).


A esser costantemente oggettiva non è la soluzione legale del giallo, ma il dolore della madre e l'esclusione cui è condannato il figlio, debilitato intellettivamente.


Alcuni difetti potrebbero essere attribuiti agli altri personaggi, quelli secondari, di fatto meno approfonditi, e che, insieme a una narrazione leggermente fiacca, soprattutto nella prima metà, determinano le uniche pecche narrative presenti.

Sono molti i punti di contatto con un altro film del regista, Memorie di un assassino (2001), sia nella ripresa di carattere semantico per satira politica e sociale, sia, ben più accentuato, in termini di fotografia (toni plumbei) e scenografico (Corea rurale). La narrazione del giallo infatti viene veicolata ottimamente da tonalità cupe, opprimenti, spesso impiegati nella rappresentazione di magnifici paesaggi coreani: sì affascinanti, ma altrettanto soffocanti per noi spettatori, e per la madre. La regia è sempre esatta e varia, soprattutto in alcune corse fantasma e nelle carrellate orizzontali, marchio di fabbrica di Bong Joon-ho. L'uso della suspence, calibrata egregiamente dal regista, è canalizzata anche grazie all'eccellente utilizzo del suono: dalla classica enfasi musicale (quando la madre uccide il testimone), al silenzio (nel tragico incontro tra il figlio e la giovane ragazza), fino all'incremento dei suoni diegetici (per esempio all'inizio quando la donna taglia vivacemente le erbe, prima che il figlio venga investito).

La madre, come da titolo, è il vero perno della vicenda: una figura silenziosa, che non ha altro nome all'interno della pellicola, come se la qualifica materna sia sufficiente per comprendere la sua completa essenza, silenziando il resto delle sue particolarità. Il suo personaggio, tanto passionale quanto meschino, è interpretato degnamente da Kim Hye-ja.

In conclusione, Madre è un film tragico, doloroso per i protagonisti, che, consci o meno delle differenze sociali a cui sottostanno, non possono evitare di lottare solamente per il proprio guadagno, la propria soddisfazione, forse perché incapaci di empatizzare con gli altri, un vizio già annoverato nello stato e nella giustizia.

A cura di Jacopo Castiglione.
Pubblicato il 27 dicembre 2020.

Pro:

  • Ottimo comparto visivo e sonoro.
  • Eccellente il bilanciamento tra thriller drammatico e umorismo nero, quest'ultimo volto alla satira politica e sociale.
  • Pregevole interpretazione della protagonista.

Contro:

  • Sceneggiatura più approssimativa nella caratterizzazione dei personaggi secondari.

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