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Sam Levinson

Malcolm & Marie | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Malcolm & Marie
Titolo Originale:
Malcolm & Marie
Regia:
Sam Levinson
Uscita:
5 febbraio 2021
(prima: 29/01/2021)
Lingua Originale:
en
Durata:
105 minuti
Genere:
Romance
Dramma
Soggetto:
Sceneggiatura:
Sam Levinson
Fotografia:
Marcell Rév
Montaggio:
Julio Perez IV
Scenografia:
Kate English
Musica:
Labrinth
Produzione:
Kevin Turen
Sam Levinson
Zendaya
John David Washington
Ashley Levinson
Produzione Esecutiva:
Michael Schaefer
Kid Cudi
Aaron L. Gilbert
Will Greenfield
Yariv Milchan
Casa di Produzione:
Little Lamb Productions
FotoKem
Budget:
$2 milioni
Botteghino:
$0
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Redazione

7

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Malcolm
John David Washington
Marie
Zendaya

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Dopo la première del proprio film di successo, un regista egocentrico emergente e la sua ragazza, modella con un passato difficile, discutono sulla propria relazione.

Recensione:

Due anni dopo Storia di un matrimonio di Noah Baumbach, Netflix mette la firma su un altro dramma sentimentale di coppia gravitante attorno al mondo dell'arte. Alle spalle di Malcolm & Marie vi sono però anche i grandi drammi da camera di Ingmar Bergman e le commedie più intellettuali e rarefatte di Woody Allen, nonché un costante riferimento ad Eyes wide shut di Stanley Kubrick: la crisi narrata in quest'ultimo viene riecheggiata non solo nell'avvio del film, con Zendaya che riprende visivamente alcune pose di Nicole Kidman, ma anche nel rimando di alcuni scambi dialogici e nel ritorno costante di quello che Giorgio Gaber chiamava «impotenza di un gesto d'amore». Malcolm e Marie ricorrono spesso al tema dell'atto sessuale come comprova del loro rapporto, ma senza mai riuscire a consumarlo: il loro dramma è relazionale e si gioca sul filo di un dialogo costante.

È apparentemente la sceneggiatura, infatti, a fare da padrona nel film. Il copione, scritto dal regista San Levinson (Assasination Nation, 2018), richiede che lo spazio scenico sia limitato alla sola abitazione dei protagonisti e procede in un continuo alternarsi di momenti di lite e di tregua. Tecnica, quest'ultima, che da un alto rende alla lunga ripetitiva la dialettica fra personaggi, una volta che lo spettatore ha compreso le regole del gioco. D'altra parte va sottolineato come, pur nella ripetizione schematica di certi momenti, vi sia un effettivo crescendo emotivo e soprattutto ognuno ad ognuno dei due protagonisti sia equamente attribuito il focus della vicenda. Chi guarda il film, cui si trova magneticamente incatenato come davanti a una pièce dal vivo, ha modo di soppesare tutti i punti di vista presentati, alternandosi fra passaggi drammatici e scambi di battute effettivamente divertenti. La storia intreccia una rete di temi più ampia di quanto sembri: la storia d'amore si interseca con una riflessione critica sul giornalismo cinematografico e sull'eterno dissidio fra sincerità dell'arte e jet-set, coraggio dell'artista e piccolo egoismo dell'uomo, bianchi e neri. La domanda metanarrativa che viene posta, soprattutto, è sui limiti della rappresentazione di attingere alla sfera del personale, dell'intimo, del rapporto di tensioni e forza fra due persone. In definitiva, malgrado qualche limite (soprattutto un certo intellettualismo talvolta forzato e alcuni patetismi a lungo andare), la narrazione funziona fino al finale, aperto ma sinceramente emotivo.


Quanto al comparto registico, si sottolinea una certa eleganza nella disposizione scenica e alcune inquadrature non scontate, ma anzi originali se confrontate con un impianto dell'ambientazione tendente allo statico e a teatrale.


Il montaggio di Julio Perez IV tende a tagliare piani sequenza altrimenti efficaci, mentre risulta raffinata, per quanto più estetizzante che significativa, la fotografia di Marcell Rév. Il bianco e nero, che guarda a Manhattan come modello, potrebbe facilmente essere tacciato di ostentata autorialità; in realtà, se si può trovarne una funzione, riesce a sottolineare con eleganza gli ottimi design interni della scenografia di Michael Grasley.

In un film che vede soltanto due interpreti alle con l'intera dialettica narrativa (vedasi Sleuth – Gli insospettabili, 2007, di Kenneth Branagh con Jude Law e Michael Caine, a titolo d'esempio), in genere si richiede una prova significativa di carisma e presenza scenica da entrambi. Ci riesce pienamente Zendaya, che si dimostra versatile e raggiunge il suo apice non tanto nei dialoghi, quanto in due monologhi che le conferiscono pieno controllo della scena: il primo, di stampo gustosamente comico, in cui lei si immagina il marito travolto dal turbine del cinema commerciale; il secondo, tragico e impressionante, in cui il personaggio diventa attore nel film e interpreta contemporaneamente il proprio passato reale e il copione del marito. Convince meno la prova di Washington: tale disparità purtroppo si sente e non giova alla riuscita complessiva del film. Un'ultima osservazione va, infine, alla scelta musicale, talvolta non originale, altrove affidata al cantautore Labirinth: la colonna sonora, spesso diegetica come in The party (2017) di Sally Potter, appare a prima vista fuori luogo, creando in realtà alcuni interessanti, e stranianti, contrasti.

Malcolm & Marie, sponsorizzato come soluzione di organizzazione del set in epoca Covid-19 e accusato dai detrattori di avere tutti i difetti delle produzioni indipendenti, ne ha in realtà anche molti pregi. Senza essere un film perfetto, prova ad accontentare la richiesta che lo stesso protagonista Malcolm dichiara necessaria per il buon cinema: avere cuore più che significato. Malcolm & Marie riesce ad avere entrambi.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 16 febbraio 2021.

Pro:

  • Ottima gestione dialettica fra i due protagonisti e le diverse tematiche.
  • Raffinatezza di regia, visivo e scenografia.
  • Intensa e varia interpretazione di Zendaya.

Contro:

  • Ripetitività di alcuni schemi dialogici a lungo andare.
  • Ostentato intellettualismo in alcune scelte di sceneggiatura e fotografia.
  • Interpretazione di Washington che non regge il confronto con la partner.

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