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Pietro Marcello

Martin Eden | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Martin Eden
Titolo Originale:
Martin Eden
Regia:
Pietro Marcello
Uscita:
2 settembre 2019
(prima: 4/09/2019)
Lingua Originale:
it
Durata:
129 minuti
Genere:
Romance
Dramma
Soggetto:
Sceneggiatura:
Maurizio Braucci
Pietro Marcello
Fotografia:
Alessandro Abate
Francesco Di Giacomo
Montaggio:
Aline Hervé
Fabrizio Federico
Scenografia:
Giovanna Cirianni
Musica:
Marco Messina
Sacha Ricci
Paolo Marzocchi
Produzione:
Michael Weber
Beppe Caschetto
Pietro Marcello
Viola Fügen
Thomas Ordonneau
Produzione Esecutiva:
Dario Zonta
Michel Merkt
Alessio Lazzareschi
Casa di Produzione:
BR
ARTE
The Match Factory
Shellac Sud
IBC MOvie
Avventurosa
RAI Cinema
Budget:
$3 milioni
Botteghino:
$1 milioni
Carica Altro

Redazione

9-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Martin Eden
Luca Marinelli
Elena Orsini
Jessica Cressy
Nino
Vincenzo Nemolato
Bernardo
Marco Leonardi
Matilde Orsini
Elisabetta Valgoi
Mr. Orsini
Pietro Ragusa
Russ Brissenden
Carlo Cecchi
François
Aniello Arena
Nora
Chiara Francini
Caporale
Rinat Khismatouline
Rebecca
Lana Vlady
Diego Sepe
Gaetano Bruno
Franco Pinelli
Giustiniano Alpi
Vincenza Modica
Maurizio Donadoni
Carmen Pommella
Alterio
Edoardo Sorgente
Gargiulo
Sergio Longobardi

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Un giovane e incolto marinaio, per amore di una fanciulla dell'alta borghesia, insegue il sogno di divenire scrittore. Ciò lo porta a confrontarsi con il proprio ruolo all'interno delle lotte sociali che si agitano attorno a lui.

Recensione:

Tratto dall'omonimo romanzo di Jack London, del 1909, il film è stato presentato, in concomitanza con l'uscita in sala, al 76mo Festival del cinema di Venezia. Per Pietro Marcello è il secondo lungometraggio, dopo una lunga carriera da documentarista e l'esordio con Bella e perduta (2015), eppure la mano registica sembra già quella matura di un autore. Il ricorso a differenti qualità di pellicola, a seconda del momento narrativo, e a diversi stili filmici, dal melodramma alla commedia, fa del suo Martin Eden un'opera innanzitutto sperimentale e coraggiosa per il panorama italiano.

La sovrapposizione di differenti epoche, dialetti, punti di riferimento cronologico-spaziali rende non solo colorata e varia una vicenda altrimenti legata a un periodo storico ben preciso, ma anche universale il messaggio politico. Che, lungi dall'essere dichiarato, viene sempre alluso con delicata sapienza: il rapporto fra individuo e collettività, ideologia e realtà, è tutto affidato al protagonista e al carosello di tipi umani che gli gravita attorno.


Marcello tenta così una terza nel cinema impegnato italiano, fra le favole di Pier Paolo Pasolini, fatte di lingue ed epoche sovrapposte, e le denunce esplicite di Elio Petri.


La sceneggiatura, di Marcello stesso e del collaboratore Maurizio Braucci (La paranza dei bambini, 2019) si fa ogni momento più ricco grazie alle colorite espressioni napoletane che, ben lungi dal folklorico fine a se stesso, creano un ironico contrasto con i nomi anglosassoni dei protagonisti. La fotografia di Alessandro Abate e Francesco di Giacomo gioca pure sui contrasti, sulla falsificazione, sui salti fra passato e presente.

Il costumista Andrea Cavalletto sembra però divertirsi più di tutti, avendo a disposizione una gamma di abbigliamenti che vanno dall'ottocentesco al contemporaneo. Eppure, una volta superato lo shock straniante iniziale, l'incedere della narrazione ha il ritmo delle grandi tragedie, epiche e personali.

Un plauso va all'intensa e complessa interpretazione di Marinelli, vincitore per questo della coppa Volpi 2019 che tanto sembrava destinata a Joaquin Phoenix. Pittoresco e indimenticabile anche Carlo Cecchi, a metà fra Diogene e Bukowski, mentre Jessica Cressy non riesce a tenere testa alla bravura del suo compagno maschile.

In definitiva Martin Eden è un film di rara intelligenza, che apre nuovi orizzonti alla cinematografia nel nostro paese e sa confrontarsi con illustri modelli creando qualcosa di nuovo.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 9 settembre 2019.

Pro:

  • Sovrapposizioni spazio-temporali che creano un contrasto funzionale.
  • Interpretazioni di Marinelli e Cecchi.
  • Il coraggio della sperimentazione, sul solco dei classici.

Contro:

  • Non tutte le interpretazioni secondarie sono all'altezza del protagonista

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