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Lilly Wachowski, Lana Wachowski

Matrix Revolutions | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Matrix Revolutions
Titolo Originale:
The Matrix Revolutions
Regia:
Lilly Wachowski
Lana Wachowski
Uscita:
5 novembre 2003
(prima: 5/11/2003)
Lingua Originale:
en
Durata:
129 minuti
Genere:
Avventura
Azione
Thriller
Fantascienza
Soggetto:
Sceneggiatura:
Lilly Wachowski
Lana Wachowski
Fotografia:
Bill Pope
Montaggio:
Zach Staenberg
Scenografia:
Brian Dusting
Musica:
Don Davis
Produzione:
Joel Silver
Produzione Esecutiva:
Bruce Berman
Andrew Mason
Grant Hill
Lilly Wachowski
Lana Wachowski
Casa di Produzione:
Village Roadshow Pictures
NPV Entertainment
Silver Pictures
Budget:
$150 milioni
Botteghino:
$424 milioni
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Redazione

6+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Thomas A. Anderson / Neo
Keanu Reeves
Morpheus
Laurence Fishburne
Trinity
Carrie-Anne Moss
Agent Smith
Hugo Weaving
Niobe
Jada Pinkett Smith
Oracle
Mary Alice
Link
Harold Perrineau
Persephone
Monica Bellucci
Commander Lock
Harry Lennix
The Merovingian
Lambert Wilson
Zee
Nona Gaye
Councillor Hamann
Anthony Zerbe
Sati
Tanveer K. Atwal
The Architect
Helmut Bakaitis
Coat Check Girl
Kate Beahan
Councillor Grace
Francine Bell
Charra
Rachel Blackman
Deus Ex Machina
Henry Blasingame
Bane
Ian Bliss
Q-Ball Gang Member #1
David Bowers

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Terzo capitolo della missione di Neo, individuo eletto e dotato di poteri non comuni, per salvare l'umanità dal dominio delle macchine e della realtà virtuale da loro programmata.

Recensione:

Terzo, ad oggi conclusivo, capitolo della saga cyberpunk e fantascientifica ideata dalle registe e sceneggiatrici Lana e Lilly Wachowski, Matrix Revolutions esce nelle sale a pochi mesi dal precedente Matrix Reloaded, di cui rappresenta, più che un seguito, una vera e propria seconda metà. Di questi, oltre a non raggiungere la portata rivoluzionaria e immaginifica del primo Matrix (1999), condivide pressoché i medesimi pregi e difetti, con una netta predominanza dei secondi sui primi. Va tuttavia sottolineata, se non per merito almeno a livello descrittivo, il tentativo delle sorelle Wachowski di esuberare dai limiti della narrazione cinematografica sia a livello visivo che narrativo, rifondando il genere e prevedendo svariati modelli ideativi e distributivi delle industrie mediali occidentali di lì a venire.

Gli ultimi due capitoli della trilogia, si è detto, sono così legati da non potersi dire film autosufficienti. Se nel primo dei due ciò porta a una crescente dispersione narrativa a livello di sceneggiatura, nel secondo la storia comincia annaspando e recupera giusto nelle sequenze finali. La sorpresa di vedersi ampliato l'universo di Matrix qui scompare, cedendo il posto a ridondanti colpi di scena e ripetitive scene di battaglia.


L'interesse nel comprendere i meccanismi delle macchine e delle matrici vene meno, mentre la riuscita dei personaggi, sempre più piatti, vive di rendita sulle spalle del primo, splendido capitolo.


È il finale effettivo, per quanto oggi forse non più sorprendente, a risollevare le sorti della storia, fornendo una nuova chiave di interpretazione per la saga: consistente, questa, nell'idea che non si possa effettivamente uscire da Matrix e che l'umanità non lotti per la realtà oltre l'illusione ma, come scrive Slavoj Zizek, per la realtà dell'illusione stessa. Metacinematograficamente, non si limita all'aneddotica l'espediente delle Wachowski della punizione delle macchine per giustificare, nella narrazione, il cambio di interprete dell'Oracolo (la precedente Gloria Foster essendo morta prima di concludere le riprese): una sorta di sovrapposizione fra il piano del reale e quello della trasfigurazione del reale entro lo strumento cinema, nonché una tecnica che anticipa la scrittura degli screenplay seriali televisivi, dove gli imprevisti sono spesso causati in corso dalla produzione stessa.

La regia risulta meno accurata del primo Matrix e tuttavia, come il secondo, di buon livello soprattutto nella gestione delle scene d'azione. L'impiego di effetti speciali, a cura della squadra di John Gaeta e della Sony Pictures Imageworks, qui si fa così eccessivo da costituire una narrazione visiva a sé stante da quella della storia: le opulente evoluzioni delle macchine nelle sequenze belliche non risollevano una sceneggiatura pregna di difetti ma risultano indubbiamente realizzate con perizia e riuscito intento intrattenitivo. Quanto agli interpreti, sempre a proprio agio nei personaggi anche quando questi dimostrano carenze di scrittura, la loro abilità sta proprio nell'interfacciarsi a un mondo pressoché totalmente virtuale: su tutti, per quanto sia superfluo sottolinearlo, svetta Reeves nel ruolo che lo ha consacrato.

Sarebbe forse troppo svilente affermare che Matrix sia iniziato come prodotto capace di coniugare filosofia e avventura per poi svendersi al puro action: è vero semmai che la trilogia ha esplorato tutte le potenzialità del racconto, in un gioco continuo fra profondità e superficie che ha formato generazioni di prodotti mediali a venire. Ciò ha portato le sorelle Wachowski a toccare vette qualitative eccelse così come a perdere colpi e incappare in indubbie debolezze narrative: anche in questo abbraccio mortale fra autorialità e commercio all'ingrosso sta il fascino della loro contraddizione così postmoderna. Parafrasando l'Oracolo, tutto ciò che ha un inizio, ha anche una fine: il finale della trilogia di Matrix avrebbe potuto svolgersi diversamente, eppure la rappresentatività dell'intera saga non ne è stata minimamente intaccata. Ironicamente, le sorelle Wachowski hanno aperto il nuovo millennio contemporaneamente con il migliore e il peggiore dei prodotti di fantascienza occidentale. Se questa mossa sia stata consapevole, non ci è dato di sapere; quanto descriva alla perfezione il panorama cinematografico che l'ha seguita, lo abbiamo ogni giorno davanti agli occhi.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 11 gennaio 2021.

Pro:

  • Effetti speciali indubbiamente eccelsi nelle scene d'azione.
  • Finale interessante per la chiave di lettura sull'intera trilogia.

Contro:

  • Sceneggiatura perlopiù debole.
  • Mancata autosufficienza della narrazione e della descrizione dei personaggi.
  • Confronto impietoso con il primo capitolo (per quanto in ciò risieda il gioco postmoderno della saga).

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