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Cary Joji Fukunaga

No Time to Die | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di No Time to Die
Titolo Originale:
No Time to Die
Regia:
Cary Joji Fukunaga
Uscita:
30 settembre 2021
(prima: 29/09/2021)
Lingua Originale:
en
Durata:
163 minuti
Genere:
Avventura
Azione
Thriller
Soggetto:
Ian Fleming
Robert Wade
Neal Purvis
Cary Joji Fukunaga
Sceneggiatura:
Robert Wade
Neal Purvis
Cary Joji Fukunaga
Phoebe Waller-Bridge
Fotografia:
Linus Sandgren
Montaggio:
Elliot Graham
Tom Cross
Scenografia:
Véronique Melery
Musica:
Hans Zimmer
Produzione:
Barbara Broccoli
Michael G. Wilson
Produzione Esecutiva:
Chris Brigham
Casa di Produzione:
Metro-Goldwyn-Mayer
Universal Pictures
United Artists
Eon Productions
Budget:
$250 milioni
Botteghino:
$774 milioni
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Redazione

7-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

James Bond
Daniel Craig
Dr. Madeleine Swann
Léa Seydoux
Lyutsifer Safin
Rami Malek
Nomi
Lashana Lynch
Paloma
Ana de Armas
M
Ralph Fiennes
Felix Leiter
Jeffrey Wright
Logan Ash
Billy Magnussen
Q
Ben Whishaw
Eve Moneypenny
Naomie Harris
Ernst Stavro Blofeld
Christoph Waltz
Bill Tanner
Rory Kinnear
Valdo Obruchev
David Dencik
Primo (Cyclops)
Dali Benssalah
Mathilde
Lisa-Dorah Sonnet
Young Madeleine
Coline Defaud
Madeleine's Mother
Mathilde Bourbin
Dr. Hardy
Hugh Dennis
Dr. Symes
Priyanga Burford
Hotel Porter
Joe Grossi

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

James Bond, ormai in pensione, ritorna all'opera per sventare il piano di una mente criminale legata a Madeleine.

Recensione:

Annunciato come ultimo capitolo della serie avente come protagonista Daniel Craig, No Time To Die vuole in realtà essere un'elegia funebre della saga di 007 per come è stata finora. Già la metamorfosi dell'iconico personaggio di James Bond aveva subito con Craig, fin dalla sua prima apparizione in Casino Royale (2006), un significativo slittamento: più crepuscolare senza perdere l'ironia, più fragile e meno dandy, maggiormente in linea con la contemporaneità, il Bond di Craig arriva nell'ultimo capitolo a celebrarne il mito decostruendolo. Le frasi e gli elementi iconici dell'agente segreto, dalle attrezzature tecnologiche al Vodka Martini «agitato, non mescolato», sono tutti presenti come in un rito preparatorio alla catarsi, in cui tutte le formule sono già predisposte.

Lo stesso personaggio di 007 viene definito «soltanto un numero», intendendone il valore di maschera che sopravvive all'interprete. La maschera è anche quella dell'antagonista del film, simbolo di un passato che può redimersi solo con l'estremo sacrificio dell'idolo. Come, di nuovo, in un rito arcaico, l'idolo di Bond si scinde fra una parte terrena (Nomi) e una destinata alla morte e all'eternità. È indicativo, infine, come il film si chiuda con il personaggio di Seydoux che racconta di James Bond come personaggio di un racconto mitologico. Il titolo di No Time To Die si può leggere quindi in due modi: come ironica anticipazione del finale o come conferma che davvero il mito sconfigge il passare del tempo e la mortalità.

Al di là del significato, che chiude alla perfezione l'intera epopea di Bond, il film mostra in sé alcuni difetti. La sceneggiatura di Cary Fukunaga, Neal Purvis, Robert Wade, Phoebe Waller-Bridge, prendendosi tempistiche ingenti ma mai eccessivamente dilatate, risulta confusa in più punti. In particolare la scrittura del cattivo di turno, per quanto interpretato da un buon Rami Malek, è confusa sia nella trattazione del personaggio che in alcune sue scelte: il suo rapporto con Madeleine e la figlia appare talvolta forzato, talvolta sbrigativo. La stessa Madeleine, al netto del flashback iniziale, ha uno spazio ridotto e una caratterizzazione meno potente rispetto al precedente capitolo. Il tempo dedicato ad Ara de Armas, in un ruolo gradevole e divertente, rimane in sospeso senza apparenti sviluppi. Infine, l'idea di attribuire all'eroe della saga una progenie, per quanto in linea con il ribaltamento del personaggio, risulta alquanto pilotata e sembra seguire la recente, e non sempre felice, moda hollywoodiana di rendere padri i suoi eroi più celebri, da Indiana Jones a Ian Solo.


L'intreccio, presentato come estremamente complesso e intrigante, si risolve senza rispettare tutte le aspettative.


Quanto alla regia, si sente la mancanza di San Mendes, autore dei precedenti Skyfall (2012) e Spectre (2015). La sequenza iniziale nel paesaggio innevato, in verità, risalta in positivo per la riuscita chiave horror, così come l'inseguimento per le vie di Matera rimanda ai migliori capitoli della saga. Dopo i titoli di testa, tuttavia, la mano di Cary Fukunaga (Jan Eyre, 2015) si fa più convenzionale, per quanto di buona fattura, e presenta alcune cadute di stile fra cui il combattimento finale fra Bond e Safin, tutt'altro che riuscito. In generale, comunque, la qualità si attesta sul livello di un buon film d'azione, complice anche la fotografia del premio Oscar Linus Sandgren (La La Land, 2016). Meno buono invece, soprattutto nei dialoghi con errori di continuità, il montaggio di Thomas Cross (Whiplash, 2014) e Elliot Graham (Captain Marvel).

La colonna sonora di Hans Zimmer si discosta poi dai classici temi bondiani, con il rischio di deludere i fan più accaniti ma con interessanti trovate sonore. A reggere il film, stavolta, è davvero l'interpretazione di Craig che, senza mai perdere il controllo, fa del suo 007 un individuo carico di conflitti, tragico, sofferente e allo stesso tempo dotato di humor. Attorno a lui, il sistema di personaggi ausiliari mai così importante in un film della saga si basa su prove attoriali complessivamente buone, quasi a sottolineare la decentralità di Bond stesso rispetto a un mondo ormai diverso da quello che, nel 1962, lo vide per la prima volta sul grande schermo con Licenza di uccidere.

No Time To Die non è il migliore film della saga, e nemmeno il migliore fra gli ultimi cinque. Si può d'altra parte comprendere l'effettiva difficoltà di chiudere la linea narrativa di spionaggio più celebre della storia del cinema e allo stesso tempo l'impegno di lasciare aperti nuovi scenari. Complici il volto e la fisicità di Craig, a quasi un anno dalla scomparsa del primo 007 cinematografico Sean Connery, «l'agente al servizio di Sua Maestà» viene consegnato definitivamente al mito con il beneficio che tutti i racconti mitologici possiedono: essere maschere del proprio tempo e assieme trascendere le epoche.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 6 ottobre 2021.

Pro:

  • Interpretazione ottimale di Craig e di molti personaggi secondari.
  • Ottime scene di azione, specie la sequenza girata in Basilicata.

Contro:

  • Sceneggiatura a tratti confusa, soprattutto nella trattazione dei personaggi.
  • Montaggio e musiche non sempre centrate.
  • Regia più semplice rispetto ai precedenti capitoli.

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