Nel Texas degli anni '80 un uomo si imbatte in una valigetta piena di soldi. Uno spietato serial killer si mette sulle sue tracce per tentare di recuperarla.
Nel Texas degli anni '80 un uomo si imbatte in una valigetta piena di soldi. Uno spietato serial killer si mette sulle sue tracce per tentare di recuperarla.
Non è un paese per vecchi è il film forse più famoso e riuscito dei fratelli Coen (Fargo, 1996; Il Grande Lebowski, 1998). Di certo, è stato quello maggiormente apprezzato dalla critica: nonostante l'agguerrita concorrenza de Il Petroliere (Paul Thomas Anderson, 2007) infatti, all'edizione degli Oscar del 2008 la pellicola è riuscita ad aggiudicarsi, oltre ad otto candidature, ben quattro prestigiose statuette (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista a Javier Bardem). Cerchiamo quindi di capire il perché di così un così grande successo.
In primo luogo, il film destruttura il racconto classico e presenta una storia avvincente, che avvalendosi di una sceneggiatura di livello assoluto, ha il pregio di riuscire a coinvolgere qualsiasi spettatore. Soprattutto nella prima parte, la caratterizzazione dei personaggi e la spregiudicatezza dei dialoghi si dimostrano particolarmente efficaci nel catturare l'attenzione del pubblico, catapultato già dalle prime scene nell'arido Texas degli anni ‘80. Tutto ruota attorno al doppio inseguimento che lega i tre protagonisti, ognuno dei quali risulta cacciatore e preda allo stesso tempo. In tal senso, la regia si dimostra abilissima nel cambiare continuamente punto di vista, mostrando con precisione allo spettatore come ogni personaggio stia inseguendo qualcuno e simultaneamente scappando da qualcos'altro: Chigurh cerca la valigetta ma fugge dalla polizia (anche dopo il finale, da cui sembrava essere uscito come l'unico vincitore); Moss insegue il sogno proibito di una vita ricca e felice con sua moglie, con la quale tenta invano di rincongiungersi, ma è costretto a scappare da Chigurh e dalle bande messicane; infine lo sceriffo Bell, che mettendosi a caccia dei due protagonisti (arrivando peraltro sempre tardi) non fa altro che scappare dai suoi incubi, con cui sarà costretto a fare i conti nel drammatico finale.
Nella seconda parte del film, tuttavia, la sceneggiatura appare maggiormente approssimativa, presentando una narrazione degli eventi meno precisa e accurata rispetto a quanto fatto in precedenza. Ciò nonostante, la tensione resta costantemente palpabile. Il secondo grande pregio della pellicola, consiste proprio nell'eccellente resa della suspsense, originata e incrementata da tutte le componenti tecniche ed estetiche del film, ognuna delle quali si dimostra finalizzata ad infondere nello spettatore uno stato d'ansia continuamente crescente. I campi lunghi della regia e la contrastante fotografia (che alterna repentinamente la luminosità del giorno al buio della notte) riescono a valorizzare tutta la desolazione scenografica, evidente simbolo di un Texas abbandonato a sé stesso, sia nell'arido deserto, sia nelle disabitate città. Ogni qualvolta avviene un omicidio o una sparatoria non c'è mai nessuno in grado di intervenire. Non un poliziotto, non un testimone. I tempi in cui gli sceriffi (i “vecchi”, per citare il titolo) potevano permettersi il lusso di girare disarmati, sono ormai finiti. Gli anni ‘90 sono giunti e, con loro, narcotraffico, crimine e violenza, emblemi di un Far West non più tanto lontano e forse anche peggiore del passato, come dimostra l'inquietante figura di Anton Chigurh, lo spietato serial killer interpretato magnificamente da Javier Bardem, che dalla sua prima apparizione sullo schermo si inserisce di diritto tra i migliori cattivi della storia del cinema.
Chigurh rappresenta la nascita del villain moderno; brutale, psicopatico, non ha un inizio, non ha una fine; uccide a freddo, un po' per noia, un po' per caso. Nulla di più agghiacciante.
Un'ultima ma rilevante considerazione riguarda il sonoro, perfetto nel colmare l'assenza di qualsiasi traccia musicale (presente solo durante i titoli di coda) e nell'infondere una sensazione di paura mista a preoccupazione, ottenuta mediante la combinazione di disorientanti silenzi, estremamente suggestivi, a un sapiente innalzamento del volume di ogni rumore e di ciascun suono basso (come il respiro dei protagonisti).
Per tutti questi motivi, non bisogna stupirsi del successo su larga scala ottenuto da Non è un paese per vecchi, una pellicola in grado di intrattenere, fotografando un epocale cambiamento della società statunitense e ricorrendo a una tecnica cinematografica di indiscusso livello.
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