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Federico Fellini

| Recensione | Unpolitical Reviews

Trailer non disponibile

Scheda:

poster di 8½
Titolo Originale:
Regia:
Federico Fellini
Uscita:
15 febbraio 1963
(prima: 14/02/1963)
Lingua Originale:
it
Durata:
138 minuti
Genere:
Fantasy
Dramma
Soggetto:
Sceneggiatura:
Federico Fellini
Tullio Pinelli
Ennio Flaiano
Brunello Rondi
Fotografia:
Gianni Di Venanzo
Montaggio:
Leo Catozzo
Scenografia:
Vito Anzalone
Musica:
Nino Rota
Produzione:
Angelo Rizzoli
Produzione Esecutiva:
Casa di Produzione:
Cineriz
Francinex
Budget:
$0
Botteghino:
$0
Carica Altro

Redazione

1-0

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Guido Anselmi
Marcello Mastroianni
Claudia
Claudia Cardinale
Luisa Anselmi
Anouk Aimée
Carla
Sandra Milo
Rossella
Rossella Falk
Gloria Morin
Barbara Steele
Madeleine, l'attrice francese
Madeleine Lebeau
La signora misteriosa
Caterina Boratto
La Saraghina
Eddra Gale
Pace, il produttore
Guido Alberti
Conocchia, il direttore di produzione
Mario Conocchia
Bruno, il secondo segretario di produzione
Bruno Agostini
Cesarino, l'ispettore di produzione
Cesarino Miceli Picardi
Carini, il critico cinematografico
Jean Rougeul
Mario Mezzabotta
Mario Pisu
Jacqueline Bonbon
Yvonne Casadei
Il partner della telepata
Ian Dallas
L'agente di Claudia
Mino Doro
Nadine, la Hostess
Nadia Sanders
La nonna di Guido
Georgia Simmons

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Guido Anselmi è un acclamato regista, tormentato da un malessere esistenziale, ora alle prese con un nuovo film.

Recensione:

Eguagliare un film come La Dolce Vita (1960), per il cineasta, sembrava improbabile. Fellini ha un progetto in mente, parlare dell'uomo, dei suoi sogni, della sua infanzia, ma niente è ben definito, tanto che il titolo del film non è ancora stato ufficializzato, e provvisoriamente viene scelto Otto e mezzo, corrispondente al numero di regie da lui realizzate. La produzione sta per cominciare quando il regista riminese si dimentica l'idea originale. Fellini è pronto a comunicare al produttore la triste conclusione del progetto quando gli viene l'illuminazione: il film parlerà di un regista che non sa che film realizzare.

è cinema puro: Fellini dà vita a un'opera vicina alla perfezione, che dialoga con noi tutti, raccontandoci la sua vita come fosse la nostra, una testimonianza intima e personale racchiusa in una sorta di autobiografia onirica. La narrazione appare nuovamente frammentata, sembra che il regista abbia trasposto in pellicola i suoi appunti, spesso irrazionali, confusi. La primissima scena rispecchia alla perfezione lo stato d'animo di Guido, il protagonista, e dello stesso regista, entrambi rinchiusi in loro stessi mentre il resto delle persone sono immobili e assistono al suo soffocamento, surreale, sintomo di un'eccessiva oppressione che tutti gli altri gli provocano. La distinzione tra scene reali e immaginazione non è sempre chiara ma si denota una ricerca minuziosa da parte di Fellini di richiamare i momenti passati, di rievocare gli stessi individui che hanno contribuito, anche in minima parte, a modificare la sua vita, nel bene e nel male: come i genitori o le sue donne. Ciascuna componente tecnica del film è compiuta con estrema precisione e la natura estetica della messa in scena si amalgama perfettamente ad esse. La regia, frutto di tutta l'esperienza finora acquisita, si plasma magistralmente al tono del racconto, offrendo allo spettatore inquadrature incredibilmente suggestive.


8½ ospita meticolosamente ogni aspetto stilistico ed espressivo che ha contraddistinto la carriera cinematografica di Federico Fellini, ora sobriamente definito felliniano, per comodità.


Maliosa è la sequenza onirica che vede partecipi tutte le donne della vita di Guido riunite, un vero e proprio harem; ma Guido “È un ipocrita”, non è in grado di amarle tutte, anche se volesse, e per questo deve mentire, per evitare che soffrano. La fotografia (per la prima volta in mano a Gianni Di Venanzo) esprime estrema intimità espressiva, la vivezza dei contrasti viene esaltata dall'uso sapiente del bianco e nero, che regala alla pellicola, per ovvie ragioni naturali, la parvenza di una rappresentazione irreale, come in un sogno. L'impatto universale di natura inspiratrice che questa pellicola ha esercitato nei confronti del cinema a lei seguente è incalcolabile, delle tante influenze cinematografiche si possono citare registi come David Lynch, Woody Allen, o Terry Gilliam, il quale addirittura aveva originariamente scritturato il film Brazil con il titolo di “1984 ½” per omaggiare simultaneamente il noto scrittore britannico George Orwell e Federico Fellini.

L'enorme successo di risiede, come già citato, nelle sue doti tecniche, ed è anche grazie a Piero Gherardi e Nino Rota se la pellicola felliniana per eccellenza abbia avuto un riscontro così positivo in tutto il mondo e in maniera temporalmente permanente. Il primo è fautore della magnifica scenografia, ennesimo punto di forza che va ad eclissare le sottili mancanze del lungometraggio precedente, e i costumi (P. Gherardi premiato con l'Oscar nel 1964), dettagliati e indici di un'epoca. Rota (I Vitelloni, 1953; La strada, 1954) d'altro canto vivifica le musiche, straordinarie, con una colonna sonora suadente e riecheggiante degna dell'opera massima di uno dei migliori registi italiani di sempre.

Se ne La Dolce Vita si assisteva alla tematica dell' incomunicabilità, qui vi è la confusione, provocata dai ricordi e in modo particolare dalle persone, che ci ruotano attorno, continuamente, e alle quali non possiamo far altro che unirci, e festeggiare la vita, senza cercare di razionalizzarla, come invece provava a fare Guido.

A cura di Jacopo Castiglione.

Pro:

  • Tecnica e Arte inappuntabili.
  • Le interpretazioni dell'intera troupe attoriale, Marcello Mastroianni in particolare.
  • Topica pellicola, principale inspiratrice del cinema che seguirà.

Contro:

  • Talvolta il concetto di vacuo surrealismo rimane troppo spesso estremizzato.

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