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Jim Jarmusch

Paterson | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Paterson
Titolo Originale:
Paterson
Regia:
Jim Jarmusch
Uscita:
29 dicembre 2016
(prima: 17/11/2016)
Lingua Originale:
en
Durata:
113 minuti
Genere:
Dramma
Soggetto:
Sceneggiatura:
Jim Jarmusch
Fotografia:
Frederick Elmes
Montaggio:
Affonso Gonçalves
Scenografia:
Lydia Marks
Musica:
Jim Jarmusch
Carter Logan
Produzione:
Joshua Astrachan
Carter Logan
Produzione Esecutiva:
Ronald M. Bozman
Jean Labadie
Daniel Baur
Oliver Simon
Casa di Produzione:
Le Pacte
K5 International
Amazon Studios
Animal Kingdom
Inkjet Productions
Budget:
$5 milioni
Botteghino:
$2 milioni
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Redazione

9-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Paterson
Adam Driver
Laura
Golshifteh Farahani
Doc
Barry Shabaka Henley
Method Man
Method Man
Marie
Chasten Harmon
Everett
William Jackson Harper
Japanese Poet
Masatoshi Nagase
Marvin
Nellie
Donny
Rizwan Manji
Boy on Bus 1
Dominic Liriano
Boy on Bus 2
Jaden Michael
Sam
Trevor Parham
Dave
Troy T. Parham
Jimmy
Brian McCarthy
Luis
Frank Harts
Blood in Convertible
Luis Da Silva Jr.
Woman in Red
Kacey Cockett
Female Student
Kara Hayward
Male Student
Jared Gilman
Young Poet
Sterling Jerins

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Il film descrive una settimana della vita regolare e quotidiana di un autista, in una cittadina di provincia americana, appassionato di poesia.

Recensione:

È difficile pensare a un film (di narrativa, almeno) che abbia tutti i caratteri della poesia. Questa per definizione è fatta di ritmi, figure retoriche, silenzi, significanti sconnessi dai significati: se la poesia è parola che si fa immagine, la sintassi cinematografica è invece essenzialmente immagine mostrata, non evocata.

Ebbene, Paterson ci riesce in modo ottimale. Non solo per i numerosi riferimenti alla poesia stessa (Laura è un nome petrarchesco e sta per la donna angelica e idealizzata), ma proprio per come i differenti comparti filmici si coordinano fra loro.

Il soggetto, così come la sceneggiatura, di Jim Jarmusch (autore fra gli altri di Daunbailò, 1986, e del prossimo I morti non muoiono) a prima vista sconvolgono qualsiasi regola di storytelling: non vi sembra essere quasi una trama, ma totale assenza di colpi di scena ed evoluzione.

Però, come la poesia è fatta di piccole unità semplici che assieme formano un'impressione completa, così a contare nella storia sono le minime cose: i gesti ripetuti, il ritmo lento e interamente quotidiano, i dialoghi quasi più reali della realtà stessa. Semplicità non vuol dire banalità, e l'assoluta leggerezza della sceneggiatura lo mostra bene. Sono i significati nascosti, da scovare fra i frames, a rendere unico questo film:


i silenzi del protagonista, il rapporto felice ma complesso con la moglie così diversa, gli incontri di tutti i giorni non dicono nulla da sé ma lasciano allo spettatore il gusto di capire, interpretare, calarsi nella vita di un uomo qualunque che viene reso unico proprio dalla sua passione per la poesia.


Il visivo, a propria volta, è ad hoc. La regia di Jarmusch, assieme alla fotografia di Fred Elmes (esperto nel dare volto alla provincia americana, da collaboratore abituale di David Lynch oltre che dello stesso Jarmusch) alterna quadri geometrici a visioni più evocative e liriche, complici i paesaggi che variano dalla linearità di un autobus alla bellezza dei paesaggi naturali. Anche qui, la naturalezza nasconde in realtà una grande maestria: molte le inquadrature, infatti, che prevedono specchi e piani riflettenti, scelta non da poco in quanto complicata da realizzare. C'è da chiedersi perché non ci siano, in questa vera e propria messa in scena della realtà, piani sequenza evidenti: se è vero che, come diceva il filosofo del cinema André Bazin, i long take fanno combaciare tempo narrato e tempo effettivo rendendo le sequenze più realistiche che mai, inserirli sarebbe forse stato uno sfoggio di bravura che avrebbe fatto torto all'invisibilità discreta della macchina da presa.

Le musiche di Carter Logan (produttore del film assieme a Joshua Astrachan) si fondono con le sequenze contrapponendo toni cupi alle scene più usuali, accentuando l'atmosfera di realismo magico che permea l'intero prodotto finale. A proposito di realismo magico, cioè l'attitudine a trovare nella realtà quotidiana ciò che la rende unica e, per certi versi, miracolosa, è lodevole l'interpretazione di Adam Driver. Questi, oltre a reggere quasi da solo poco meno di due ore di film, è un attore perfetto nel suo non fare l'attore, ma un uomo allo stesso livello dello spettatore.

Paterson, in definitiva, è un film non per tutti, che va seguito, più che visto. In perfetto stile Jarmusch, che con I morti non muoiono, appena presentato a Cannes e in uscita in Italia il mese prossimo, sembra virare verso l'horror comico, fornendo invece una perfetta parodia di cliché e funzionamenti del cinema stesso. Una prova da maestro e conoscitore della Settima Arte, quale lui dimostra di essere anche in questo caso.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 15 maggio 2019.

Pro:

  • Regia invisibile e discreta.
  • Realismo magico della fotografia e degli attori.
  • Sceneggiatura che senza colpi di scena prende per mano, letteralmente, lo spettatore.

Contro:

  • Forse non un film per tutti, ma è più un pregio che un difetto.

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