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Kevin Kölsch, Dennis Widmyer

Pet Sematary | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Pet Sematary
Titolo Originale:
Pet Sematary
Regia:
Kevin Kölsch
Dennis Widmyer
Uscita:
9 maggio 2019
(prima: 4/04/2019)
Lingua Originale:
en
Durata:
101 minuti
Genere:
Horror
Thriller
Soggetto:
Sceneggiatura:
Jeff Buhler
Fotografia:
Laurie Rose
Montaggio:
Sarah Broshar
Scenografia:
Vincent Aird
Musica:
Christopher Young
Produzione:
Lorenzo Di Bonaventura
Mark Vahradian
Steven Schneider
Produzione Esecutiva:
Mark Moran
Casa di Produzione:
Di Bonaventura Pictures
Room 101
Budget:
$21 milioni
Botteghino:
$112 milioni
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Redazione

7-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Louis Creed
Jason Clarke
Rachel Creed
Amy Seimetz
Jud Crandall
John Lithgow
Young Rachel
Sonia Maria Chirila
Ellie Creed
Jeté Laurence
Gage Creed
Hugo Lavoie
Gage Creed
Lucas Lavoie
Victor Pascow
Obssa Ahmed
Zelda Goldman
Alyssa Brooke Levine
Marcella
Maria Herrera
Mouse Face
Jacob Lemieux
Dog Face
Maverick Fortin
Rabbit Face
Lou Ferrando
Cat Face
Najya Muipatayi
Horse Face
Emma Hill
Rachel's Father
Frank Schorpion
Rachel's Mother
Linda E. Smith
Upset Student
Naomi Frenette
Norma
Suzi Stingl
Nurse Kelly
Kelly Lee

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Dopo essersi trasferiti in una casa di campagna nel Maine, la famiglia Creed incomincia a scoprire inquietanti verità riguardanti un “cimitero degli animali", situato poco distante dalla loro dimora.

Recensione:

Tratto dal romanzo omonimo del 1983 scritto dal maestro dell'horror Stephen King e remake di Cimitero Vivente (1989), Pet Sematary cerca di cavalcare l'onda degli “horror impegnati” riuscendoci solo parzialmente.

Per quanto riguarda l'aspetto registico, Kevin Kölsch e Dennis Widmyer (Starry Eyes, 2014; Holidays, 2016) regalano scene molto convincenti, riuscendo a differenziarsi dalle solite regie da film dell'orrore e avvicinandosi, seppur non totalmente, all'horror tecnicamente più complesso come Babadook (2014) o il più recente Noi (2019).


Il montaggio rasenta la perfezione, riesce a creare quel pathos che manca nella recitazione e nella sceneggiatura, creando una dimensione mistica e violenta con i giusti stacchi e tempi, come si è potuto notare nella scena del tragico incidente stradale in cui la giovane Ellie rimane uccisa.


Un altro punto di forza è senza dubbio il sonoro, anch'esso eccezionale, che riesce a donare alla pellicola concretezza e soprattutto credibilità, con un'ottima distribuzione di suoni ambientali, in un genere in cui è facile cadere nell'esagerazione. L'effetto della credibilità è rafforzato da un make-up convincente e per nulla forzato, con una particolare attenzione per i dettagli: come per la barba ingiallita dal fumo di Jud o per il viso e la ferita alla testa di Ellie una volta risorta.

La sceneggiatura però soffre di alcune mancanze che diventano sempre più evidenti con l'avanzare delle vicende. I personaggi mancano di qualsiasi profondità psicologica: lo spettatore non riesce a creare alcun tipo di legame empatico e molti meccanismi mentali, con potenzialità narrative e suggestive, vengono abbandonate durante la narrazione, come i sentimenti di Jud nell'aver riportato in vita la sua amata e il suo stesso senso di colpa nell'averle dovuto togliere nuovamente la vita o il rapporto di Rachel con la sorella che serve solo come espediente per qualche jump scare e nulla di più.

In linea con il resto dei romanzi di Stephen King, Pet Sematary dovrebbe affrontare una tematica molto delicata come la morte e tutto suo contorno, a partire dal dilemma “Dove si va una volta che si muore?”. Ma, se nella prima parte della pellicola questo tema viene trattato, seppur non in maniera troppo approfondita, nella seconda metà del film viene totalmente messo da parte, facendo spazio a clichè horror come la bimba che rincorre la madre con un coltello da cucina, o ancora Ellie che si dimena sotto il corpo del padre, che una volta sul procinto di ucciderla, si lascia intenerire da un falso ritorno della dolce essenza della sua bambina.

Totalmente inesplorata è la scissione interiore del padre, uomo di scienza nonché dottore, che si trova soffocato dal suo lutto, a tal punto da arrivare a dissotterrare il corpicino senza vita della figlia e ad affidarsi a una credenza popolare pur di riaverla indietro.

La maggior parte dei personaggi nati dalla penna di Stephen King, si trovano ad affrontare faccia a faccia la propria fobia, o trauma che sia, portando a un'evoluzione psicologica e personale che in qualche modo insegna anche allo spettatore (o al lettore); ma tutto ciò nel film non accade: Rachel non affronta la morte di sua sorella e il senso di colpa, il padre non accetta il lutto e non prende totalmente atto delle sue azioni, esattamente come Jud, che malgrado tutto ciò che ha passato con la moglie e sapendo che il “cimitero” ha un potere attrattivo nei confronti delle persone, mostra con leggerezza a Luis come far resuscitare il gatto.

Il film quindi si limita a narrare vicende, nulla di più, nulla di meno; non racconta nessuna oscura metafora della vita, nessun insegnamento ricavato da paura e sofferenza e nessun tipo di spessore psicologico o rappresentazione oscura dell'animo umano, come ci hanno mostrato invece con successo film dello stesso genere come Hereditary (2018), IT (2017) o la serie tv Netflix The Haunting of Hill House (2018). Pet Sematary si presenta come un prodotto ben lontano dell'universo interiore di Stephen King e più vicino al sottogenere di film zombie, dove si da più importanza all'aspetto didascalico piuttosto che a un'interiorizzazione meta cinematografica, e a una dimensione dell'orrore basata su jump scare e non su un'atmosfera di tensione e coinvolgimento mentale.

A cura di Linda Giulio.
Pubblicato il 20 maggio 2019.

Pro:

  • Regia buona.
  • Montaggio, sonoro e montaggio sonoro perfetti.
  • Make up credibile e che non cade nell'esagerazione.

Contro:

  • Poca caratterizzazione dei protagonisti.
  • Dimensione dell'orrore data solo da Jump Scare.
  • Trattamento e sceneggiatura insufficienti.

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