Home
Recensioni
Chi Siamo
Don Hall, Carlos López Estrada

Raya e l'ultimo drago | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Raya e l'ultimo drago
Titolo Originale:
Raya and the Last Dragon
Regia:
Don Hall
Carlos López Estrada
Uscita:
5 marzo 2021
(prima: 3/03/2021)
Lingua Originale:
en
Durata:
107 minuti
Genere:
Famiglia
Fantasy
Animazione
Azione
Avventura
Soggetto:
Don Hall
Kiel Murray
Adele Lim
Paul Briggs
Dean Wellins
Qui Nguyen
Carlos López Estrada
John Ripa
Sceneggiatura:
Adele Lim
Qui Nguyen
Fotografia:
Rob Dressel
Montaggio:
Fabienne Rawley
Shannon Stein
Scenografia:
Musica:
James Newton Howard
Produzione:
Peter Del Vecho
Osnat Shurer
Produzione Esecutiva:
Jennifer Lee
Jared Bush
Casa di Produzione:
Walt Disney Pictures
Walt Disney Animation Studios
Walt Disney Studios Motion Pictures
Budget:
$100 milioni
Botteghino:
$130 milioni
Carica Altro

Redazione

6+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Raya (voice)
Kelly Marie Tran
Sisu (voice)
Awkwafina
Boun (voice)
Izaac Wang
Namaari (voice)
Gemma Chan
Benja (voice)
Daniel Dae Kim
Tong (voice)
Benedict Wong
Young Namaari (voice)
Jona Xiao
Virana (voice)
Sandra Oh
Little Noi (voice)
Thalia Tran
Dang Hu (voice)
Lucille Soong
Tuk Tuk (voice)
Alan Tudyk
General Atitaya / Spine Warrior (voice)
Dichen Lachman
Tail Chief (voice)
Patti Harrison
Dang Hai (voice)
Sung Kang
Spine Chief (voice)
Ross Butler
Wahn (voice)
François Chau
Merchant (voice)
Paul Yen

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Nel regno di Kumandra, lacerato in cinque regioni in lotta tra loro, la giovane Raya viaggia per trovare Sisu, l'ultimo drago, e spezzare la maledizione che ha trasformato il padre in una statua.

Recensione:

Raya e l'ultimo drago, ultima fatica della Disney, pur mostrando alcune caratteristiche originali rispetto alle opere precedenti e in particolare a quelle con protagoniste femminili, si configura a tutti gli effetti come un cartone per bambini che, intrattenimento e apparato tecnico a parte, non è arricchito quelle tematiche che potrebbero interessare anche un pubblico più adulto, a differenza di prodotti Pixar più o meno recenti come Soul (2020) o Wall-E (2008). I rimandi narrativi e visivi a cult come I predatori dell'arca perduta (1981) e Mad Max: Fury Road (2015) sono presente ma molto superficiali e non influiscono in modo incisivo sulla percezione complessiva del film.

La storia non è molto originale e spesso risulta poco dinamica a livello di sceneggiatura: il ritmo è infatti sostenuto principalmente dalle animazioni spettacolari e dallo score quasi sempre presente più che dalla trama e dalla scrittura, che alterna in modo molto banale momenti educativi o didascalicamente moralistici a intermezzi comici piuttosto riusciti ma a loro volta decisamente già visti. Si possono comunque rilevare aspetti non scontati e relativamente interessanti: la scelta narrativa di inserire come personaggi principali tre figure femminili – Raya, Namaari e Sisu – che non intrecciano relazioni sentimentali, anche se già sperimentata in Ribelle – The Brave (2012), risulta molto attuale, così come il tema ecologico della distruzione ambientale legata principalmente al pericolo della sparizione delle fonti d'acqua. L'ambientazione panasiatica, che mischia in modo convincente elementi di varie culture tra cui quella thailandese, vietnamita, indonesiana, filippina e malesiana, è originale e ha il merito di ricondurre la mitologia dei draghi, “colonizzata” dal fantasy occidentale (si pensi ai draghi di Game of Thrones, 2011-2019, teoricamente orientali ma a livello visivo pienamente high fantasy), alla propria tradizione originaria.


L'aspetto più particolare del film, oltre all'importanza assegnata al concetto di fiducia che rimane fondamentale anche nel momento in cui tale fiducia è stata precedentemente tradita, è comunque l'abolizione di una netta divisione tra personaggi buoni e personaggi cattivi in favore di una più simbolica e convincente contrapposizione tra due poli sovrannaturali – da un lato i draghi buoni e dall'altro i Druun cattivi – che negli umani convivono e grazie appunto alla fiducia reciproca riescono a ricomporsi nella volontà di creare un mondo migliore per tutti.


Se infatti Namaari per gran parte del film sembra cattiva ma nel finale si redime e svolge un ruolo fondamentale nella ricomposizione della Gemma, la stessa Raya, come detto da Namaari, è responsabile tanto quando l'amica-nemica della morte di Sisu poiché ha ceduto al sospetto e al cinismo e inoltre, prima di imparare dal drago l'importanza della fiducia e della collaborazione, era determinata a ritrovare la Gemma per un motivo prettamente personale, ovvero riportare in vita il padre.

I modelli, le texture e le animazioni in termini di 3D eguagliano gli altissimi standard imposti dalla stessa Disney e sono talmente sofisticati da distinguersi anche tra le recenti produzioni del colosso statunitense. Anche la regia si fa notare ed è ricca di movimenti talmente naturali da sembrare realizzati in motion capture. Il lato tecnico, tuttavia, per quanto notevole, è un merito da attribuire allo staff di sviluppo tecnologico della multinazionale di Burbank e non propriamente al film, che pur risultando godibile e adattissimo a un pubblico infantile non riesce a evitare di suscitare nello spettatore adulto una sensazione di ripetizione di tematiche, stilemi e modalità narrative già viste in moltissime altre produzioni Disney precedenti (e probabilmente anche future).

A cura di Lucia Ferrario.
Pubblicato il 15 marzo 2021.

Pro:

  • Apparato tecnico impeccabile e all'avanguardia.
  • Apprezzabile tentativo di inserire tematiche attuali in un film per bambini.
  • Abolizione della contrapposizione tra personaggi buoni e cattivi.

Contro:

  • Trama troppo lineare.
  • Ripetitività dei messaggi canonici nei film Disney.
  • Siparietti stereotipati.
  • Scarso interesse per un pubblico non infantile.

Commenti:


Caricamento modulo