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Brian De Palma

Scarface | Recensione | Unpolitical Reviews

Trailer non disponibile

Scheda:

poster di Scarface
Titolo Originale:
Scarface
Regia:
Brian De Palma
Uscita:
20 aprile 1984
(prima: 9/12/1983)
Lingua Originale:
en
Durata:
170 minuti
Genere:
Azione
Crime
Dramma
Soggetto:
Sceneggiatura:
Oliver Stone
Fotografia:
John A. Alonzo
Montaggio:
Gerald B. Greenberg
David Ray
Scenografia:
Bruce Weintraub
Musica:
Giorgio Moroder
Produzione:
Martin Bregman
Produzione Esecutiva:
Louis A. Stroller
Casa di Produzione:
Universal Pictures
Budget:
$25 milioni
Botteghino:
$66 milioni
Carica Altro

Redazione

8.5

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Tony Montana
Al Pacino
Manny Ribera
Steven Bauer
Elvira Hancock
Michelle Pfeiffer
Gina
Mary Elizabeth Mastrantonio
Frank Lopez
Robert Loggia
Mama Montana
Miriam Colon
Omar Suarez
F. Murray Abraham
Alejandro Sosa
Paul Shenar
Bernstein
Harris Yulin
Chi Chi
Ángel Salazar
Ernie
Arnaldo Santana
Angel
Pepe Serna
Nick The Pig
Michael P. Moran
Hector The Toad
Al Israel
Banker
Dennis Holahan
Shadow
Mark Margolis
Sheffield
Michael Alldredge
Seidelbaum
Ted Beniades
M.C. at Babylon Club
Richard Belzer
Luis
Paul Espel

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Un modesto criminale scappato da Cuba arriva negli Stati Uniti, dove inizia una rapida scalata alle alte vette della malavita americana.

Recensione:

Lo Scarface del 1983 è, innanzitutto, un remake di Scarface – Lo sfregiato, film del 1932 di Howard Hawks. Quest'ultimo ha contribuito a fondare il genere gangster classico, con le proprie dinamiche visive e narrative, protagonisti uomini spietati ma moralmente ancorati all'onore mafioso, con atmosfere livide e scenari urbani: stilemi che passeranno poi nel genere hard-boiled, dove il protagonista diventa il detective inesorabilmente compromesso con la malavita (Il grande sonno di Raymond Chandler è del 1939).

Il regista Brian de Palma (Carrie – lo sguardo di Satana, 1976; Gli intoccabili, 1987) e lo sceneggiatore Oliver Stone (Platoon, 1986; Assassini nati – Natural Born Killers, 1994) si ispirano liberamente alla vicenda del vecchio Tony Montana, a sua volta originariamente ripresa dalla figura storica di Al Capone, trasponendola negli anni ‘80. Non più proibizionismo, ma traffico di stupefacenti. Non più abiti scuri gessati e cappelli a fedora, ma fantasiose camicie a fiori sbottonate. Soprattutto, non più misurata sintesi del percorso tragico, ma vera e propria discesa agli inferi del protagonista, con tanto di bagni di sangue. Seguendo in ciò la lunga scia di quella rivoluzione estetica avvenuta pochi anni prima e chiamata New Hollywood. La storia mantiene lo schema rise and fall, ma il materiale e i tempi sono dilatati (170 minuti contro 90).


La regia di Brian de Palma riesce perfettamente ad alternare scene di efferata violenza, a balli di Disco Music, da scene di corteggiamento amoroso, a una rappresentazione nevrotica e schizofrenica dei personaggi.


Le tecniche di slow motion e primi piani che più volte cadono sugli occhi di Tony, come a riprendere la sua famigerata frase “Gli occhi chico non mentono mai”, vengono usate come preavviso della rabbia e della conseguente violenza che da lì a poco potrebbe scoppiare.

De Palma è un maestro della tensione e della creazione di quest'ultima, tramite un sapiente uso del movimento della macchina da presa. Basta pensare alla scena della sparatoria nel locale notturno, dove i due killer si trovavano con il compito di uccidere Tony; la macchina da presa gira a 180°: prima sui due uomini che si preparano alla sparatoria, successivamente alla scenetta d'intrattenimento del locale, e infine su Tony che rimane impassibile a osservare i due killer, questo movimento sequenziale si ripete fino al momento di “rottura” ovvero finchè gli uomini non incominciano a sparare.

Che questo film sia fra i più rappresentativi degli anni '80, lo provano anche le musiche in chiave elettroniche scritte dal più rappresentativo artista del periodo, Giorgio Moroder (compositore fra l'altro delle colonne sonore de La storia infinita, 1984 e Grazie a Dio è venerdì, 1978, che gli frutterà il primo di tre Oscar).

Quanto alle interpretazioni, è superfluo lodare Al Pacino, qui al massimo delle famigerate tecniche di immedesimazione da Actors Studio. Un metodo, basato sull'altrettanto famigerato Stanislavskij, che coinvolge completamente il corpo e la mente nella resa dei ruoli. Le battute di Tony Montana infatti, scanzonate e gergali, si accompagnano perfettamente alla mimica di uno dei personaggi più celebri della storia del cinema. Da segnalare anche l'affascinante Michelle Pfeiffer, nel ruolo che le darà notorietà mondiale, che già dalla sua prima apparizione nell'appariscente abito color smeraldo, dona al personaggio eleganza, e una bellezza tanto fragile quanto tagliente.

A cura di Linda Giulio e Michele Piatti.
Pubblicato il 8 giugno 2019.

Pro:

  • Superba e iconica interpretazione di Al Pacino.
  • Colonna sonora rappresentativa degli anni '80 grazie alle musiche di Moroder.
  • Regia che riesce a spaziare tra i vari toni del film.

Contro:

  • Eccessiva lunghezza della pellicola.

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