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Wes Craven

Scream - Chi urla muore | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Scream - Chi urla muore
Titolo Originale:
Scream
Regia:
Wes Craven
Uscita:
11 settembre 1997
(prima: 20/12/1996)
Lingua Originale:
en
Durata:
111 minuti
Genere:
Crime
Horror
Mistero
Soggetto:
Sceneggiatura:
Kevin Williamson
Fotografia:
Mark Irwin
Montaggio:
Patrick Lussier
Scenografia:
Michele Poulik
Musica:
Marco Beltrami
Produzione:
Cathy Konrad
Cary Woods
Produzione Esecutiva:
Bob Weinstein
Harvey Weinstein
Marianne Maddalena
Casa di Produzione:
Dimension Films
Woods Entertainment
Budget:
$14 milioni
Botteghino:
$173 milioni
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Redazione

8.5

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Dewey Riley
David Arquette
Sidney Prescott
Neve Campbell
Gale Weathers
Courteney Cox
Stu Macher
Matthew Lillard
Tatum Riley
Rose McGowan
Billy Loomis
Skeet Ulrich
Randy Meeks
Jamie Kennedy
Kenny
W. Earl Brown
Cotton Weary
Liev Schreiber
Sheriff Burke
Joseph Whipp
Casey Becker
Drew Barrymore
Ghostface (voice)
Roger L. Jackson
Steve Orth
Kevin Patrick Walls
Casey's Father
David Booth
Casey's Mother
Carla Hatley
Mr. Prescott
Lawrence Hecht
Mrs. Tate
Lois Saunders
TV Reporter #1
Lisa Beach
TV Reporter #2
Tony Kilbert
Hank Loomis
C.W. Morgan

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Uno spietato omicida mascherato sconvolge la vita degli abitanti di Woodsbor e sembra intenzionato a uccidere a tutti i costi la giovane Sidney Prescott.

Recensione:

Il maestro dell'horror Wes Craven (Le colline hanno gli occhi, 1977; Nightmare - Dal profondo della notte, 1984) dirige lo sceneggiato di Kevin Williamson (So cosa hai fatto - I know what you did last summer, 1997; Cursed - il maleficio, 2005) confezionando un piccolo capolavoro, considerato tutt'oggi un caposaldo del genere.

E se proprio nella parola "genere" vogliamo addentrarci, è difficile trovare un termine esaustivo per Scream, che nella sua molteplicità d'essere ha trovato il modo di rimanere attuale anche a distanza di oltre due decenni.


Uno slasher ibridato con un teen - movie, in cui Craven alterna, spesso intreccia e padroneggia tempi comici e tempi di massima tensione, alternando la paura e la commedia, la satira dissacrante e l'horror più classico. La sceneggiatura sovverte i clichè non solo portandoli in scena, ma citandoli esplicitamente, richiamando e chiamando i titoli dei grandi cult.


"Sembra di essere in un film di Wes Carpenter" dirà Tatum, interpretata da Rose McGowan (Streghe, 2001 - 2006; Machete, 2010), unendo il nome del regista John Carpenter (Halloween - La notte delle streghe, 1978; 1997: Fuga da New York, 1981) a quello del regista, ben riassumendo la volontà di dissacrare e, allo stesso tempo, innalzare i grandi nomi - e titoli - dell'horror.

Craven anticipa quindi una tendenza del recente cinema, cioè l'autocitazione, come abbiamo visto, per esempio, nel recente Matrix Resurrections (Lana Wachowski, 2021) in cui include l'intero franchise, o ancora LaLaLand (Damien Chazelle, 2016), che prende con sè i grandi classici del musical per diventare esso stesso un ribaltamento del musical hollywoodiano.

I toni della pellicola sono dettati fin dalla prima scena ripresa e parodiata da moltissimi altri film in cui la giovane Casey diventa inconsapevolmente protagonista di un gioco sadico, che non prevede alcuna possibilità di sopravvivenza. In questa sequenza si evidenza la capacità del regista di esser padrone della costruzione delle tempistiche della paura, dell'orrore e della crescita di tensione, in modo talmente convincente da resistere alla prova del tempo.

L'idea di un serial killer senza un'etica e senza un vero movente, si allontana decisamente da quei personaggi, per così dire, complessi, a livello sia psicologico che di scrittura. Nell'America post - Reagan sembra chiara la necessità di rappresentare una storia su adolescenti di media borghesia, dove è possibile salvarsi solo in una situazione di pudicismo e purezza d'animo; come si dice esplicitamente nella pellicola: per salvarsi nei film d'horror non bisogna bere, non bisogna drogarsi e non bisogna fare sesso.

Contemporaneamente alla scena in cui Randy (Jamie Kennedy) guarda Halloween e suggerisce alla protagonista le stesse azioni che lui dovrebbe fare per salvarsi, trovandosi a sua insaputa nella stessa situazione di pericolo (ecco qui l'apice del gioco metacinematografico di Craven), Sidney infrange una delle regole: consuma il suo primo rapporto sessuale ma, malgrado ciò, non solo si salva ma svela una parte di sè più violenta e determinata.

Ancora una volta quindi Scream ribalta i clichè, distruggendo lo stereotipo della final girl, per anni rappresentata come una figura verginale e immacolata, che nella visione di Craven si libera dell'idea sociologica dell'integrità legata alla verginità che nella sua perdita, rende la protagonista più cosciente e forte, piuttosto che più fragile e in una condizione di peccato.

Il gioco che mette in atto Craven non riguarda solo il metacinema o la dissacrazione dei clichè dell'orrore ma sembra anche divertirsi con gli interpreti della storia. Drew Barrymore (E.T. L'extra - Terrestre, 1982; 50 Volte il primo bacio, 2004), per esempio, doveva essere la protagonista, ma in seguito ad altri progetti ha dovuto rinunciare al ruolo all'ultimo minuto, entusiasta dello script però ha accettato la parte di Casey, senza un annuncio ufficiale il pubblico si è trovato a guardare quella che per loro era la protagonista, squartata e uccisa nella prima mezz'ora di film.

Anche la scelta di Henry Winkler, conosciuto al pubblico come l'anticonformista Fonzie in Happy Days (1974 - 1984) nei panni del severo preside dalla rigida etica, antitesi del suo personaggio più famoso. O ancora, sempre in riferimento a Winkler, nella scena della sua uccisione si può notare proprio la famosa giacca in pelle di Fonzie e poco prima si vede Craven stesso, nei panni di un bidello che ironicamente prende il nome di Freddy, proprio come il Freddy Krueger di Nightmare (Wes Craven, 1984) e vestito esattamente con gli stessi indumenti dello spaventoso protagonista del cult.

In conclusione, Scream non è solo una pellicola indispensabile per gli amanti del genere horror, ma un complesso intreccio di cinema, ideali, rappresentazioni, satira e slasher, ancora oggi unico nel suo (ambiguo e ambivalente) genere.

A cura di Linda Giulio.
Pubblicato il 20 gennaio 2022.

Pro:

  • Alternanza tra comico/commedia.
  • Decostruzione del genere horror.

Contro:

  • Sviluppo, nella seconda parte, forse eccessivamente prolungato.

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