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David Fincher

Seven | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Seven
Titolo Originale:
Se7en
Regia:
David Fincher
Uscita:
15 dicembre 1995
(prima: 22/09/1995)
Lingua Originale:
en
Durata:
127 minuti
Genere:
Crime
Mistero
Thriller
Soggetto:
Sceneggiatura:
Andrew Kevin Walker
Fotografia:
Darius Khondji
Montaggio:
Richard Francis-Bruce
Scenografia:
Clay A. Griffith
Musica:
Howard Shore
Produzione:
Arnold Kopelson
Phyllis Carlyle
Produzione Esecutiva:
Gianni Nunnari
Dan Kolsrud
Anne Kopelson
Casa di Produzione:
New Line Cinema
Juno Pix
Cecchi Gori Pictures
Budget:
$33 milioni
Botteghino:
$327 milioni
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Redazione

7

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Detective David Mills
Brad Pitt
Detective Lt. William Somerset
Morgan Freeman
Tracy Mills
Gwyneth Paltrow
John Doe
Kevin Spacey
Police Captain
R. Lee Ermey
California
John C. McGinley
Mrs. Gould
Julie Araskog
Greasy F.B.I. Man
Mark Boone Junior
Officer Davis
John Cassini
Dr. Santiago
Reg E. Cathey
Dr. O'Neill
Peter Crombie
Dist. Atty. Martin Talbot
Richard Roundtree
Mark Swarr
Richard Schiff
George, Library Night Guard
Hawthorne James
Man in Booth at Massage Parlor
Michael Massee
Crazed Man in Massage Parlor
Leland Orser
Dr. Beardsley
Richard Portnow
Detective Taylor
Daniel Zacapa
Fingerprint Technician
Alfonso Freeman
911 Operator
Harris Savides

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Un anziano e disilluso detective indaga assieme a un giovane e impulsivo collega, trasferitosi da poco assieme alla moglie, su un killer che compie i propri delitti in base alla scala dei sette peccati capitali, collegandoli sistematicamente gli uni agli altri.

Recensione:

Seven è un thriller che vuole collocarsi come spartiacque del genere, riprendendo stilemi classici del noir e introducendo variazioni tematiche allora inedite. Se il soggetto di Andrew Kevin Walker (sceneggiatore di 8 mm – Delitto a luci rosse e Il mistero di Sleepy Hollow) presenta infatti le tipiche figure narrative del detective nichilista, della coppia di opposti, della città come giungla del crimine, della mente criminale geniale e scientifica, l'idea che la coerenza della storia sia data dal fil rouge dei sette peccati capitali, con tanto di riferimenti alla letteratura filosofica in merito (Dante, Milton, la Bibbia…), è senza dubbio originale per l'epoca.

La regia di David Fincher (Fight Club, 1999; The Social Network, 2010) si dimostra più che adeguata, coerente nella resa atmosferica cupa e livida, conscia dei propri modelli eppure tesa al rinnovo:


alcune inquadrature quasi espressionistiche e un certo gusto del sadico per le scene degli omicidi, di discreto impatto visivo, marcano lo stile del film rendendolo distinguibile.


Ne sono complici la fotografia di Darius Khondji (Delicatessen, 1991; Evita, 1996), efficacemente fredda e buia in sintonia con gli eventi narrati, e il montaggio di Richard Francis-Bruce (Mad Max – Oltre la sfera del tuono, 1985; Il miglio verde, 1999) che sfoggia la propria professionalità in almeno due sequenze: la camminata di Somerset fra gli scaffali della biblioteca, con un raccordo mascherato sullo stesso asse, e l'inseguimento di John Doe per il condominio. Per essere quella da thriller poliziesco un'ambientazione quasi abusata, Seven è in definitiva un prodotto che può fare scuola in tal senso.

È nella sceneggiatura di Walker che si ritrovano invece più alti e bassi. Da un lato infatti i modelli tensionali sono ben utilizzati e sortiscono un certo effetto, conditi con l'inclinazione mistico-filosofica delle citazioni letterarie e con alcuni scambi di battute piuttosto ironici e ritmati fra i protagonisti; il finale, per quanto non certo un colpo di scena inaspettato, risulta comunque da manuale. D'altra parte la scrittura di personaggi non si dimostra sempre all'altezza delle premesse: il detective Mills, così esplicitamente caratterizzato nella sua impulsività, non ha un vero arco di crescita personale. Il suo errore terminale resta lo stesso di quelli iniziali, a nulla sembra servire l'incontro con il mentore Somerset: un'evoluzione del personaggio sarebbe stata il minimo. Alla figura di John Doe, intensa maschera di assassino pianificatore e calcolatore fino alla nevrosi, è stato fatto il torto peggiore: il monologo in macchina, troppo esplicito e moraleggiante, leva il fascino di silenzioso schizoide a un villain che proprio nell'ambiguità etica aveva il suo punto forte (qual è la vera giustizia? Può una persona erigersi a giustiziere?).

Altro aspetto di inferiore livello, la musica di Howard Shore (Il signore degli anelli, 2001-2003, Il caso Spotlight, 2015): il brano di musica elettronica che accompagna i bei titoli di testa risulta fuori luogo nel momento in cui si limita solo a quella sequenza, senza essere poi sviluppata.

Il cast, particolarmente i tre protagonisti maschili, risulta invece di tutto rispetto. Morgan Freeman è in perfetta simbiosi/antitesi con Brad Pitt ed entrambi caratterizzano a dovere i personaggi, purtroppo resi statici e piatti dai summenzionati difetti di sceneggiatura. Kevin Spacey mostra tutta la sua maestria nei pochi ma intensi momenti in cui appare sullo schermo: una gelida e lucida follia pervade a tal punto il suo sguardo tagliente e iconico, da far quasi passare in secondo piano la spiegazione orale e pedantesca dei suoi crimini.

In definitiva Seven è un piccolo cult che, nel bene e nel male, mostra i suoi anni, e che avendo tanto da dire, a volte, dice un po' troppo.

A cura di Michele Piatti.

Pro:

  • Regia, fotografia e montaggio coerenti e d'atmosfera.
  • Buon rinnovo di modelli tensionali classici.
  • Cast di tutto rispetto.

Contro:

  • Personaggi statici.
  • Sceneggiatura a volte troppo esplicita.
  • Musiche insufficienti.

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