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Darius Marder

Sound of Metal | Recensione | Unpolitical Reviews

Trailer non disponibile

Scheda:

poster di Sound of Metal
Titolo Originale:
Sound of Metal
Regia:
Darius Marder
Uscita:
4 dicembre 2020
(prima: 20/11/2020)
Lingua Originale:
en
Durata:
140 minuti
Genere:
Dramma
Musica
Soggetto:
Derek Cianfrance
Darius Marder
Sceneggiatura:
Darius Marder
Abraham Marder
Fotografia:
Daniël Bouquet
Montaggio:
Mikkel E.G. Nielsen
Scenografia:
Tara Pavoni
Ruth Peeters
Musica:
Nicolas Becker
Abraham Marder
Produzione:
Bert Hamelinck
Bill Benz
Sacha Ben Harroche
Kathy Benz
Produzione Esecutiva:
Riz Ahmed
Kirt Gunn
Derek Cianfrance
Fredric King
Corentin De Saedeleer
Dickey Abedon
Dimitri Verbeeck
Daniel Sbrega
Casa di Produzione:
National Lottery
Caviar
BFI
Vertigo Films
Stage 6 Films
BFI Film Fund
Amazon Studios
Tandem
Budget:
$0
Botteghino:
$516 mila
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Redazione

7.5

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Ruben Stone
Riz Ahmed
Joe
Paul Raci
Lou
Olivia Cooke
Diane
Lauren Ridloff
Richard Berger
Mathieu Amalric
Dr. Paysinger
Tom Kemp
Harlan
Chris Perfetti
Hannah
Hillary Baack
Jenn
Chelsea Lee
Shaheem
Shaheem Sanchez
Audiologist
Rena Maliszewski
Pharmacist
Michael Tow
Michael's Father
William Xifaras
Concert Goer
Jamie Ghazarian
Rock Fan (as David Arthur)
David Arthur Sousa
The Man
Bill Thorpe
Student
Marisa Defranco
ASL Teacher (as Jeremy Lee Sanchez)
Jeremy Lee Stone
Surfbort Member
Alex Kilgore
Surfbort Member
Dani Miller

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Ruben, batterista di un duo metal, si trova a dover affrontare la dolorosa e improvvisa perdita dell'udito.

Recensione:

Film d'esordio di Darius Marder ma concepito da Derek Cianfrance (Blue Valentine, 2010; Come un tuono, 2012, co-sceneggiato dallo stesso Marder), Sound of Metal è, insieme Quella notte a Miami… (Regina King, 2020) e a Borat – Seguito di film cinema (Jason Woliner, 2020), il primo prodotto distribuito in esclusiva dagli Amazon Studios a raggiungere la stessa eco mediatica che i film del “rivale” Netflix ottengono da un paio d'anni. Il debutto di Marder, dopo essere stato relativamente snobbato ai Golden Globe, ha ricevuto ben sei candidature agli Academy Awards 2021, comprese quelle per miglior film, migliore sceneggiatura originale, miglior attore protagonista a Riz Ahmed e miglior attore non protagonista al poco più che esordiente Paul Raci.

Sound of Metal si apre con un incipit affascinante, realizzato in modo impeccabile e subito in grado di catturare lo spettatore; il primo totale che segue l'incipit è a sua volta molto bello e, anche se in modo sottile, ha il merito di presentare subito quello che si può sicuramente definire l'aspetto più notevole del film, ovvero l'equivalenza del sonoro e del visivo come mezzi espressivi. Il contrasto tra il metal iniziale e il delicato blues sulle cui note Ruben sveglia Lou riprende infatti la contrapposizione tra la fotografia scura dell'incipit e quella luminosa della scena successiva ed entrambi i piani, sonoro e visivo, esteriorizzano l'armonia del rapporto della coppia.


Nei momenti più riusciti del film è addirittura il visivo a sottostare al sonoro e in particolare l'immedesimazione con il protagonista, aspetto fondamentale dell'opera, è resa possibile proprio dal sonoro.


L'uso dell'udito come mezzo per creare empatia, oltre che originale, risulta estremamente efficace, tanto che la fruizione del film è a tratti quasi dolorosa e il primo episodio di sordità di Ruben è avvertito dallo spettatore con gli stessi sentimenti di angoscia e alienazione che prova il protagonista. La fotografia rimarca questo ricorrente senso di alienazione con il diverso utilizzo della messa a fuoco, che varia a seconda dell'interiorità di Ruben: molto pronunciata nei momenti di solitudine, più tendente alla profondità di campo quando il protagonista riesce a comunicare e dunque a mettersi sullo stesso piano di chi gli sta intorno. Analogamente la regia alterna in modo molto efficace, anche se a tratti ripetitivo, campi lunghi con sonoro “normale” a primissimi piani in quelle che sono a tutti gli effetti soggettive acustiche.

Una scelta audace sarebbe stata quella di realizzare tutto il film utilizzando questa praticamente inedita modalità della soggettiva acustica, ma per evitare una fruizione troppo faticosa il regista ha preferito “strizzare l'occhio” allo spettatore medio. Un aspetto negativo che si potrebbe imputare al film è in generale un tentativo troppo marcato, a tratti melenso, di sensibilizzazione nei confronti di una condizione che, a parte rari casi (per esempio Figli di un dio minore, Randa Haines, 1986), non è stata quasi mai trattata sul grande schermo.

A questo proposito, con l'emergere della tematica della dipendenza – l'altra colonna portante dell'opera insieme alla sperimentazione sonora, la posizione del film rispetto alla condizione della sordità si fa ambigua: se infatti ha perfettamente senso porre sullo stesso piano la dipendenza di Ruben dall'eroina e da Lou (la nascita della storia d'amore tra i due è coincisa con la disintossicazione del protagonista ed è noto che durante il primo anno di recupero le relazioni sono vietate in quanto sostitutivo della sostanza), presentare il desiderio di recuperare l'udito come il tentativo di un tossicodipendente di non fare a meno di quanto ha bisogno appare eccessivo, se non addirittura ingiusto nei confronti di coloro che vogliono fare di tutto per sovvertire la propria condizione di sordità. Questo aspetto non intacca comunque in modo pesante il valore dell'opera, che oltre all'interessantissimo sonoro vanta un comparto visivo solido quando non sopra la media e un'intensa prova attoriale da parte di Riz Ahmed.

A cura di Lucia Ferrario.
Pubblicato il 24 marzo 2021.

Pro:

  • Sperimentazione sonora originale e interessante.
  • Comparto tecnico solido quando non sopra la media.
  • Interpretazione del cast e in particolare di Riz Ahmed.

Contro:

  • Tentativo di sensibilizzazione a tratti marcato.
  • Montaggio imperfetto.

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