A ridosso della Prima guerra mondiale, il nobile inglese Orlando organizza una squadra per evitare un disastro bellico in Gran Bretagna.
A ridosso della Prima guerra mondiale, il nobile inglese Orlando organizza una squadra per evitare un disastro bellico in Gran Bretagna.
Dopo la bella sorpresa di Kingsman - Secret Service (2014) e del discreto seguito Il cerchio d'oro (2017), Matthew Vaughn torna alla regia di un capitolo prequel decisamente sottotono rispetto ai preceedenti. Il pregio dei film tratti dai fumetti di Mark Millar e Dave Gibbons era la sapiente unione di parodia del genere spionistico, azione di ottima fattura e humor paradossale al limite della credibilità. The King's Man – Le origini, ambientato in un preciso contesto storico, disperde il proprio potenziale umoristico in una riscrittura delle vicende della Grande Guerra a tratti troppo demenziale per poter divertire: se il gusto della citazione di particolari e personaggi caratteristici dell'epoca, dalla leggendaria Mata Hari all'iconico monaco Rasputin, può alle volte far sorridere chi ne coglie i riferimenti, il tono generale della narrazione è troppo sbilanciato verso una serietà non richiesta, quasi più propria di un dramma storico che di un'opera post-moderna e fumettistica. Confuso e incerto nella direzione, The King's Man – Le origini non ha lo smalto dei primi due film e allo stesso tempo tenta di mescolare, in maniera contorta e ipertrofica, troppi elementi distanti fra loro.
A livello di sceneggiatura, scritta dal regista assieme a Jane Goldman, la narrazione prosegue a rilento senza la verve comica distintiva della saga. Nelle oltre due ore, eccessive, di film, il susseguirsi di personaggi poco memorabili quando non ridotti a macchiette senza carisma confonde lo spettatore, esattamente come i troppi punti di svolta della trama: fra questi, la morte di Conrad spiazza proprio in quanto fuori posto. La compostezza dei dialoghi, tesa ad ammantare il racconto di storicità, mal si declina con le poche battute comiche presenti. Inoltre, le numerose digressioni relative alla Storia bellica mondiale ed europea non fanno che appesantire un film su cui già grava una sostanziale mancanza di idee.
Parte dei contenuti nei primi due episodi della saga si basavano infatti sulla scoperta dei segreti dell'Agenzia Kingsman e del suo funzionamento interno, aspetto qui praticamente relegato al finale.
La regia, così come le musiche epiche di Henry Jackman e Matthew Margeson, sembrano invece seguire lo standard qualitativo dei primi episodi, regalando momenti effettivamente efficaci dal punto di vista dell'intrattenimento: da lodare sono svariate scene di combattimento, fra cui lo scontro finale con Rasputin, per quanto meno fantasiose e paraboliche rispetto al passato. Discrete anche le scenografie di Paul Kirby e i costumi di Arianne Phillips (Animali notturni, 2016; C'era una volta a... Hollywood, 2019), eleganti e capaci, molto più della scrittura, di restituire verosimiglianza storica e allo stesso tempo reinventare divertite soluzioni anacronistiche. Meno plastica inoltre, ma più che sufficiente, la fotografia di Ben Davis, storico collaboratore di Vaughn.
L'ultima nota riguarda il cast, che nuovamente nei primi due capitoli contribuiva a impreziosire, coniugando storici attorni britannici e volti relativamente nuovi. In questo caso, la presenza di Ralph Fiennes, non nella migliore delle sue interpretazioni, non basta a risollevare una sostanziale piattezza sul lato interpretativo.
The King's Man – Le origini, pur essendo un capitolo in linea teorica separato dagli esordi cinematografici della saga e fruibile a parte, non può non assumersi l'onere di un confronto con due dei migliori action comici degli ultimi vent'anni: ne esce con un mediocre risultato, fatta salvo la mera fattura visiva e registica che si attesta su un livello complessivamente buono e ne fa un film forse deludente, ma godibile in più punti.
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