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Roberto De Feo, Paolo Strippoli

A Classic Horror Story | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di A Classic Horror Story
Titolo Originale:
A Classic Horror Story
Regia:
Roberto De Feo
Paolo Strippoli
Uscita:
14 luglio 2021
(prima: 14/07/2021)
Lingua Originale:
it
Durata:
95 minuti
Genere:
Horror
Mistero
Soggetto:
Sceneggiatura:
David Bellini
Roberto De Feo
Lucio Besana
Paolo Strippoli
Milo Tissone
Fotografia:
Emanuele Pasquet
Montaggio:
Federico Palmerini
Scenografia:
Musica:
Massimiliano Mechelli
Produzione:
Iginio Straffi
Maurizio Totti
Alessandro Usai
Produzione Esecutiva:
Gaia Antifora
Casa di Produzione:
Colorado Film
Rainbow
Apulia Film Commission
Budget:
$0
Botteghino:
$0
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Redazione

7+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Elisa
Matilda Anna Ingrid Lutz
Fabrizio
Francesco Russo
Riccardo
Peppino Mazzotta
Mark
Will Merrick
Sofia
Yuliia Sobol
Chiara
Alida Baldari Calabria
Cristina Donadio
Francesca Cavallin
Samuel19
Justin Alexander Korovkin

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Cinque sconosciuti, in viaggio in camper verso la Calabria, si ritrovano in panne in una radura dove si susseguono episodi inquietanti legati al folklore locale.

Recensione:

Con l'esordio de Il nido – The Nest (2019), il regista e sceneggiatore Roberto De Feo aveva creato una favola horror in cui trama sapientemente gestita, atmosfere suggestive e una certa dose di ironia si intrecciavano con maestria artigianale. Ignorato in patria e apprezzato all'estero, il film aveva fatto pensare a una possibile new wave del cinema dell'orrore in Italia, anticipata in qualche modo dall'originale reinterpretazione dal classico di Dario Argento di Suspiria (2018) di Luca Guadagnino. A Classic Horror Story è per De Feo una seconda prova per certi versi inaspettata: lo affianca alla regia Paolo Strippoli, la distribuzione non è più quella selezionata del Festival di Locarno ma quella mainstream di Netflix e l'ironia si spinge al parodico. Soprattutto, se per il precedente si trattava di un racconto indubbiamente inserito in un genere, qui si gioca sul filo della commistione, della meta-cinematografia, di un postmoderno che non rinuncia al trash.

Essendo A Classic Horror Story una critica al consumo commerciale del genere stesso, i riferimenti ai grandi nomi dell'horror sono pervasivi, da George Romero a San Raimi. Su tutti, viene però in mente il recente Midsommar (2019) di Ari Aster per la chiave di lettura folklorica presente nella prima metà del film.


La trama lascia inizialmente intendere che il tema principale sia infatti la trattazione del fenomeno mafioso in Sud Italia a partire dalla leggenda di Osso, Mastrosso e Carcagnosso.


Quando però le citazioni e i cliché del genere collassano su se stessi, svelando la macchinazione e il gioco del film dentro al film, la mente corre a Quella casa nel bosco (2011) di Drew Goddard, vero e proprio ingranaggio narrativo capace di giocare, per iperboli e accumulazioni, con le aspettative e la cultura condivisa degli spettatori. Il risultato, a livello di sceneggiatura, è qui meno felice. La storia, scritta da De Feo e Strippoli con Milo Tissone, David Bellini e Lucio Besana, si dimostra piuttosto salda nella prima metà è più frettolosa nella seconda. L'ironia a volte troppo esplicita di dialoghi e personaggi fa perdere in tenuta narrativa e non si concilia alla perfezione con le situazioni più horror del film. Gli scambi di battute, peraltro, sono boicottati da un parlato non troppo comprensibile a livello audio e da interpretazioni, eccezionale fatta per la protagonista, tutt'altro che eccellenti. Tuttavia si sottolinea come il plot twist, con la relativa sorpresa che ne scaturisce, sia ben congegnato e colpisca nel segno.

La mano registica di De Feo è invece, come già in The Nest, di grande livello. Il controllo della macchina da presa, capace di soluzioni efficaci anche quando di maniera, indugia su particolari che a livello di logica narrativa vengono ripresi successivamente e riesce a costruire la tensione nelle scene d'azione. La fotografia di Emanuele Pasquet è altrettanto eccellente, con un utilizzo espressivo delle luci e dei colori (predominanti nero e rosso) nelle sequenze notturne: sangue, fuoco e buio, temi predominanti nell'immaginario del film, si intersecano con sicura resa estetica. Sembra davvero che, non appena De Feo e Pasquet ritornano ai toni della loro precedente collaborazione, il risultato sia coerente e di ottimo artigianato. A completare il comparto visivo, le scenografie della casa e dei riti sacrificali e gli ottimi costumi folk di Sabrina Beretta aggiungono più di un aspetto positivo.

Una parola va infine spesa sulle riuscite musiche di Massimiliano Mechelli, nuovamente in bilico fra citazione dei classici horror e folk italiano. A Classic Horror Story non è un prodotto perfetto, e molti utenti di Netflix si troveranno sicuramente a bocciarlo come il personaggio della scena post-credit. Si tratta tuttavia di un esperimento piuttosto inedito che, corteggiando e allo stesso tempo denigrando il mercato internazionale, dichiarandosi horror e assieme mettendo alla berlina il genere, indica De Feo come uno fra gli autori italiani probabilmente più interessanti per i tempi a venire.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 26 luglio 2021.

Pro:

  • Sapiente mano registica.
  • Fotografia, costumi e scenografie pienamente horror e suggestivi.
  • Interessante commistione di horror folk e parodia del genere.

Contro:

  • Gestione talvolta infelice delle tempistiche e dell'ironia in alcune sequenze.
  • Dialoghi di difficile comprensione, sia per cause tecniche che per interpretazioni non eccellenti.

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