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Emerald Fennell

Una donna promettente | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Una donna promettente
Titolo Originale:
Promising Young Woman
Regia:
Emerald Fennell
Uscita:
24 giugno 2021
(prima: 13/12/2020)
Lingua Originale:
en
Durata:
112 minuti
Genere:
Thriller
Crime
Dramma
Soggetto:
Sceneggiatura:
Emerald Fennell
Fotografia:
Benjamin Kracun
Montaggio:
Frédéric Thoraval
Scenografia:
Rae Deslich
Musica:
Anthony B. Willis
Produzione:
Margot Robbie
Ben Browning
Emerald Fennell
Tom Ackerley
Josey McNamara
Ashley Fox
Produzione Esecutiva:
Carey Mulligan
Glen Basner
Milan Popelka
Alison Cohen
Casa di Produzione:
LuckyChap Entertainment
FilmNation Entertainment
Budget:
$0
Botteghino:
$13 milioni
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Redazione

7

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Cassandra
Carey Mulligan
Ryan
Bo Burnham
Madison
Alison Brie
Stanley
Clancy Brown
Susan
Jennifer Coolidge
Gail
Laverne Cox
Al Monroe
Chris Lowell
Mrs. Fisher
Molly Shannon
Dean Walker
Connie Britton
Jerry
Adam Brody
Joe
Max Greenfield
Neil
Christopher Mintz-Plasse
Lincoln
Steve Monroe
Paul
Sam Richardson
Jim
Ray Nicholson
Monty
Timothy E. Goodwin
Ruby
Alli Hart
Jeff
Loren Paul
Jeff's Friend
Scott Aschenbrenner
Alfred
Gabriel Oliva

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Una giovane donna dalla vita apparentemente insignificante ha una missione segreta, legata a un grave torto subito da un'amica anni prima.

Recensione:

Fra i film protagonisti degli Oscar 2021, dove vince il riconoscimento per miglior sceneggiatura originale, Una donna promettente è un ibrido fra thriller e commedia che poggia sulla tragedia le proprie premesse narrative. Tutt'altro che conciliante, a tratti quasi radicale, è un'opera che affronta una tematica con approccio militante e ne ricava una visione drastica. Alla mediazione del conflitto, viene preferita l'esplosione delle contraddizioni. Questo approccio rappresenta il limite e il pregio del film: alle scarse sfumature di senso e di trattamento di certi personaggi, fa fronte una potenza espressiva e narrativa fenomenale. La vicenda di Cassie, vendicatrice ingaggiata in una guerra allo stesso tempo personale e politica, non ammette altre vie: esclude qualsiasi patto con la struttura patriarcale della società ma anche, con il sacrificio della protagonista, una soluzione veramente positiva della vicenda. La sua strategia combatte i carnefici con le loro stesse armi, vendicando la morte dell'amica ma lasciando lo spettatore con il dubbio che la cultura egemone (quella che vede la donna come oggetto e portatrice di colpe ataviche) ne riesca tutto sommato intatta.

Sono varie le critiche che si potrebbero fare alla sceneggiatura, scritta dalla regista esordiente Emerald Fennell: il mancato approfondimento di quasi tutti i personaggi secondari, certi snodi narrativi un po' forzati e alcune ridondanze nei dialoghi. La struttura narrativa, però, è ben ritmata e l'ottimo intreccio si lascia scoprire man mano, giocando spesso con le aspettative del pubblico ed evitando facili cliché.


La commistione fra thriller e commedia nera, nettamente più sbilanciata su quest'ultima, riesce alla perfezione e anche il colpo di scena finale, di per sé non certo originale, viene inserito con maestria e coglie nel segno.


Come si è detto, i personaggi secondari soffrono di una certa trascuratezza, a fronte di una protagonista che è sia personaggio a tutto tondo, con le proprie forze e debolezze, sia funzione archetipica della vendetta. L'essere allo stesso tempo umana fragile e spietata macchina vendicativa rende il personaggio di Cassie decisamente interessante. I suoi modi e la sua estetica rimandano ora a Kill Bill (2001) di Quentin Tarantino, ora alla Harley Quinn interpretata da Margot Robbie, che figura fra le produttrici. La mancata redenzione di quasi tutti i personaggi antagonisti rende la loro parabola piuttosto lineare, ma allo stesso tempo evita facili compromessi.

Il comparto visivo e la regia, considerando anche che si tratta di un esordio dietro la macchina da presa per Fennell, sono di ottima fattura. L'eleganza di certi quadri contrasta ironicamente con lo squallore delle vicende rappresentate, mentre la cinepresa mantiene una distanza critica dai personaggi, lasciando al centro di tutto la figura di Cassie. Molto buono anche il montaggio, a cura di Frédéric Thoraval (Angel-A, 2005), che dà il proprio meglio nelle transizioni con raccordo formale. La fotografia di Benjamin Kračun, accesa e varia nelle scelte dei colori, gioca nuovamente con i contrasti e fa ricorso ad un'estetica pop di taglio postmoderno. Per quanto riguarda il visivo, è meritevole di lode anche il make-up della protagonista, in continuo cambiamento a seconda della situazione e pronto ad assecondare le mosse e i piani di Cassie. Una donna promettente dal punto di vista estetico si presenta quindi come un'opera coerente e di particolare impatto.

Meno buono, dal punto di vista tecnico, il montaggio sonoro, con alcuni plateali difetti soprattutto nella gestione delle voci fuori campo (es. la scena del litigio fra Cassie e la rettrice, ripresa dall'esterno dell'ufficio). Quanto alle musiche, la presenza dominante di brani pop, uniti a una colonna sonora originale da thriller, va sempre nella direzione della commistione fra generi, in modo forse più incostante e meno riuscito rispetto al comparto visivo. Fra le scelte musicali più azzeccate, tuttavia, si segnala una versione strumentale di Toxic di Britney Spears con archi graffianti, che riesce a conciliare in sé il riferimento mainstream, l'ironia è la sequenza thriller.

Per concludere con le interpretazioni, Carey Mulligan regge il film sulle proprie spalle regalando una performance di alto livello. La resa del suo personaggio, coinvolto emotivamente ma allo stesso tempo distaccato e dissimulatore, è a tratti straniante. Meno memorabili le altre prove attoriali, considerando anche il minore spazio dato ai personaggi secondari: bisogna però sottolineare come molte macchiette di uomini, dipinti come individui ridicoli, inoffensivi e quasi bambineschi, risultino significative per il senso generale del film. Una donna promettente è un film femminista, ma proprio per la sua sardonica radicalità riesce a distinguersi da tanti altri prodotti di Hollywood che del femminismo hanno fatto un brand, smorzandone la portata.

A cura di Michele Piatti.

Pro:

  • Estetica e visivo del film di grande impatto
  • Sceneggiatura ben ritmata, mai scontata e coerente nei propri intenti
  • Interpretazione principale di buon livello

Contro:

  • Trascuratezza quanto ai personaggi secondari
  • Montaggio sonoro insufficiente in più punti

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