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James McTeigue

V per Vendetta | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di V per Vendetta
Titolo Originale:
V for Vendetta
Regia:
James McTeigue
Uscita:
17 marzo 2006
(prima: 23/02/2006)
Lingua Originale:
en
Durata:
132 minuti
Genere:
Azione
Thriller
Fantascienza
Soggetto:
Sceneggiatura:
Lilly Wachowski
Lana Wachowski
Fotografia:
Adrian Biddle
Montaggio:
Martin Walsh
Scenografia:
Peter Walpole
Musica:
Dario Marianelli
Produzione:
Joel Silver
Lorne Orleans
Grant Hill
Lilly Wachowski
Lana Wachowski
Produzione Esecutiva:
Ben Waisbren
Casa di Produzione:
Warner Bros. Pictures
Studio Babelsberg
DC Comics
Virtual Studios
Anarchos Productions
Medienboard Berlin-Brandenburg
Silver Pictures
Fünfte Babelsberg Film
Budget:
$54 milioni
Botteghino:
$132 milioni
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Redazione

7.5

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Evey Hammond
Natalie Portman
William Rookwood / V
Hugo Weaving
Chief Inspector Eric Finch
Stephen Rea
Gordon Deitrich
Stephen Fry
Chancellor Adam Sutler
John Hurt
Creedy
Tim Pigott-Smith
Valerie Page
Natasha Wightman
Dominic
Rupert Graves
Lewis Prothero
Roger Allam
Dascomb
Ben Miles
Delia Surridge
Sinéad Cusack
Etheridge
Eddie Marsan
Bishop Lilliman
John Standing
Young Valerie Page
Imogen Poots
Guy Fawkes
Clive Ashborn
Guy Fawkes Lover
Emma Field-Rayner
Tweed Coat Fingerman
Ian Burfield
Willy Fingerman
Mark Phoenix
Baldy Fingerman
Alister Mazzotti
Little Glasses Girl
Billie Cook

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Nel prossimo futuro un misterioso uomo mascherato semina il panico e si oppone, tramite congiure ed inganni, al regime totalitario del proprio paese.

Recensione:

Il nome di Alan Moore, anarchico autore dello storica graphic novel Watchmen (1987), nel 2019 è tornato agli onori della cronaca in quanto proprio il suo cupo, spiazzante e innovativo The killing joke (1988) ha funto da spunto iniziale per Joker di Todd Philips. Un film, quest'ultimo, uscito dal mero ambito cinematografico e diventato simbolo di rivolte in tutto il mondo: dal Sud America alla Francia dei gilet jaunes, la maschera indossata da Joaquin Phoenix si è vista più volte comparire fra i fumogeni dei cortei e i fuochi delle sommosse. Non è però la prima volta che a una creatura di Moore capita di diventare icona di un malcontento più o meno esplicito verso il sistema tardo-capitalistico (che si manifesti sotto la sua variante neo-liberista o sotto quella esplicitamente totalitaria): stessa è stata la sorte del volto di Guy Fawkes/V, immediatamente successiva all'uscita di V per Vendetta. Film, quest'ultimo, per contenuti e modalità narrative, nato per essere un istant-cult pervasivo e intenzionato a intercettare malesseri pervasivi. Tutto ciò, grazie a una riuscita commistione, figurativa e tematica, di distopia, riferimenti filosofici e politici e cultura pop.

Essenziale quindi, per la buona riuscita del film, il rispetto del soggetto di Moore e David Lloyde: che, lungi dall'essere un semplice autore di saghe supereroistiche, ha portato l'arte del fumetto anglofono a livelli mai raggiunti in precedenza, aprendosi alla complessità dei personaggi e al pastiche postmoderno in salsa dark. A livello di sceneggiatura, a cura di Lala e Lilly Wachowski (Matrix, 1999; Cloud Atlas, 2012), vengono mantenuti i riferimenti a William Shakespeare, alla distopia classica di George Orwell e alla Storia moderna britannica. In più, la scelta di concentrarsi adeguatamente sui trascorsi e la psicologia dei vari personaggi, sacrificando quelle scene d'azione che avrebbero dato frutto a un cinecomic come tanti, rende il film più che godibile e giustamente apprezzato anche da chi non conosce l'opera di partenza.


Interessante infine, per quanto volutamente teatrale, l'operazione linguistica compiuta specialmente sui dialoghi del protagonista mascherato: si veda a tal proposito il celebre monologo in scioglilingua labiovelare di presentazione.


Risulta invece più manierista la regia di James McTeigue (The raven, 2012; Survivor, 2015): se l'atmosfera steampunk, complici i bei costumi di Sammy Sheldon e le scenografie gotiche e assieme futuriste di Owen Paterson, viene mantenuta e nobilitata, le scene d'azione risultano forse eccessivamente barocche e remano contro l'idea autoriale di fondo.

La fotografia, a propria volta, riesce ad essere rispettosa dell'originale grafico. Adrian Biddle (La mummia, 1999; Che pasticcio, Bridget Jones!, 2004) sa rendere l'atmosfera decadente e metallica di Londra notturna e dà il proprio meglio nell'iconica scena dell'esplosione finale. A tal proposito, risulta fondamentale anche la scelta musicale del premio Oscar Dario Marianelli (I fratelli Grimm e l'incantevole strega, 2008; Pinocchio, 2019), anche compositore della colonna sonora originale: oltre all'overture di Tchaikovsky, ormai inscindibilmente legata nell'immaginario comune al film, e alla V sinfonia di Beethoven, si segnala l'utilizzo, come base per le tracce originali, di pezzi rock di chiara forza e venatura politica (i Rolling Stones, su tutti). Le interpretazioni, infine, sono più che adeguate: oltre a una buona performance di Portman, Weaving riesce a dare voce, virtuosismo e corpo a una delle maschere più note del cinema recente. Che, se sopravvivrà al tempo o rimarrà un caso dei primi anni 2000, è solo da vedere: resta indubbio, in ogni caso, che V per Vendetta è stato uno degli esempi più rappresentativi, e noti al pubblico, di quella distopia mainstream fiorita negli ultimi decenni e che ha dato adito, oltre a pessime imitazioni, anche prodotti di qualità e spessore.

A cura di Michele Piatti.
Pubblicato il 29 gennaio 2020.

Pro:

  • Sceneggiatura sulla scia autoriale, colta e analitica dell'originale di Alan Moore.
  • Ottima resa visiva e di interpretazione.
  • Colonna sonora varia, iconica è capace di coniugare stili e significati.

Contro:

  • Regia a tratti, nelle scene d'azione, troppo artefatta e poco in linea con le intenzioni originali di scrittura

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