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Vice - L'uomo nell'ombra | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Vice - L'uomo nell'ombra
Titolo Originale:
Vice
Regia:
Adam McKay
Uscita:
3 gennaio 2019
(prima: 25/12/2018)
Lingua Originale:
en
Durata:
133 minuti
Genere:
Dramma
Storia
Commedia
Soggetto:
Sceneggiatura:
Adam McKay
Fotografia:
Greig Fraser
Montaggio:
Hank Corwin
Scenografia:
Jan Pascale
Musica:
Nicholas Britell
Produzione:
Brad Pitt
Will Ferrell
Dede Gardner
Adam McKay
Kevin J. Messick
Jeremy Kleiner
Produzione Esecutiva:
Jeff G. Waxman
Chelsea Barnard
Megan Ellison
Jillian Longnecker
Robyn Wholey
Casa di Produzione:
Plan B Entertainment
Gary Sanchez Productions
Annapurna Pictures
Budget:
$60 milioni
Botteghino:
$76 milioni
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Redazione

7.5

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Dick Cheney
Christian Bale
Lynne Cheney
Amy Adams
Donald Rumsfeld
Steve Carell
George W. Bush
Sam Rockwell
Wayne Vincent
Shea Whigham
Paul Wolfowitz
Eddie Marsan
Joan
Stefania LaVie Owen
Frank Luntz
Adam Bartley
Waiter
Alfred Molina
Colin Powell
Tyler Perry
Mary Cheney
Alison Pill
Kurt, the Narrator
Jesse Plemons
Young Dick Cheney
Alex MacNicoll
Young Dick Cheney
Aidan Gail
Young Lynne Cheney
Cailee Spaeny
Young Mary Cheney
Colyse Harger
Liz Cheney
Lily Rabe
Young Liz Cheney
Violet Hicks
Scooter Libby
Justin Kirk
David Addington
Don McManus

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

La storia dell'ascesa politica di Dick Cheney, che dal 1969 ai giorni nostri ha influenzato, rimanendo nell'ombra, buona parte delle controverse misure governative in America e nel mondo.

Recensione:

Dopo la sperimentale docu-commedia economica La grande scommessa (2012), per la quale ha vinto l'Oscar alla miglior sceneggiatura non originale, Adam McKay torna a scrivere e dirigere un film che, alternando i toni leggeri all'indagine storica, svela il cuore oscuro della politica americana. La sua regia travolgente, precisa, scanzonata riesce a drammatizzare alla perfezione il soggetto prettamente biografico senza mai annoiare. Complice l'espediente del narratore distaccato e ironico, i numerosi joke meta-cinematografici, come il finto epilogo a tre quarti del film, e il gustoso black humor che riesce a trasformare i reali problemi cardiaci del protagonista in una gag ricorrente.

La sceneggiatura segue uno schema classico del romanzo popolare, quello in cui un guitto senza valore arriva a ricoprire le alte sfere dello Stato. Fatta eccezione per l'inizio, che racconta in maniera forse troppo affrettata la gioventù di Cheney, la storia prosegue in modo preciso ed esaustivo dal punto di vista storico, senza mai sfociare nel documentario vero e proprio ma adottando i ritmi della finzione narrativa:


la trasformazione inquietante del protagonista, condotta a colpi di intrighi e tradimenti, non lascia spazio a buchi narrativi o momenti di noia.


Chiaramente l'intenzione di coprire un arco narrativo di quasi cinquant'anni, prestando attenzione a fatti grandi e meno grandi della vicenda, causa a tratti una certa frenesia nel racconto: in effetti l'evoluzione psicologica di Cheney è fin troppo rapida, seppur efficace. Buona anche la connessione mostrata fra vita pubblica e privata di Cheney, con il conflitto drammatico fra le due figlie di opposti ideali e il ruolo da vera e propria lady Macbeth della moglie. Dialoghi ben scritti e sempre sul filo del sarcasmo, forse meno arditi rispetto a La grande scommessa, dove la scommessa vera e propria era spiegare la crisi economica a un pubblico di non economisti.

Il cast risulta all'altezza. Christian Bale si riconferma grande trasformista, grazie al trucco da Oscar della squadra di Greg Cannom che ha un curriculum non da poco: quattro statuette dal 1993 a oggi e titoli quali Dracula di Bram Stoker (Francis Ford Coppola, 1992), Mrs Doubtfire (Chris Columbus, 1993) e Il curioso caso di Benjamin Button (David Fincher, 2008). Al netto del trucco, però, è la straordinaria mimica di Bale a creare una maschera perfetta del potere, a metà fra quelle di un padre severo e di un inquisitore spietato. Di contro, Cheney è ingombrante da interpretare e a volte Bale sembra quasi costretto, nei movimenti fisici, dal suo stesso personaggio. Si segnalano poi le interpretazioni di Carell, ottimo nel calarsi nella parte dell'americano potente e arrogante, e del caratterista Sam Rockwell nei panni di un Bush esilarante, più vicino alla caricatura de I Griffin che al personaggio reale.

Il montaggio risulta infine dinamico e adeguato alle scelte di sceneggiatura. Vice prosegue l'ormai riconoscibile discorso stilistico ed etico di McKay, in bilico fra il documentario impegnato di Michael Moore e la grande commedia, con la capacità non scontata di alternare i registri narrativi mantenendo il prodotto finale nel complesso solido e compatto.

A cura di Michele Piatti.

Pro:

  • Storytelling dinamico e travolgente.
  • Alternanza di comico e drammatico.
  • Trucco realistico ed efficace.

Contro:

  • Sceneggiatura a tratti frettolosa.
  • Gioventù di Cheney soltanto accennata.
  • Difficoltà del pur ottimo Bale a maneggiare un personaggio così “ingombrante”.

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