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Sebastian Schipper

Victoria | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Victoria
Titolo Originale:
Victoria
Regia:
Sebastian Schipper
Uscita:
23 marzo 2017
(prima: 11/06/2015)
Lingua Originale:
de
Durata:
138 minuti
Genere:
Crime
Thriller
Romance
Soggetto:
Sebastian Schipper
Olivia Neergaard-Holm
Eike Frederik Schulz
Sceneggiatura:
Fotografia:
Sturla Brandth Grøvlen
Montaggio:
Olivia Neergaard-Holm
Scenografia:
Musica:
Nils Frahm
Produzione:
Sebastian Schipper
Catherine Baikousis
Christiane Dressler
Jan Dressler
David Keitsch
Anatol Nitschke
Produzione Esecutiva:
Casa di Produzione:
WDR
ARTE
ARD
MonkeyBoy
RadicalMedia
Deutschfilm
Budget:
$0
Botteghino:
$3 milioni
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Redazione

8+

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Victoria
Laia Costa
Sonne
Frederick Lau
Boxer
Franz Rogowski
Blinker
Burak Yiğit
Fuß
Max Mauff
Andi
André Hennicke
Barkeeper
Eike Frederik Schulz
Taxi Driver
Hans-Ulrich Laux
Young Mother
Lena Klenke
Young Father
Philipp Kubitza
SEK 1
Martin Goeres
SEK 2
Andreas Schmitka
Hooligan kurze Haare
Jan Breustedt
Hooligan lange Haare
David Micas
Zivilfahnder 1
Timo Honsa
Zivilfahnder 2
Bernd Weikert
Kioskverkäufer
Adolfo Assor
Baby
Ansgar Ballendat
Victoria's Friend (uncredited)
Ambar de la Horra
Manager (uncredited)
Luca De Massis

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Victoria stringe amicizia con quattro ragazzi berlinesi che la coinvolgeranno in una rocambolesca rapina a mano armata.

Recensione:

Spesso, quando si pensa alla tecnica cinematografica del piano sequenza vengono in mente molti titoli di film che hanno fatto la storia del cinema, come L'infernale Quinlan (Orson Welles, 1958) o Una giornata particolare (Ettore Scola, 1977). Da questo punto di vista, maggior risalto viene dato a quei film formati da più long take che, uniti insieme dal montaggio, formano un unico piano sequenza, come Nodo alla gola (Alfred Hitchcock, 1948), Birdman (Alejandro Gonzalez Inarritu, 2014) o 1917 (Sam Mendes, 2019). Sicuramente, i registi che sono stati in grado di girare un film per tutta la sua durata senza nessuna interruzione si contano fra le dita di una mano: in questo sono riusciti Sebastian Schipper e l'operatore di macchina Sturla Brandth Grøvlen nel film del 2016 Victoria, sperimentando una narrativa estremamente realistica e immersiva.

Grovlen segue ininterrottamente le vicissitudini di Victoria, personaggio che lo spettatore conosce in un club sotterraneo nella notturna periferia berlinese, in un'ambientazione che ricorda il background del film Christiane F – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (Uli Edel, 1981). Nell'arco di tempo che va dalle 04:30 alle 07:00 circa del mattino, la ragazza spagnola viene poco approfondita a livello caratteriale e non si impone attivamente all'interno della vicenda. Il suo personaggio pecca di passività ed è in totale balia degli eventi. Le motivazioni esposte da Victoria durante il suo dialogo con Sonne non sono in grado di giustificare le sue azioni: il non aver ancora conosciuto nessuno a Berlino e la sua spiacevole esperienza al conservatorio non reggono il confronto con un personaggio che ripone totale fiducia in quattro sconosciuti, palesemente poco raccomandabili. Questo problema, paradossalmente, si manifesta in maggior misura nella prima metà del film, quando Victoria si imbatte nei quattro “veri berlinesi”, rispetto alla seconda, quando l'intero gruppo si ritrova a dover rapinare una banca privata a mano armata per un ex detenuto. Forse questo è dovuto anche alla maggiore prontezza di Victoria, che la porta a ricoprire un ruolo più attivo rispetto a quello dei suoi compagni che, con l'aggravarsi della situazione, ricoprono un ruolo più passivo. Questo viene tamponato dalla struttura narrativa del film, che si basa su una trama poco realistica, utile a tenere viva l'attenzione del pubblico, e su un'imprevedibilità della stessa che contribuisce a rendere la visione coinvolgente e il destino dei personaggi imperscrutabile. I personaggi, scortati da Grovlen in tempo reale, coinvolgono emotivamente lo spettatore, impresa che non sarebbe riuscita in un film registicamente convenzionale. Senza la scelta del piano sequenza, il film non avrebbe senso di esistere. Tale decisione ha apportato all'impianto visivo degli inevitabili difetti, dovuti a una ripresa consecutiva di due in ambienti totalmente naturali, come: la perdita del fuoco; la presenza in campo dell'ombra del cameraman; lo sballottamento della luminosità dovuto all'esposizione automatica, soprattutto nel cambio di scena fra interni ed esterni. Tutto ciò però non sopprime l'attrazione nei confronti del film: l'intento non era quello di produrre un film esteticamente valido, ma di raccontare un frammento di vita di una ragazza nella Berlino notturna nella maniera più realistica possibile, a patto di una resa fotografica sporca e disadorna.


Il piacere narcisistico dello spettatore viene appagato anche dai più semplici movimenti di macchina che asseriscono lo sviluppo della psicologia interna dei personaggi.


Ciò può essere appurato dalle due scene nel club. Nella prima, Victoria viene ripresa con delle inquadrature ravvicinate, quasi a soffocarla, con la musica techno che le assorda le orecchie, comunicandoci il suo disagio e la sua solitudine. Quando Victoria ritorna insieme ai quattro berlinesi, il campo si allarga, distendendo l'inquadratura e dando maggior respiro alla stessa Victoria, la quale ora si diverte, sorride, si bacia con Sonne e, soprattutto, non è più sola. Non penso che sia casuale, in questa seconda scena, l'inserimento della musica extra-diegetica che sovrasta la techno, portando Victoria e i suoi compagni su un'altra dimensione rispetto agli altri; a ciò si aggiunge l'insurrezione di Boxer e Blinker di spogliarsi completamente e di ballare in mezzo alla folla, in uno stato che riporta alla memoria la scena dell'ammucchiata nel film Idioti (Lars von Trier, 1998). Facendo riferimento sempre alla seconda scena nel club, in un film esente dal montaggio come Victoria, risulta di fondamentale importanza il montaggio sonoro e la scelta della musica extra-diegetica. Queste due componenti, oltre a sottolineare il focus nei dialoghi, scandiscono le varie scene e danno notevole ritmo evidenziando i punti di transizione del film.

A differenza di altri film, nei quali l'adozione del piano sequenza è il risultato di un'ostentazione tecnica, la scelta di Schipper costituisce un espediente visivo che sostiene la narrazione e la esalta, regalando allo spettatore un'esperienza sensoriale a 360° che, seppur non orientata al realismo delle circostanze e delle situazioni, fa risaltare la palpabilità delle emozioni dei personaggi.

A cura di Paolo Neri.
Pubblicato il 12 marzo 2021.

Pro:

  • La scelta del piano sequenza ininterrotto riesce a trascinare lo spettatore all'interno della vicenda rendendola realistica, seppur fatta di eventi poco realistici.
  • Il montaggio sonoro e le scelte musicali extra-diegetiche danno ritmo alla narrazione e scandiscono la successione degli eventi.
  • I movimenti di macchina sono funzionali allo sviluppo psicologico dei personaggi e ampliano la loro emotività .

Contro:

  • Il personaggio di Victoria è in totale balia degli eventi, cosa che la rende estremamente passiva.
  • La componente visiva ricade in errori inevitabili dovuti al piano sequenza, come la perdita del fuoco, la vista dell'ombra del cameraman o lo sballottamento dell'esposizione.

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