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David Fincher

Zodiac | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Zodiac
Titolo Originale:
Zodiac
Regia:
David Fincher
Uscita:
18 maggio 2007
(prima: 2/03/2007)
Lingua Originale:
en
Durata:
157 minuti
Genere:
Crime
Dramma
Mistero
Thriller
Soggetto:
Sceneggiatura:
James Vanderbilt
Fotografia:
Harris Savides
Montaggio:
Angus Wall
Scenografia:
Victor J. Zolfo
Musica:
David Shire
Produzione:
Ceán Chaffin
James Vanderbilt
Mike Medavoy
Arnold Messer
Brad Fischer
Produzione Esecutiva:
Louis Phillips
Casa di Produzione:
Paramount
Warner Bros. Pictures
Phoenix Pictures
Budget:
$65 milioni
Botteghino:
$84 milioni
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Redazione

7

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Paul Avery
Robert Downey Jr.
Dave Toschi
Mark Ruffalo
Robert Graysmith
Jake Gyllenhaal
Mrs. Toschi
June Diane Raphael
Bill Armstrong
Anthony Edwards
Darlene Ferrin
Ciara Hughes
Melanie
Chloë Sevigny
Melvin Belli
Brian Cox
Arthur Leigh Allen
John Carroll Lynch
Linda del Buono
Clea DuVall
Jack Mulanax
Elias Koteas
Captain Martin Lee
Dermot Mulroney
Templeton Peck
John Getz
Charles Thieriot
John Terry
Captain Ken Narlow
Donal Logue
Duffy Jennings
Adam Goldberg
Zodiac 1 / Zodiac 2
Richmond Arquette
Zodiac 3
Bob Stephenson
Zodiac 4
John Lacy
Al Hyman
Ed Setrakian

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

Negli anni '60-'70 un serial killer soprannominato Zodiac diventa celebre per i suoi violenti omicidi e le sue lettere minatorie.

Recensione:

Basato su fatti realmente accaduti, nonché trasposizione del libro omonimo di Robert Graysmith, protagonista della vicenda, il film Zodiac è un'opera ampiamente dettagliata che racconta in modo analitico tutti gli eventi riguardanti il serial killer che, negli anni Sessanta e Settanta, ha terrorizzato i residenti di San Francisco. Il regista David Fincher (Fight Club, 1999; L'amore bugiardo – Gone girl, 2014), con l'aiuto di sceneggiatore e produttore, ha speso ben 18 mesi per condurre le ricerche necessarie al fine di rendere la pellicola quanto più fedele possibile alla realtà. Il risultato è evidente; la ricostruzione risulta molto accurata sia nell'esposizione dei fatti, sia nei modi in cui ogni personaggio interviene nella storia. Tuttavia, questa stessa precisione maniacale circa gli eventi narrati investe lo spettatore con una quantità spropositata di dati – spesso irrilevanti ai fini della comprensione della storia – che rallentano il ritmo narrativo e inficiano sulla godibilità del film. La durata della pellicola inoltre, avvalora la tesi per cui condensare una cronaca del genere in quasi tre ore, oltre che complicato, rischia, come in questo caso, di invalidare la narrazione. Troppe informazioni, troppa poca profondità narrativa.

I momenti di tensione, per quanto qualitativamente discreti, sono pochi rispetto all'abbondante durata del film, considerando la natura della sceneggiatura: thriller. Il rischio di far ruotare la storia intorno a un antagonista che non c'è, e per cui non ci si può nemmeno immedesimare, è stato il salto nel vuoto di un regista che ha scelto volutamente di allontanarsi da una più convenzionale storia di cronaca, per cercare qualcosa che quasi nessuno aveva finora sperimentato (vedi tuttavia l'ottimo lavoro di Bong Joon-ho con Memorie di un Assassino, 2003).


A supporto di una sceneggiatura poco brillante, vengono in aiuto le componenti visive. David Fincher si dimostra ancora una volta un regista sapiente, in grado di trasformare una narrazione prettamente da inchiesta in un thriller polivalente.


Una regia che, seppur meno originale che altrove (vedi Seven, 1995), porta gradualmente lo spettatore all'interno della San Francisco degli anni '70. I movimenti di macchina non sono più rapidi, quasi nevrotici, come ci aveva abituato in passato, ma risultano assai più ragionati, conformi a una narrazione lenta e riflessiva. Un montaggio eccellente consente inoltre di virare il focus della scena su qualsiasi soggetto e/o azione in ogni momento, in particolare nella gestione dei personaggi, inizialmente tutti protagonisti di pari livello. Ottimi i vari timelapse negli intermezzi, che scandiscono il tempo tra un fatto e un altro. Come la regia, la fotografia non è scura e disturbante bensì pulita e realistica: lo scopo non è quello di mostrare disorientamento emotivo (caratteristica tipica del thriller), ma distacco.

Ad interpretare i ruoli principali vi sono tre professionisti del cinema contemporaneo: Jake Gyllenhaal, Robert Downey Jr. e Mark Ruffalo. Seppur con i loro soliti archetipi attoriali, insieme funzionano molto bene e le performance nel complesso risultano positive.

Nota negativa per musiche e trucco. Le prime poco sfruttate, convogliando le attenzioni più sugli aspetti visivi che su quello musicale, e il secondo invece di misera fattura; l'invecchiamento dei protagonisti è reso in alcuni casi in modo pessimo (come per Robert Downey Jr.), in altri è completamente assente (nel caso di J. Gyllenhaal).

Sulla carta Zodiac avrebbe tutte le qualità per affermarsi come un grande film thriller dai toni noir; ciò che non gli consente di elevarsi è l'altalenante mediocrità dei vari reparti tecnici, alcuni molto ben strutturati, altri meno; il che, coniugato alle ambizioni del regista, dà adito a un risultato leggermente monco se confrontato con le altre opere del regista.

A cura di Jacopo Castiglione.
Pubblicato il 22 maggio 2020.

Pro:

  • Ottima la regia, diversa dal modus operandi del regista ma calzante per il tema trattato.
  • Fotografia e montaggio validi.
  • Buono il cast.

Contro:

  • Adattamento e sceneggiatura poco brillanti, quest'ultima eccessivamente carica di informazioni non sempre rilevanti.
  • Musiche mal sfruttate.
  • Trucco di misera fattura.

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