Slevin – Patto Criminale

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Paul McGuigan

Slevin - Patto criminale

Scheda:

slevin_-_patto_criminale_info

© Moviemax

Titolo originale:

Lucky Number Slevin

Uscita Italia:

18 Agosto 2006

Uscita USA:

7 Aprile 2006

Regia:

Paul McGuigan

Sceneggiatura:

Jason Smilovic

Genere:

Thriller, Drammatico, Commedia

REDAZIONE: ★6-

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Uno sprovveduto e sfortunato ragazzo viene coinvolto in una guerra tra gang rivali. Ben presto però, il giovane si rivelerà meno ingenuo del previsto.

Nel 1979 un uomo di nome Max scopre che una corsa di cavalli è stata truccata. Decide quindi di puntare $20.000 sul cavallo dopato, il quale tuttavia muore durante la corsa. I creditori di Max si vendicano quindi su di lui e la sua famiglia: Max e la moglie vengono uccisi, mentre un killer professionista viene incaricato di eliminare il figlio piccolo. Oltre vent’anni dopo, un uomo di nome Smith (Bruce Willis) racconta questa storia ad un ragazzo in una stazione; poco dopo lo uccide senza apparenti motivi e porta via il suo corpo su una sedia a rotelle.

“Intanto, a New York, un ragazzo di nome Slevin (Josh Hartnett) si reca dall’amico Nick Fisher, che però non è in casa. Qui conosce la sua vicina, Lindsey (Lucy Liu), un medico legale con cui inizia ad indagare sulla scomparsa di Nick.”

Nel frattempo, due gangster scambiano Slevin per Fisher e lo conducono dal “Boss” (Morgan Freeman), che propone al ragazzo di estinguere un debito di $96.000 uccidendo il figlio del “Rabbino” (Ben Kingsley), capo di una banda rivale che giorni prima aveva assassinato il figlio del Boss. Tornato a casa, Slevin, scambiato ancora per Nick Fisher, viene prelevato da due gangster del Rabbino, il quale comunica al giovane di essere in debito con lui per $33.000. Deve restituirli entro 48 ore, altrimenti verrà ucciso. Slevin rientra quindi a casa e racconta tutto a Lindsey, che avendo trascorso la giornata ad indagare sulla scomparsa di Nick era rimasta insospettita dalle mosse di un certo signor Smith, al quale ha scattato di nascosto una fotografia. Questi è il medesimo uomo che ha ucciso il ragazzo in stazione e si rivela un sicario chiamato Goodkat, alle dipendenze sia del Boss che del Rabbino.

Slevin uccide quindi il figlio del Rabbino. In questa circostanza, si scopre che egli altri non è che Henry, il figlio di Max, risparmiato per pietà da Goodkat, il sicario incaricato vent’anni prima di ucciderlo, con il quale ha progettato una spietata vendetta. Sono stati loro infatti ad assassinare il figlio del Boss e dare inizio alla guerra tra le due bande rivali, le medesime che avevano ucciso vent’anni prima Max e sua moglie. Henry si è quindi sostituito a Nick FIsher (il ragazzo in stazione, debitore di entrambi i malavitosi) per vendicare la morte dei suoi genitori. Con l’aiuto di Goodkat, uccide sia il Boss che il Rabbino, ma solo dopo aver rivelato loro tutta la verità. Infine, Goodkat decide di eliminare Lindsey (che lo aveva fotografato), ma la giovane era stata preventivamente avvertita da Henry rispetto alle sue intenzioni: essendosi innamorato di lei, il ragazzo le aveva confidato la sua vera identità, pertanto, quando Lindsey viene colpita da un colpo di pistola, sopravvive grazie ad un giubbotto antiproiettile indossato sotto la divisa da lavoro. Nell’ultima scena, Henry e Lindsey sono in stazione e incontrano Goodkat, che pur avendo scoperto l’inganno, decide di risparmiare le loro vite.

Recensione:

Gangster movie diretto da Paul McGuigan (Gangster n.1, 2000; Push, 2009), regista scozzese non particolarmente noto al grande pubblico, che proprio tramite Slevin – Patto Criminale prova senza troppo successo a rilanciare la sua fin qui non esaltante carriera. Il film in esame può essere definito ambizioso per due ordine di motivi: il primo riguarda lo spessore del cast, che vanta nomi altisonanti come quelli di Bruce Willis e Morgan Freeman, due star indiscusse nei primi anni 2000; il secondo attiene invece al progetto di fondo, di matrice espressamente tarantiniana. La scelta del soggetto, la scrittura della sceneggiatura, la frenesia del montaggio e finanche il ritmo delle musiche sono tutte componenti che sembrano inequivocabilmente rimandare a Pulp Fiction (1995), indimenticato capolavoro di Quentin Tarantino, tanto evidente nelle intenzioni, quanto distante nella realizzazione.

In primo luogo, occorre evidenziare che la pellicola presenta una struttura narrativa in principio caotica e frammentata, ma che ha il pregio di riuscire a ricongiungere nel finale tutti i pezzi del puzzle disseminati nel corso del film.

“Apprezzabile in tal senso il continuo riferimento alla “mossa Kansas City”, vero fil rouge del lungometraggio. Il nome deriverebbe dal fatto che negli USA vi sono due Kansas City: quella principale nel Missouri, quella secondaria nel Kansas. Questa omonimia indurrebbe spesso all’errore i viaggiatori, che pur supponendo di essere in quella principale, si trovano in realtà nell’altra.”

Di qui il riferimento alla trappola di Henry, che ottiene la sua vendetta ingannando gli assassini dei suoi genitori proprio mettendo in atto questa “mossa” (ancor meglio esemplificata dall’omicidio iniziale del vero Nick Fisher). Ciò nonostante, lo spettatore (soprattutto quello contemporaneo, abituato alla canonica costruzione dei thriller) potrebbe non avere troppe difficoltà a capire cosa sta accadendo già prima del colpo di scena finale, in fin dei conti ben orchestrato, seppur guastato da alcuni dettagli rivelatori (ad esempio, quando Slevin dichiara di odiare il golf, la mente torna agevolmente al bambino che vent’anni prima lo amava così tanto; bambino che in effetti non si vede morire, differentemente dalla madre). Ad ogni modo, a non convincere è soprattutto la scrittura dei dialoghi: le battute sono tutt’altro che divertenti, mancando di spontaneità e originalità; per giunta, le situazioni che dovrebbero far sorridere (si pensi a Slevin che viene condotto dal Boss mezzo nudo e in ciabatte) sono talmente assurde e artificiose da risultare quasi fastidiose. Inoltre, i personaggi principali mancano di qualsivoglia introspezione psicologica: ognuno di loro (Slevin incluso) è un burattino del piano di Henry, che si lascia manipolare fin troppo facilmente; il rapporto tra Henry e Goodkat non è minimamente approfondito e persino la relazione tra Lindsey e il protagonista viene trattata in modo superficiale.

Dal punto di vista strettamente tecnico il film risulta complessivamente sufficiente, anche se per nulla innovativo. Il montaggio e le musiche conferiscono un buon ritmo alle vicende e la regia (seppur evidentemente distante dalle predette intenzioni tarantiniane) si rivela tutto sommato godibile e adeguata alla narrazione. Accettabile, ma non particolarmente virtuosa la fotografia, componente piuttosto irrilevante rispetto alle precedenti. Vero elemento di forza della pellicola è senza dubbio alcuno il cast: le interpretazioni di Bruce Willis e Morgan Freeman sembrano quasi riuscire a colmare le lacune della sceneggiatura e i giovani Josh Hartnett e Lucy Liu, sebbene non brillanti quanto le due star sopracitate, fanno la loro parte rivelandosi adeguati al ruolo.

Per tutti questi motivi, Slevin – Patto Criminale appare come un esercizio di stile fine a sé stesso, non privo di aspetti tecnici positivi, ma semanticamente vuoto e intriso di quella fastidiosa patina di già visto, che fa apparire l’opera come un mal riuscito tentativo emulativo.

Pro:

  • Componenti tecniche discrete, per quanto poco innovative.
  • Interpretazione di Morgan Freeman e Bruce Willis.

Contro:

  • Scarsa introspezione psicologica dei personaggi.
  • Scrittura dei dialoghi artificiosa e poco convincente.

2 / 5. 1