Stalker

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Andrej Tarkovskij

Stalker

Scheda:

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© CIDIF

Titolo originale:

Сталкер

Uscita Italia:

30 Gennaio 1981

Uscita USA:

20 Ottobre 1982

Regia:

Andrej Tarkovskij

Sceneggiatura:

Arkadij Strugackij, Boris Strugackij, Andrej Tarkovskij

Genere:

Fantascienza, Drammatico

REDAZIONE: ★9+

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Tre uomini si avventurano nella Zona, una misteriosa porzione di territorio dove, a seguito di un impatto con un oggetto extraterrestre, le leggi della fisica sembrano sovvertite.

In un tempo e in un luogo imprecisati, lo Stalker (Aleksandr Kajdanovskij) è una guida illegale capace di muoversi nella cosiddetta Zona, un territorio isolato e protetto dal segreto governativo. Qui, per cause ignote, pare che le leggi naturali siano sovvertite. Si dice vi sia caduto un meteorite, o un ordigno alieno. Guidati proprio da uno Stalker, uno scrittore (Anatolij Solonicyn) e un professore (Mykola Hrin’ko) decidono di avventurarsi nel luogo misterioso.

Superati dei posti di blocco militari, i tre attraversano la Zona, che dapprima si rivela apparentemente tranquilla ma inquietante. Vi trovano resti di spedizioni precedenti ed echi di catastrofe.

Si dice che nella Zona chiunque possa avere accesso ai propri desideri reconditi: lo scrittore vorrebbe ritrovare la propria ispirazione e il professore vincere il premio Nobel.

Lo Stalker invece non sembra attratto dai segreti del posto: anni prima il suo mentore, tale Porcospino, vi era acceduto per riportare il vita il fratello, morto nel Tritarcarne (il passaggio più pericoloso della Zona). Vi aveva però trovato una ricchezza tale da avergli fatto dimenticare dello scopo per cui era partito, e per il rimorso si era poi suicidato.

Successivamente emerge che il professore intende in realtà piazzare un ordigno nucleare all’interno della Zona, piano dal quale Stalker lo convince a desistere. I tre, incerti se proseguire verso il cuore della Zona o meno, si ritrovano alla fine nel bar dove si erano incontrati la prima volta. La guida si congeda e raggiunge moglie (Alisa Frejndlich) e figlia (Nataša Abramova), una bambina paralitica a causa degli effetti indotti dalla Zona. Nel finale, la bambina recita una poesia e, con la sola forza dello sguardo, sposta alcuni bicchieri presenti su un tavolo.

Recensione:

Il genere fantascientifico, sovvertendo i paradigmi scientifici e logici del nostro mondo fisico, si è spesso prestato a declinazioni fortemente filosofiche e riflessive. Lo prova il recente Arrival (2016) di Denis Villeneuve, così come la grande parabola antropocentrica di 2001: Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick. Proprio in relazione a quest’ultimo Andrej Tarkovskij ha sofferto in passato di una pessima distribuzione pubblicitaria in Italia, che descriveva il suo Solaris (1972) come risposta sovietica al capolavoro del Maestro. Ovviamente Tarkovskij difficilmente può essere incanalato in un confronto superficiale e condizionato: il suo cinema è tanto personale quanto radicato nella cultura russa, la stessa di Fëdor Dostoevskij. Il suo occhio cinematografico si getta su questioni esistenziali eterne, inserendole però solo apparentemente in parentesi della Storia. Se proprio si vuole azzardare un confronto con Kubrick (e sarebbe comunque indebito), si può giusto dire che entrambi hanno piegato le leggi della cinepresa a un discorso intellettuale elevato. Kubrick ne ha fatto del cinema totale, quasi wagneriano; Tarkovskij le ha dissolte nella lirica, nella mistica, nella sinfonia estetica.

Stalker, sceneggiato dallo stesso Tarkovskij con gli autori del romanzo di partenza Picnic sul ciglio della strada Arkadij e Boris Strugackij, è appunto una favola fantascientifica dai contenuti universali. La Zona, mai definita totalmente, può essere una metafora della vita stessa, insidiosa e sempre in divenire, carica ora di significati religiosi, ora soggettivi.

È qualcosa che sfugge al dominio dell’intelletto e della volontà e viene percorsa da uomini, ognuno a modo proprio, disperati e imprigionati.

Al centro di tutto vi è, come detto nel film, l’attrito fra animo e mondo esterno, che diventa desiderio. Il viaggio sta a significare ricerca esistenziale nello spazio e nella memoria, mentre sullo sfondo si agitano le ansie globali sulla militarizzazione del quotidiano, sui limiti della ricerca scientifica, sulla paura per quello Spazio aliene, al tempo del film, oggetto di una vera e propria competizione fra superpotenze. La scrittura scenica, composta da un alternarsi di fitti dialoghi e silenzi, è complessa e lenta ma mai ridondante.

La regia è prossima alla perfezione, con una lenta e minuziosa costruzione di quadri fotografici e un’alternanza di campi espressiva. Gli sguardi in macchina, frequenti e qui usati quasi fossero punti di sospensione in un testo scritto, rimandano ai limiti descrittivi del lignaggio stesso. Rimane visivamente impressionante la pulizia delle inquadrature contrapposte alle scenografie dimesse della città oltre la Zona. È però nel lirismo di quest’ultima che la perizia scenografia di Tarkovskij stesso raggiunge il suo apice. Descrivendo, appunto un mondo che rispecchia il suo cinema straniante: tanto impossibile quanto visibile, così alieno da risultarci prossimo.

La fotografia, a cura di Aleksandr Kniažinkij, quasi ironizza sull’espediente ormai storico de Il mago di Oz (1939) di Vittoria Fleming, che indicava la transizione fra due mondi con il cambio da bianco e nero a colore. Il seppiato delle scene terrestri è suggestivo e drammatico, mentre i colori tenui della Zona contribuiscono all’alone di suggestione e misticismo. Efficace e nuovamente espressionista infine la colonna sonora di Ėduard Nikolaevič Artem’ev, affiancata da una selezione di musica classica che annovera Maurice Ravel, Richard Wagner e Ludwig Van Beethoven.

Quella di Tarkovskij non è fantascienza spettacolare o mostrativa ma filosofica, riflessiva, umanistica. Autoriale, ma universale. In questo senso, davvero il suo modello narrativo è alternativo a tante altre produzioni. La sua portata, invece, è davvero incomparabile per l’unicità che rappresenta.

Pro:

  • Esempio di fantascienza dalla forte portata filosofica e riflessiva
  • Regia e visivo suggestivi ed espressivi
  • Ottima gestione della colonna sonora

Contro:

  • Opera esternamente complessa, erroneamente letta come alternativa alle produzioni anglosassoni

4 / 5. 1