Storie pazzesche

LOADING
Damián Szifrón

Storie pazzesche

Scheda:

storie_pazzesche_info

© Lucky Red

Titolo originale:

Relatos salvajes

Uscita Italia:

11 Dicembre 2014

Uscita USA:

20 Febbraio 2015

Regia:

Damián Szifrón

Sceneggiatura:

Damián Szifrón

Genere:

Grottesco, Commedia, Drammatico

VOTO: ★8

Cast:

Trama:

Sei storie distinte, che hanno in comune violenza, vendetta e umorismo macabro.

La trama si compone di sei episodi, legati dal tema della vendetta violenta. L’incipit avviene in un aereo in volo: casualmente, i passeggeri e il personale di volo scoprono di conoscere tutti tale Pasternak, cui ognuno di loro ha fatto un qualche torto. Si scopre che è proprio Pasternak alla guida del velivolo, destinato a schiantarsi, per ultimare la sua folle vendetta, sulla casa di riposo degli anziani genitori.

Il secondo episodio vede un usuraio vittima di una cameriera, che ha lasciato sul lastrico, e di una cuoca che si intromette nella vicenda. Il terzo ha per protagonisti due uomini al volante (Leonardo Sbaraglia e Walter Donado), rispettivamente, di una macchina di lusso e di una vettura vecchia e danneggiata. I due iniziano a litigare in una strada solitaria e a malmenarsi, fino a morire casualmente abbracciati provocando un’esplosione. Viene ipotizzato il delitto passionale.

“Il quarto episodio invece racconta di un ingegnere esperto di demolizioni (Ricardo Darìn) cui viene rimossa un’auto in divieto di sosta.”

Una banale multa si rivela il primo tassello di un domino che gli rovina la vita, quasi per effetto farfalla: egli progetta quindi un attentato al deposito delle auto rimosse. Lui viene arrestato, ma il popolo lo idolatra come eroe contro le vessazioni della burocrazia locale.

Ha a che fare con le automobili anche il quinto capitolo: il rampollo di una ricca famiglia si rende colpevole di un aver investito una donna incinta. Il padre (Mauricio Pereyra Hamilton), su suggerimento del proprio avvocato, cerca di proteggerlo dalle indagini, pagando il giardiniere affinché si costituisca al posto del figlio. Dopo vari equivoci, il giardiniere si offre per essere arrestato ma viene ucciso dal vedovo della donna investita. L’epilogo si svolge, infine, durante un matrimonio: la sposa scopre che il marito la tradisce e tenta il suicidio, per poi fare sesso con un cuoco passato di lì per caso. Il ricevimento si risolve in una rissa collettiva al termine della quale, davanti ai presenti, i due sposi si riconciliano facendo sesso sulla torta nuziale.

Recensione:

Relatos salvajes, titolo originale del film prodotto, fra gli altri, da Pedro Almodovar, rende meglio della traduzione italiana la tematica che lega i sei, surreali episodi. Selvagge, più che pazzesche, sono infatti le storie e i personaggi che ne sono protagonisti: il selvaggio è ciò che irrompe quando la civiltà, fatta di regole e convenzioni ma intrinsecamente violenta, cede il posto alla vera natura dell’essere umano. Che, insegna questo film, è lungi dall’essere categorizzabile come buona o cattiva.

Il primo grande pregio di Storie pazzesche è infatti l’irriducibile, dionisiaca, mancanza di moralismo: all’azione violenta più o meno accettata dagli schemi civili (una multa, una scappatella amorosa, una mazzetta) consegue una reazione altrettanto violenta, distruttiva solo apparentemente perché fuori dagli schemi. Il parallelismo con gli animali, presente nello stesso film, rimanda alla (travisata, ma efficace narrativamente) idea darwiniana di lotta per la sopravvivenza delle specie: un gioco dove non ci sono regole, ma solo un’esplosiva – letteralmente – inventiva. Ogni storia viene poi declinata in uno specifico scenario: tuttavia a fare da sfondo è sempre quell’Argentina irruenta e focosa, fatta di contraddizioni, strade desolate, disparità sociali e rivendicazioni politiche. La crisi economica di inizio millennio e la sua onda lunga in America Latina, così presenti tuttora nell’immaginario cinematografico e narrativo nazionale, si fanno sentire.

La struttura a episodi slegati, se da un lato espone il film al rischio di discontinuità, dall’altro consente un trattamento caleidoscopio dei microcosmi narrati. In aggiunta, il ritmo dei singoli racconti è compresso e risulta frenetico al punto giusto da arrivare sempre dritto al climax, dando allo spettatore la sensazione di venire letteralmente trascinato nella discesa nella follia: ogni episodio trae spunto, peraltro, da situazioni di vita assolutamente comuni o almeno verosimili, per poi ribaltarne le aspettative scontando, nelle vicende, quanti più paradossi possibili. La sceneggiatura del regista e montatore Damián Szifrón (El fondo del mar, 2003) ha il pregio di non perdere quasi mai il ritmo e il gusto dell’esagerazione. Il rischio ovviamente potrebbe essere quello di trascurare l’approfondimento psicologico dei personaggi: in realtà, tutti i protagonisti delle vicende individuali hanno caratteristiche, per quanto stilizzate, scopi e conflitti ben precisi.

“Lo storytelling è cinico senza mancare di empatia per alcuni personaggi, paradossale senza scadere nel demenziale. Per lo spettatore è così davvero possibile immedesimarsi nelle storie narrate e partecipare al gioco di fantasia che il film propone:”

una sorta di what if, cosa accadrebbe se dessimo libero sfogo ai nostri istinti più nascosti? Come si è detto in principio, la filosofia del film rispetto all’uomo non è pessimista o critica, semmai disincantata e liberatoria.

Non tutti gli episodi, ovviamente, viaggiano sullo stesso livello qualitativo. Il primo è perfetto nella sua brevità, esasperato e tragicomico, con un buon utilizzo del sonoro a trasmettere tensione: riesce a introdurre lo spettatore al tono generale del film. Il secondo, meno mordente, presenta però una regia e un utilizzo degli spazi, limitati, molto accurati. Il terzo è fine a se stesso, sicuramente il più debole, mentre il quarto, che presenta una sorta di fantozziano uomo qualunque che si trasforma in dinamitardo, è patetico e intuibile ma efficace. Il quinto ha un soggetto di partenza interessante e uno sviluppo prevedibile. L’ultimo invece chiude alla perfezione il film, evitando per una volta di risolversi in un bagno di sangue. Se quindi i singoli capitoli sono alterni, la struttura complessiva non solo non ne risente, ma è valorizzata.

La regia, a sua volta, è di ottimo livello: la capacità di sottolineare i passaggi più iperrealisti si alterna a un buon controllo dei pochi, ma pur presenti, momenti di quiete o di dramma. Molto buona anche la fotografia di Javier Juliá, in grado di dare i giusti toni e identità ai singoli racconti e che dà il suo meglio in quelli più cupi. A essere più trascurati, ma si tratta di particolari tecnici, il trucco in alcune scene (quella del matrimonio) e gli effetti speciali. I quali, risultando evidentemente finti soprattutto nelle esplosioni, fanno torto a uno dei pregi maggiori del film, cui prima si è accennato: il forte contrasto fra il realismo della situazione e le sue derive apparentemente inverosimili. Molto attinenti, invece, le musiche di Gustavo Alfredo Santaolalla, premio Oscar nel 2006 per I segreti di Brokeback Mountain e nel 2007 per Babel. Per finire, le interpretazioni sono sempre adeguate, in alcuni casi ottime: si segnala in particolare Ricardo Darín, volto noto del cinema argentino, nei panni di un cittadino medio che diventa rivoluzionario, ruolo comparabile a quello del Robin Hood improvvisato nel recentissimo Criminali come noi (2019) di Sebastián Borensztein.

Storie pazzesche non è, in definitiva, un film irrealistico: semmai è grottesco, nel senso che parte da dati oggettivi per esagerarne le derivazioni. Un buon esempio di narrazione per episodi e, soprattutto, un’opera veramente in grado di divertire e intrattenere senza mai perdere di vista la non-morale complessiva.

Pro:

  • Sceneggiatura ottima, frenetica e capace di sottolineare scopi e conflitti dei personaggi, divertendo con i paradossi senza mai indugiare in esagerazioni o inutili moralismi.
  • Livello tecnico complessivamente molto buono, soprattutto regia e fotografia.
  • Interpreti all’altezza, con qualche prova attoriale ottima.

Contro:

  • Struttura a brevi episodi del film che in realtà, per quanto esponga a numerosi rischi, consente un ritmo narrativo e una descrizione caleidoscopica ottimi.
  • Non sempre gli episodi si mantengono sullo stesso livello qualitativo.
  • Effetti speciali non troppo realistici, a discapito del forte legame di partenza con il realismo.

0 / 5. 0