The Neon Demon

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Nicolas Winding Refn

The Neon Demon

Scheda:

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© Italian International Film

Titolo originale:

The Neon Demon

Uscita Italia:

8 Giugno 2016

Uscita USA:

10 Giugno 2016

Regia:

Nicolas Winding Refn

Sceneggiatura:

Nicolas Winding Refn

Genere:

Horror, Thriller

VOTO: ★8.5

Cast:

Trama:

L’improvviso successo di una giovane e affascinante modella nello spietato mondo della moda di Los Angeles, fa di lei l’oggetto delle ossessioni di tre invidiose rivali.

La sedicenne Jesse (Elle Fanning) si trasferisce a Los Angeles nella speranza di diventare una modella. Conosce quindi la truccatrice Ruby (Jena Malone), che la presenta a Gigi (Bella Heathcote) e Sarah (Abbey Lee), due modelle più mature di lei, che si mostrano subito ostili nei suoi confronti, a causa della sua bellezza fresca e naturale.

Jesse frequenta Dean (Karl Glusman), un ragazzo semplice e affettuoso che l’ha fotografata appena arrivata in città, ma con il quale smette di parlare quando inizia ad avere un crescente successo lavorativo: Jesse inizia infatti a montarsi la testa quando attira l’attenzione di celebri fotografi e importanti stilisti, suscitando tuttavia l’invidia di Gigi e Sarah. Solo Ruby sembra essere dolce e protettiva verso di lei, tanto da lasciarle il suo numero in caso di necessità. Una sera Jesse rientra nel motel in cui alloggia e temendo di essere violentata da Hank (Keanu Reeves), il burbero gestore della struttura, si rivolge proprio a Ruby, che decide di ospitarla a casa sua.

Qui la truccatrice prova ad avere un rapporto sessuale con Jesse, che però la respinge bruscamente.

“L’indomani, Ruby, Gigi e Sarah uccidono Jesse, spingendola nella vasca vuota di una piscina; si cibano quindi del cadavere, idratando il loro corpo con il sangue fresco della vittima.”

Il giorno seguente, le due modelle si recano a lavoro, ma durante un servizio fotografico, Gigi realizza quanto fatto a Jesse e inizia a sentirsi male. Allontanatasi, vomita quindi un occhio di Jesse e si pugnala all’addome con un paio di forbici. Mentre Gigi muore, Sarah raccoglie il bulbo oculare rigurgitato, lo mangia e torna sul set.

Recensione:

Dopo il successo di Drive (2011) e l’ambiguo Solo Dio perdona (2013), il danese Nicolas Winding Refn torna alla regia con The Neon Demon, pellicola che ha spaccato in due la critica di Cannes 2016, venendo accolta da alcuni con fischi e da altri con una standing ovation. I motivi della divisione sono principalmente imputabili al controverso finale, probabilmente troppo cruento e difficile da digerire per spettatori dallo stomaco debole e più attenti alla morale che alla bellezza cinematografica.

Sì, perché The Neon Demon è un film bellissimo, nel senso strettamente letterale del termine. La pellicola può non piacere per molti motivi, ma la bellezza fotografica e la cura dell’estetica sono di un livello assoluto, oggettivamente difficile da contestare. Il sapiente utilizzo di luci al neon (richiamate non a caso anche dal titolo), combinato alle musiche e al sofisticato color grading in post-produzione (in cui i colori vengono saturati per aree, contrastando le zone scure con quelle colorate), crea un effetto quasi allucinogeno per lo spettatore. Ottima anche la regia, che anche mediante l’evidente ausilio della fotografia, propone con successo piani quasi grandangolari, in grado di dilatare il tempo e lo spazio. L’unico limite che vi si può ravvisare è forse quello di una certa leziosità di fondo, che tuttavia ben si sposa con la semantica del film.

La sceneggiatura è infatti fortemente incentrata sulla bellezza, intesa in ogni suo aspetto ontologico: essa viene considerata al contempo sia come virtù naturale, innata e da preservare, sia come vizio quasi capitale, essendo motivo di vanità (per chi la possiede) e di invidia (per chi invece ne è sprovvisto).

“Interessante la modalità con cui la bellezza viene a materializzarsi, divenendo una vera e propria pietanza per i predatori più affamati, che proliferano numerosi nello spietato mondo della moda di Los Angeles.”

A tal proposito, occorre far presente come la fame delle modelle viene argutamente richiamata dal felino che Jesse trova nella sua stanza, un vero e proprio monito concretizzatosi poi nel finale, in cui abbondano riferimenti scenografici che riconducono esplicitamente al mondo dei predatori (vedasi il lupo e il giaguaro).

Poco convincente invece la scrittura del personaggio di Jesse, la cui metamorfosi da ingenua ragazza di campagna a sfrontata modella piena di sé, risulta eccessivamente improvvisa e repentina. Paradossalmente, tenendo conto del finale, l’introspezione psicologica di Gigi e Sarah sembra addirittura maggiore di quella riservata alla protagonista. Ottima comunque l’interpretazione delle quattro attrici, su cui spicca inevitabile quella di Elle Fanning, perfetta nel vestire i panni della ragazza magnetica, attorno alla quale ruota tutta la storia.

Un ultimo appunto è riservato al montaggio. Se quello visivo risulta di altissimo livello, specie in alcune sequenze (su tutte quella dedicata alla scena di necrofilia, tanto macabra quanto sensuale), lo stesso non può dirsi di quello sonoro. Da un punto di vista strettamente tecnico quest’ultimo risulta gravemente insufficiente; infatti, mentre l’audio di dialoghi e ambiente risulta molto basso, quello delle musiche (sia diegetiche che extradiegetiche) risulta invece estremamente alto creando una gamma dinamica estremamente artificiale (vedi immagine, mix mono). È lapalissiano che la scelta sia voluta, per accentuare il contrasto tra momenti psichedelici ed altri più tranquilli, ma occorre far presente che questo effetto non dovrebbe essere ottenuto mediante la sola gamma, ma attraverso una maggiore intelligenza nell’uso degli ambienti, degli effetti e delle musiche. In ogni caso, la scelta può risultare accettabile se si considera la connessione tra la gamma dinamica e la semantica della pellicola.

In definitiva, The Neon Demon è un film ostico, probabilmente non fruibile a tutti, ma tecnicamente ineccepibile. Al di là del messaggio di fondo, che può essere non condiviso e che può apparire gonfiato da un simbolismo estremo, la sua bellezza (tema peraltro cardine del film, che in tal senso può dirsi metacinematografico) è assoluta.

Pro:

  • Magnifica cura dell’estetica, con una fotografia al neon perfetta.
  • Simbolismo sfrontato e funzionale alla semantica.
  • Interpretazione magnetica di Elle Fanning e del resto del cast.

Contro:

  • Tecnica superba, sebbene a tratti leziosa.
  • Evoluzione del personaggio di Jesse improvvisa.

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