The Nest (Il Nido)



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Roberto De Feo

The Nest (Il Nido)

Scheda:

the_nest

© Vision Distribution

Titolo originale:

The Nest

Uscita Italia:

14 Agosto 2019

Uscita USA:

n.d.

Regia:

Roberto De Feo

Sceneggiatura:

Margherita Ferri, Roberto De Feo

Genere:

Horror, Mystery

VOTO: ★7.5

Cast:

Trama:

Un ragazzino paralitico, orfano di padre, vive segregato in una fatiscente villa isolata dal mondo. I misteriosi piani che la madre ha in mente per lui saranno sconvolti dall’arrivo di una giovane ospite inattesa.

Samuel (Justin Korovkin) è il giovanissimo figlio unico di quella che all’apparenza sembra una decadente famiglia di possidenti terrieri. È costretto in sedia a rotelle da quando, appena nato, il padre tentò di fuggire con lui dalla villa in circostanze non chiarite, finendo fuori strada e morendo. Samuel non ha mai visto nulla al di fuori di Villa dei Laghi, l’ampia residenza nella quale passa le giornate fra pianoforte e lezioni private della morbosa madre Elena (Francesca Cavallin), che sembra iniettargli continue paranoie sui pericoli del mondo esterno. Poche le persone che popolano la solitaria vita di Samuel: ora gli aristocratici parenti, ora la silenziosa servitù, fra cui spicca il severo medico di famiglia Christian (Maurizio Lombardi), particolarmente legato alla padrona di casa, e l’amichevole tuttofare Filippo (Fabrizio Odetto). Appare chiaro che Samuel è tenuto all’oscuro di un terribile segreto, ma il suo isolamento gli impedisce anche solo di porsi domande.

“A cambiare le sorti del giovane sopraggiunge Denise, figlia di un amico di famiglia morto di una causa violenta quanto sconosciuta: ospitata come cameriera presso Villa dei Laghi, la giovane e spigliata ragazza riesce man mano ad aggirare le severe regole imposte da Elena e ad avvicinarsi a Samuel.”

Questi, a stretto contatto con lei, sviluppa un’inedita curiosità per il mondo esterno, una forte voglia di uscire dai confini della propria prigione e un vero e proprio affetto per la giovane compagna. A nulla serve tuttavia la complicità paterna di Filippo nell’incoraggiare gli incontri fra i due: Denise, prima allontanata, viene poi sottoposta a degli interventi al limite della tortura da Christian, volti a renderla muta e inerme, quindi compagna ideale di Samuel secondo la madre.

Lo scopo è sempre tenere il giovane lontano dall’esterno e dagli inganni che circondando la sua vita: uno fra i tanti, il fatto che la sua paraplegia è mantenuta da un siero iniettatogli periodicamente da Christian, col beneplacito della madre. Finalmente, grazie alla ribellione di Filippo che spara a Christian e poi si uccide, Samuel e Denise riescono a fuggire in macchina dalla villa. In tale occasione Io ragazzo capisce però perché la propria madre lo voleva segregato: il mondo al di fuori della residenza è diventato un mondo inospitale, abitato da esseri umani tramutatisi in zombie feroci, e l’unica chance per sopravvivere è lottare.

Recensione:

Nell’ultimo anno si sta assistendo a una rivalutazione in chiave autoriale del genere horror: oltre a Noi (Jordan Peele), è opportuno citare il recentissimo Midsommar – Il Villaggio dei Dannati (Ari Aster), che declina, come curiosamente in The nest, la tematica della famiglia e il suo ambiguo valore di luogo protettivo/carcere. È infatti il nucleo familiare, concretizzato nell’architettura della villa, il nido cui il titolo fa riferimento.

Se all’inizio il riferimento concettuale sembra essere quello anti-borghese alla Luis Buñuel, per cui il fascino discreto e decadente della classe dirigente nasconde inquietudini ed efferatezze, il film vira poi decisamente verso il modello del romanzo di formazione atipico: succube di una madre-Medea e della propria costrizione fisica, oltre che ambientale, il giovane protagonista conosce in Denise l’Altro da sé, che gli consente di affacciarsi a un mondo sconosciuto. Mondo, e qui subentra il terzo filone tematico, assolutamente ostile e mostruoso:

“la paura di ciò che sta al di là delle mura, oltre che efficace colpo di scena che ribalta il ruolo della madre e della stessa villa, può rappresentare sia la difficoltà che l’individuo incontra nel processo di crescita, sia una più attuale riflessione sulla paura del diverso o sugli effetti distopici di una possibile catastrofe ecologica.”

Impossibile non pensare al padrino di tutta la cinematografia a tema zombie, La notte dei morti viventi (1968) di George A. Romero: qui come in The nest, infatti, si ritrova la contrapposizione fra esterno ed interno, e le reazioni dell’uomo di fronte al pericolo. La causa dell’epidemia che ha colpito il pianeta non viene spiegata, a interessare sono le dinamiche di sopravvivenza sviluppatesi a seguito della catastrofe.

Ultima nota di contesto, il film è saltato agli onori della cronaca in quanto horror di produzione italiana: un genere spesso a torto poco associato alla cinematografia del nostro paese, che però ha avuto in passato i propri Dario Argento (Suspiria, 1972) e Pupi Avati (di cui è prossima l’uscita de Il Signor Diavolo nelle sale). En passant, si ricordi che uno dei più recenti horror d’autore, quel controverso Suspiria prodotto da Amazon, rechi la firma dell’italiano Luca Guadagnino.

L’esordiente regista Roberto de Feo, anche autore di soggetto e sceneggiatura assieme a Margherita Ferri e Roberto Besana, propone al pubblico un film che definire semplicemente horror è riduttivo: la scrittura dà il proprio meglio infatti soprattutto nella prima parte, quando più che l’orrore e l’inspiegabile regnano la suspense e le tensioni fra i desideri dei personaggi. Il tutto si gioca sul filo di un’ambiguità di caratteri e intenti che, una volta disvelati, perdono leggermente di efficacia senza però inficiare quello che resta un piccolo gioiello per questa stagione cinematografica estiva.

La regia segue lo storytelling nei tempi dilatati e nella costruzione delle dinamiche psicologiche, godendo con eleganza della magnifica quanto lugubre location di Villa dei Laghi in Piemonte. Vi sono tuttavia alcune sequenze che rompono la sobrietà complessiva: le distorsioni spaziali e focali della scena del compleanno di Samuel, particolarmente d’impatto; l’incubo anticipatore di Denise e i grandangoli che seguono Samuel nelle stanze della residenza, forse a volte forzati; la surreale scena dell’elettroshock accompagnata da musica classica, un piccolo e sadico esercizio di stile che guarda allo Stanley Kubrick di Arancia meccanica (1971) e consente un attimo di follia all’altrimenti agghiacciante interpretazione di Maurizio Lombardi.

Gli attori sono infatti un altro punto di forza del film. Supportati da una sceneggiatura, come si è detto, attenta alle sfumature interiori, gli interpreti sembrano scelti con oculatezza. In particolare, oltre a Lombardi, si segnala Francesca Cavallin che sa rendere la straziante vicenda e i dilemmi della madre, figura che opprime il figlio ma lo fa come disperato tentativo di proteggerlo.

La storia della psichiatria ha scritto intere pagine che potrebbero fungere da interpretazione, noi ci limitiamo ad affermare che, proprio in un periodo felice per il genere horror, è notevole la capacità di saper trattare in maniera efficace tematiche non certo nuove.

Pro:

  • Regia che sa seguire la sceneggiatura nella costruzione dei personaggi e delle dinamiche interne.
  • Inquietudine e ambiguità ben interpretate dal cast.
  • Location ottimale per un horror dalla complessa stratificazione di significati.

Contro:

  • Qualche forzatura registica, a fronte di una pulizia notevole nella maggior parte del girato.
  • La sceneggiatura risulta più forte nella prima metà del film, in virtù proprio dei misteri che vengono poi sciolti.

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