The VVitch



ADBlock Rilevato


Siamo un piccolo team e lavoriamo sodo per garantire la massima qualità delle nostre recensioni. L'unica nostra fonte di guadagno sono le inserzioni inserite saltuariamente e discretamente all'interno degli articoli. Pertanto non è possibile visitare il sito con un AdBlock attivo.

Grazie per la vostra comprensione, Unpolitical Reviews.

Ho disattivato l'AdBlock
LOADING
Robert Eggers

The vvitch

Scheda:

the_witch_info

© Universal Pictures

Titolo originale:

The VVitch: A New-England Folktale

Uscita Italia:

18 Agosto 2016

Uscita USA:

19 Febbraio 2016

Regia:

Robert Eggers

Sceneggiatura:

Robert Eggers

Genere:

Horror

VOTO: ★7+

Cast:

Trama:

Una famiglia in esilio nel New England rinascimentale viene a contatto con fenomeni soprannaturali: qualcosa di sinistro li tiene in agguato.

New England, prima metà del Seicento. William (Ralph Ineson), puritano padre di cinque figli, viene allontanato, assieme alla moglie Katherine (Kate Dickie), dalla sua colonia per l’estremismo religioso. I sette si stabiliscono in una fattoria presso un bosco, per vivere di agricoltura e allevamento. Un giorno però Samuel (Athan e Axtun Dube), il figlio neonato, scompare misteriosamente. La sorella Thomasin (Anya Taylor Joy), responsabile del piccolo, viene guardata con sospetto, ma i conflitti finiscono per pervadere l’intero complesso dei rapporti familiari. I gemelli più piccoli (Ellie Grainger e Lucas Dawson) sono in conflitto con la sorella maggiore, mentre il figlio mediano Caleb (Harvey Screamshaw) è attratto da Thomasin ma si reprime. William è sempre più cupo, la moglie prossima ad impazzire.

Un giorno, Caleb e Thomasin vanno a cavallo nel bosco, scorgono una lepre e la inseguono. Rimasta indietro, Thomasin viene disarcionata dal cavallo imbizzarritosi senza motivo e sviene. Riesce tuttavia a tornare a casa. Intanto Caleb rinviene il corpo squartato del proprio cane e successivamente una casa apparentemente abbandonata fra gli alberi: ne esce una donna vestita di rosso (Sarah Stephens) che lo bacia: accarezzandolo con una mano grinzosa, dimostra di avere più anni di quanto appaia. Altri segnali che qualcosa di misterioso si nasconde nella natura, sono lo strano comportamento degli animali, la capra che produce sangue invece che latte e i due gemelli che affermano di sentire parlare il caprone, Black Phillip.

Le tensioni, esasperate dal senso di religioso castigo che William infligge ai familiari, aumentano fino all’insorgere dell’epilessia di Caleb: la quale lo porta a fughe, deliri e infine alla morte.

“Thomasin viene accusata dai gemelli di essere in combutta con il Diavolo, incarnatosi in Black Phillip. William, stremato, rinchiude per punizione i figli rimasti nella stalla con il caprone.”

Nottetempo, i ragazzi scorgono una vecchia (Bathsheba Garnett) abbeverarsi alle mammelle sanguinolente della capra, mentre a Katherine appaiono Samuel e Caleb che la convincono a vendersi al demonio. Katherine tenta di allattare Samuel, che si rivela essere un corvo e le becca il seno, ferendola. Il mattino dopo la stalla è distrutta, Thomasin svenuta, le capre sventrate e i gemelli scomparsi. Il caprone, infine, incorna William e lo uccide. Thomasin viene aggredita da Katherine, impazzita, e per difendersi la uccide con una roncola. Rimasta sola, si rivolge a Black Phillip, che parla con la voce del Diavolo (Whahab Chaudhry), e firma un contratto con lui, allettata dalle sue promesse. Nuda e miscredente, la ragazza raggiunge quindi un sabba di streghe che volteggiano attorno al fuoco: Thomasin viene trasportata a sua volta in aria e inizia a danzare in preda a mistiche euforie.

Recensione:

Esordio al lungometraggio per Robert Eggers, di cui si attende ancora l’uscita in Italia di The lighthouse (2019). Con quest’ultimo, The vvitch condivide le atmosfere claustrofobiche, il ricorso a cast e location ridotti all’osso e l’estrema cura autoriale delle ambientazioni. The vvitch si inserisce, a modo proprio, in quella sorta di new wave del genere horror che quest’anno ha visto in sala titoli più che interessanti come Noi di Jordan Peele e Midsommar – Il villaggio dei dannati di Ari Aster. Caratteristiche di questa ondata sono l’approccio più profondo che sensazionalistico alla materia, la forte impronta personale dell’autore il riferimento più o meno esplicito a tematiche attuali e il rifiuto di jump-scare e altri escamotage troppo stereotipati.

Nel film in questione, l’aspetto sicuramente più riuscito è quello visivo. La meravigliosa fotografia di Jarin Blaschke (Credo negli unicorni, 2014) riesce a sfruttare sia gli angusti interni che gli altrettanti tetri esterni. La luce naturale, i paesaggi innevati e le scenografie storicamente accurate di Craig Lathrop e Mary Kirkland ricreano, per colori e composizione, i quadri fiamminghi di ambientazione rurale. Eccellenti anche i costumi di Linda Muir, che assieme a quanto sopra contribuiscono a ricreare con perfezione filologica e fedeltà le ambientazioni d’epoca.

Venendo al ruolo di Eggers, la regia è altrettanto efficace.

“Una mano forse acerba ma già sicura di sé, consapevole dei propri modelli, dirige la macchina da presa con maestria, alternando stasi e dinamismo”

(le riprese delle lotte con i caproni, particolarmente difficoltose a girarsi, sortiscono l’effetto desiderato).

Il soggetto, a sua volta, è potenzialmente interessante: partire da documenti autentici dell’epoca non per raccontare un effettivo caso di possessione o stregoneria, ma per studiare gli effetti delle ristrettezze sociali, mentali e religiose sulla psiche e la convivenza. La sceneggiatura doveva invece rispondere a un intento più rischioso: creare uno sviluppo efficace a partire da pochi, ma incisivi elementi di contesto. Purtroppo, l’impressione è che il contesto ci sia, la storia no. La perfezione dei quadri è a scapito di un effettivo sviluppo, in lunghezza e profondità delle vicende: se in alcune situazioni il non detto è funzionale (nell’assenza di dialoghi, nei pensieri mai dichiarati dei personaggi), per la maggior parte del film inficia, più che la chiarezza, il risultato stesso. Nell’estrema sintesi, talora lacunosa, dell’opera non si ha tempo di empatizzare con i personaggi, né di raggiungere un vero e proprio climax: l’inquietudine all’inizio è presente e si fa percepire dallo spettatore, ma non segue poi una vera evoluzione. La scelta di non mostrare le streghe e il Diavolo se non per pochi accenni poteva essere ottima, e in buona parte lo risulta: perché allora inserirli negli ultimi cinque minuti di film, con tanto di voice over del demonio?

Il simbolismo degli elementi di trama (gli animali in particolare) non è certo originale, ma risulta efficace soprattutto visivamente; interessanti anche i richiami alle fiabe mitteleuropee (il cappuccio rosso della prima strega). Le interpretazioni, per quanto limitate anche dalle caratteristiche di sceneggiatura, risultano inadeguate.

The vvitch condivide ciò che secondo Sigmund Freud ha un moncherino: è inquietante e perturbante proprio per tutto ciò che manca. Potremmo anzi dire: The vvitch è un horror efficace ma si sentono delle mancanze, forse troppe. La speranza è che Eggers riesca a portare avanti il proprio stile, perfezionandolo: senza dubbio, di quella che sopra abbiamo definito new wave dell’orrore, il giovane regista potrebbe avere un ruolo, in futuro, ancora più presente./p>

Pro:

  • Ottima fotografia al naturale, con citazioni pittoriche e realismo.
  • Costumi e scenografie accurate e storicamente ineccepibili.
  • Regia e soggetto, nell’intento di studiare le fonti originali, molto apprezzabili.

Contro:

  • La sceneggiatura risulta lacunosa e incerta in più punti: troppe mancanze e non detti sono a scapito degli intenti del film.

0 / 5. 0